Corea del Sud e Giappone: nuove tensioni sulle Donne di Conforto

Pubblicato il 28 dicembre 2017 alle 21:04 in Asia Corea del Sud

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L’accordo del 2015 tra Corea del Sud e Giappone sulle “donne di conforto” (comfort women) non risponde sufficientemente alle richieste di risarcimento delle vittime e contiene sezioni “nascoste”, secondo quanto emerso dalle indagini condotte dalla Corea del Sud. Queste rivelazioni possono condurre a nuove tensioni tra i due Paesi dell’Estremo Oriente, mentre entrambi sono impegnati nel fermare il programma nucleare e missilistico della Corea del Nord.

Il Ministro degli Esteri della Corea del Sud, Kang Kyung-wha, si è scusata per l’accordo controverso raggiunto dal suo Paese con il Giappone, nel 2015, dal momento che il gruppo di lavoro da lei stessa organizzato ha svelato i risultati della sua indagine sui negoziati che hanno condotto all’accordo sulle donne di conforto, in un rapporto di 31 pagine. “Donne di conforto” è l’espressione con cui vengono indicate le donne – per la maggior parte sudcoreane – che sono state costrette a lavorare come prostitute nei bordelli riservati ai soldati dell’esercito giapponese prima e durante la Seconda Guerra Mondiale.

“Mi scuso perché ferirò i cuori delle vittime, delle loro famiglie, della società civile che le sostiene e di tutte le altre persone coinvolte dicendo che l’accordo non riflette a sufficienza un approccio orientato sulle vittime, che è lo standard universale per risolvere le questioni inerenti ai diritti umani”, ha dichiarato il Ministro durante una conferenza stampa del 27 dicembre.

I risultati dell’indagine mostrano che l’accordo non può essere considerato risolutivo della questione perché le richieste delle vittime di ottenere una risarcimento legale non sono state soddisfatte. Inoltre, secondo quanto riportato dal tabloid per la politica estera del Partito Comunista Cinese, Huanqiu, il rapporto del gruppo di lavoro sudcoreano mette in luce la presenza di contenuti “nascosti” dell’accordo che non vennero resi noti all’opinione pubblica dal precedente governo sudcoreano. Questi contenuti avrebbero previsto, in cambio delle scuse ufficiali del Giappone e dello stanziamento di un fondo monetario per le vittime, l’impegno del governo della Corea del Sud a convincere i gruppi civili a sostegno delle donne di conforto ad accettare l’accordo, a non costruire o sostenere la costruzione di statue o monumenti alla memoria delle stesse. Secondo le sezioni mantenute segrete dell’accordo, Seoul si impegnava anche a non utilizzare più il termine “schiave sessuali” per riferirsi alle donne di conforto e a trovare un piano per rimuovere le statue esistenti nei pressi delle Ambasciate e dei Consolati coreani all’estero.

L’accordo, siglato nel 2015 dal Primo Ministro del Giappone, Shinzo Abe, e l’allora presidente della Corea del Sud, Park Geun-hye, ha previsto le scuse ufficiali del Giappone alle ex-donne di conforto sudcoreane e lo stanziamento di un fondo da 1 miliardo di yen (8,8 milioni di dollari) per aiutarle. 

L’accordo doveva essere lo strumento per “risolvere in modo irreversibile” la questione delle donne di conforto, tuttavia quando è stato siglato non ha ottenuto il consenso dell’opinione pubblica in nessuno dei due Paesi. In Giappone, gli oppositori del Primo Ministro hanno dichiarato l’accordo e le scuse inutili. In Corea del Sud, l’opinione pubblica ha ritenuto che la presidente Park avesse venduto la dignità delle donne vittime per ottenere in cambio vantaggi geopolitici di breve durata. L’attuale Ministro degli Esteri della Corea del Sud ha accusato il precedente governo di aver siglato l’accordo con il governo del Giappone senza comunicare con le vittime e le loro famiglie, commettendo un errore imperdonabile. La questione delle donne di conforto e i crimini commessi contro di loro dall’esercito giapponese sono stati una ferita aperta che ha messo in ombra i rapporti nippo-coreani per 50 anni.

L’attuale presidente della Corea del Sud, Moon Jae-in, – entrato in carica in seguito alle elezioni anticipate del 9 maggio 2017 – ha dichiarato di non aver intenzione di accettare l’accordo del 2015 e chiesto alla diplomazia di avviare un’indagine in merito alla legittimità dello stesso accordo.

Di fronte alle dichiarazioni del Ministero degli Esteri di Seoul, il portavoce del governo di Tokyo, Yohshihide Suga, ha affermato che la parte dell’accordo in cui si afferma che la questione delle donne di conforto era “risolta in modo irreversibile” è stata accettata e siglata da entrambi i governi. Per questa ragione ora l’accordo deve essere implementato, secondo il governo giapponese.

Nuove tensioni bilaterali tra Tokyo e Seoul sulla questione delle donne di conforto potrebbe mettere a repentaglio il loro impegno congiunto nel contrastare lo sviluppo del programma nucleare e missilistico della Corea del Nord.

La prossima mossa del governo della Corea del Sud sarà quella di rivedere i risultati dell’indagine condotta dal Ministero degli Esteri e di decidere in che termini essi possano essere tradotti in misure politiche, in seguito alle consultazioni con i gruppi civili che sostengono la causa delle donne di conforto.

Il Giappone colonizzò militarmente la Corea del Sud dal 1910 al 1945 e durante la dominazione molte donne sudcoreane – e cinesi in seguito alla conquista di alcuni territori della Cina da parte dell’esercito giapponese – vennero costrette a prostituirsi e a subire violenze continue da parte dell’esercito nipponico nei bordelli aperti per i soldati.

di Redazione

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