Libia: rimpatriati 142 migranti illegali in Guinea

Pubblicato il 28 dicembre 2017 alle 9:41 in Immigrazione Libia

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Le autorità di Tripoli hanno rimpatriato 142 migranti illegali in Guinea, mercoledì 26 dicembre, con l’aiuto dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM).

Secondo quanto riferito da Reuters, il numero dei rifugiati costretti nei centri di detenzione libici è aumentato da quando i gruppi armati hanno sospeso le partenze dei barconi verso l’Italia da Sabratha, nell’est del Paese, nel corso dei mesi scorsi. La città libica, in passato sotto il controllo dei terroristi, è stata liberata il 6 ottobre dalle forze dell’organizzazione Operation Room, parte dell’esercito libico. In seguito, le autorità di Tripoli hanno preso il controllo di alcuni centri di detenzione non ufficiali, prima gestiti dai trafficanti di esseri umani, nei quali sono stati contati circa 6000 rifugiati e migranti in condizioni precarie.

Le procedure di rimpatrio e di ricollocamento dei migranti presenti in Libia sono state avviate in seguito alla pubblicazione, il 14 novembre, di un video da parte della CNN in cui venivano mostrati rifugiati africani venduti all’asta come schiavi. Ciò ha provocato l’indignazione delll’Onu, il quale ha accusato i governi europei di complicità con le autorità libiche per i trattamenti disumani subiti dai migranti. Il 29 e 30 novembre, durante il summit dell’Unione Europea e dell’Unione Africana a Abidjan, in Costa d’Avorio, la Libia ha raggiunto un accordo con i leader europei e africani per effettuare rimpatri di emergenza dei rifugiati e dei migranti che hanno subito violenze e abusi all’interno dei centri di detenzione libici. Durante il summit, Serraj, aveva affermato che soltanto il 4% dei migranti presenti in Libia, pari a circa 22,000, era costretto nei centri di detenzione, mentre il restante era in fase di integrazione nel mercato del lavoro locale. Le stime del premier libico, tuttavia, sono nettamente minori rispetto a quelle effettuate dell’IOM, secondo cui, alla fine di novembre, erano tra i 400,000 e i 700,000 i migranti che vivevano in condizioni disumane in Libia.

Il 29 novembre, la Nigeria ha riferito di aver avviato il rimpatrio dei propri cittadini presenti in Libia a casa; successivamente, il 6 dicembre, il Marocco ha annunciato che avrebbe messo a disposizione alcuni aerei per effettuare il rimpatrio nei Paesi africani di 3,800 migranti. L’8 dicembre, il governo dell’Etiopia ha reso noto di aver avviato le procedure di rimpatrio per i migranti etiopi che si trovano nei centri di detenzione libici. E ancora, il 12 dicembre, l’IOM, insieme al governo del Niger, ha iniziato le procedure di rimpatrio per i quasi 4,000 migranti che si sono registrati per il rientro volontario, presso l’ambasciata nigerina in Libia. Le autorità nigerine, sostenute dall’Onu, avevano effettuato la prima operazione di evacuazione dalla Libia l’11 novembre 2017, trasferendo in territorio nigerino un gruppo di migranti formato da 15 donne, 6 uomini e 4 bambini di origini eritree, etiopi e sudanesi. Infine, l’Italia, il 22 dicembre, ha inaugurato il primo corridoio umanitario con la Libia, accogliendo 162 migranti che precedentemente erano detenuti nei centri libici.

La UN Refugee Agency prevede di far evacuare dalla Libia tra i 5,000 e gli 8,000 rifugiati nel 2018.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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