L’Afghanistan e il terrorismo

Pubblicato il 28 dicembre 2017 alle 10:20 in Afghanistan Approfondimenti

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Da decenni, l’Afghanistan è caratterizzato da una profonda instabilità politica. In seguito al crollo del regime sovietico, i talebani si sono affermati come gruppo dominante e, alla fine di una sanguinosa guerra civile tra diversi gruppi locali, hanno governato gran parte dell’Afghanistan dal 1996. Dopo essere stati abbattuti dagli americani, in seguito all’invasione del 2001 e all’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere un gruppo insurrezionale che compie numerose offensive per destabilizzare il Paese e riprendere il controllo del governo. 16 anni di invasione e più di 100 miliardi di dollari spesi sono riusciti ad evitare un secondo attacco simile a quello delle Torri Gemelle, senza tuttavia essere stati capaci di porre fine all’instabilità del Paese, che continua a subire la furia dei talebani.

L’ultimo attacco dei talebani è avvenuto il 22 dicembre nella provincia di kandahar, dove un attacco suicida ha causato la morte di 3 persone e il ferimento di altre 4. Secondo quanto riferito dal corrispondente del New York Times in Afghanistan, Mujib Mashal, nel corso del 2017, i talebani hanno adottato una nuova tattica che si sta rilevando sempre più mortale. Negli ultimi mesi, i militanti si sono serviti di veicoli militari blindati e di uniformi rubate alle forze di sicurezza afghane, con cui riescono a passare inosservati e a colpire aree sensibili. Le dinamiche degli attacchi sono molto simili. I talebani fanno saltare in aria una o più autobombe all’entrata delle basi militari, per poi penetrarvi al suo interno e iniziare scontri a fuoco con gli ufficiali dell’esercito. Alla luce di ciò, gli analisti temono che questa nuova tattica possa rivelarsi particolarmente pericolosa.

I talebani, tuttavia, non sono l’unica preoccupazione dell’esercito di Kabul e statunitense, poiché, dal 2015, l’Afghanistan è minacciato anche dalle attività della Khorasan Province, la branca dell’ISIS attiva nell’area, che compie attacchi sistematici contro le comunità locali sciite. L’ultima azione terroristica rivendicata dai jihadisti della Khorasan Province risale al 25 dicembre, quando un kamikaze si è fatto esplodere nei pressi dell’agenzia di intelligence nazionale a Kabul, uccidendo 6 civili e ferendo altre 3 persone. La settimana precedente, i militanti fedeli all’ISIS avevano fatto irruzione in una struttura di addestramento dell’agenzia di intelligence afghana a Kabul. Secondo quanto riferito da al-Jazeera in lingua inglese, dallo scorso maggio a ora, sono morti almeno 6 giornalisti nel corso di attacchi contro stazioni radio e televisive nella città di Jalalabad, nei territori orientali dell’Afghanistan. Il 2016 è stato l’anno in cui è stato ucciso il maggior numero di reporter locali, pari a 13.

Il 21 agosto 2017, il presidente americano Donald Trump ha annunciato la nuova strategia americana in Afghanistan, il cui obiettivo è quello di eliminare definitivamente la minaccia terroristica dalla regione, al fine di stabilizzare il Paese asiatico. A tal fine, il 31 agosto 2017, il segretario della Difesa americano, James Mattis, ha ordinato l’invio di 4,000 ulteriori soldati statunitensi nel Paese asiatico, portando il numero delle truppe USA in Afghanistan a 15,000. Trump si è altresì rivolto al Pakistan, chiedendo alle autorità di Islamabad di impegnarsi maggiormente nella lotta contro i terroristi, e ha intensificato i bombardamenti per mezzo di droni contro le aree più remote dell’Afghanistan, al fine di colpire i terroristi. In linea con tale strategia, il 24 ottobre 2017, la CIA ha annunciato l’aumento delle proprie operazioni segrete in Afghanistan contro i talebani, inviando piccole squadre di ufficiali altamente specializzati ad affiancare le forze di sicurezza locali nella caccia ai talebani. Dal momento l’esercito afghano è principalmente occupato nella lotta contro i talebani e i militanti dell’ISIS, anche la CIA si concentrerà sul contrasto di questo tipo di minacce. Allo stesso modo, in occasione del meeting dei ministri della Difesa della NATO, l’8 e il 9 novembre 2017 a Bruxelles, la NATO ha annunciato l’aumento delle proprie truppe da 13,000 a 16,000. Il segretario dell’alleanza atlantica, Jens Stoltenberg, ha specificato che le truppe non parteciperanno a missioni di combattimento, le quali sono state sospese nel 2014, ma saranno impegnate puramente per addestrare i soldati di Kabul.

Per quanto riguarda l’anno statistico 2016, il Country Report on Terrorism del governo americano rende noto che l’Afghanistan è stato il secondo Paese del mondo per numero di attentati terroristici, con un totale di 1,340 attacchi che hanno causato la morte di 4,561 persone. Al primo posto, invece, c’è stato l’Iraq, con un totale di 2965 attacchi e 2417 vittime. Secondo quanto riferito dal documento, tutto il 2016 è stato caratterizzati da continui scontri tra le forze di sicurezza e i talebani, i quali hanno perso e ricatturato diverse porzioni di territorio, sparse in tutto il Paese. Nello specifico, i combattenti sono riusciti a mantenere più facilmente il controllo di aree rurali, poco popolate, creando un ambiente di perenne insicurezza. Nonostante le continue offensive, tuttavia, i talebani sono stati incapaci di conquistare e mantenere completamente le province di Farah, Helmand, Kunduz e Uruzgan. Grazie alla cooperazione con l’Haqqani Network, i talebani hano aumentato il numero degli attacchi contro le forze di sicurezza locali e straniere. L’Haqqani Network è un’organizzazione militante islamista sunnita fondata negli anni ‘80 da Jalaluddin Haqqan. Ancora oggi, opera nella base pachistana del Waziristan del Nord, da dove conduce operazioni transfrontaliere in Afghanistan orientale e a Kabul.

In merito alla legislazione antiterrorismo afghana, l’ufficio del procuratore generale di Kabul conduce indagini e perseguisse le violazioni della legge. In Afghanistan l’appartenenza ad un’organizzazione terroristica e il compimento di azioni terroristiche contro lo stato, insieme ai rapimenti e agli assassinii è considerato un reato. L’unica corte antiterrorismo presente nel Paese asiatico è il Justice Center in Parwan (JCIP), localizzato presso il Bagram Airfield. Tra i processi effettuati nel 2016 si ricorda:

  • Quello dell’8 agosto, in cui Fazal Ribi, accusato di aver finanziato e supportato sia l’Haqqani Network, sia i talebani, è stato condannato a 10 anni di isolamento;
  • Quello del 9 maggio, in cui Shaiuqullah, accusato di far parte di un gruppo terroristico, è stato condannato a tre anni di carcere;
  • Quello del 29 agosto, in cui Anas Haqqani, incarcerato dal 2014, è stato condannato a morte per aver effettuato attività di reclutamento e per aver finanziato il Network Haqqani.

Le autorità afghane hanno continuato a riscontrare per tutto il corso dell’anno passato, una grande difficoltà nel controllar ei confini del Paese, soprattutto quelli con il Pakistan, poiché l’attività della polizia di confine afghana è inadeguata e insufficiente ad effettuare controlli efficaci. Confinando per 2500 km, il territorio di frontiera tra i due Paesi, per lo più montuoso e poco controllato, permette ai gruppi terroristici di operare indisturbati.

In materia di contrasto al finanziamento del terrorismo, l’Afghanistan è un membro dell’Asia/Pacific Group on Money Laundering e della Financial Action Task Force (FATF), nonostante il Paese asiatico presenti “evidenti deficit strategici”. In particolare, l’incapacità di instaurare una cooperazione efficiente tra le agenzie governative ha danneggiato le indagini sulle attività terroristiche in Afghanistan. Di conseguenza, nel corso del 2016, la FATF ha esortato le autorità di Kabul a migliorare la collaborazione interna e la legislazione antiterrorismo per meglio identificare, tracciare e congelare i contri bancari legati ai terroristi. L’unità di intelligence finanziaria afghana, membro dell’Egmont Group of Financial Intelligence Units, considera il finanziamento del terrorismo un crimine. Inoltre, la legge finanziaria antiterrorista afghana considerale organizzazioni no-profit come persone legali e, di conseguenza, richiede che rendano note tutte le proprie transazioni.

Nell’ambito del contrasto all’estremismo violento, da quando ha iniziato il proprio mandato presidenziale il 21 settembre 2014, Ashraf Ghani si è impegnato molto per limitare la diffusione di tale fenomeno nel Paese, chiedendo all’Ulema Council, il consiglio degli studiosi e delle autorità islamiche dell’Afghanistan, di condannare tutti gli attacchi terroristici commessi dai talebani, richiamando invece alla pace. Dal 2015, l’Afghan Office of the National Security Council (ONSC), grazie a donazioni internazionali, sta sviluppando una strategia anti-estremismo violento.

Infine, in termini di cooperazione regionale e internazionale, il governo di Kabul detiene lo status di osservatore in molte organizzazioni di sicurezza, come lo Shangai Cooperation Organization e il Collective Secutiry Treaty Organization. L’Afghanistan è stato il 66esimo membro ad entrare coalizione internazionale a guida americana che combatte contro l’ISIS che, ad oggi, conta 74 componenti.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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