Catalogna: in attesa di Puigdemont

Pubblicato il 28 dicembre 2017 alle 5:44 in Europa Spagna

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La situazione politica catalana è in fase di stallo sin dal voto del 21 dicembre scorso. La vincitrice delle elezioni, la leader di Ciudadanos Inés Arrimadas, ha deciso che non intavolerà discussioni per formare il governo. L’unica maggioranza possibile, infatti, sarebbe con una delle due forze indipendentiste, Sinistra Repubblicana di Catalogna e Junts per Catalunya, la formazione di Carles Puigdemont, e Arrimadas, liberale unionista, non intende governare con gli indipendentisti.

Giunto secondo nel voto, Carles Puigdemont deve sciogliere la riserva: tornare a Barcellona per farsi investire, con il rischio di essere arrestato, o rimanere a Bruxelles e passare la mano a qualcun altro.

In attesa delle decisioni di Puigdemont nessuna formazione compie la prima mossa. Junts per Catalunya (JxCat) vorrebbe che, qualora decidesse di non tornare in patria per l’investitura, Puigdemont indicasse un altro esponente del partito, e in particolare Elsa Artadi, che ha guidato la campagna elettorale. 

Sinistra Repubblicana (ERC) vorrebbe, invece, che Puigemont passasse la mano al suo ex vice Oriol Junqueras, che al momento è in carcere. Lo sostituirebbe, nel caso, la leader pro-tempore della formazione indipendentista Marta Rovira.

 Il ministro dell’interno, Ignacio Zoido, intanto, commentando le indagini sui reati connessi al referendum illegale del 1 ottobre e che ora vedono indagate anche Elsa Artadi, Marta Rovira e l’ex presidente Artur Mas, ha dichiarato che “se Artadi e Rovira devono essere arrestate, saranno arrestate”, aggiungendo ulteriore incertezza alla formazione del prossimo esecutivo catalano.

Entrambe le formazioni si erano dette d’accordo sulla costituzione, dopo il voto, di un governo identico a quello deposto dal voto del Senato spagnolo lo scorso 29 ottobre, per dimostrare la continuità con l’esecutivo sciolto in base all’articolo 155 della Costituzione spagnola. Il probabile arresto di Puigdemont, tuttavia, lascia in sospeso l’accordo tra JxCat e ERC.

Le due formazioni indipendentiste, che hanno conquistato in totale 66 seggi su 135, si sono divise anche nella reazione al tradizionale discorso del Re Felipe VI la notte della vigilia di Natale.

Il monarca aveva fatto appello a superare le divisioni, mettendo in risalto l’importanza del voto del 21 dicembre, e aveva invitato i politici catalani a “risanare le spaccature, pensando al bene di tutti, rinunciando allo scontro frontale che genera discordia, incertezza, sconforto e impoverimento morale, civico ed economico”. Il Re aveva rivolto anche un monito al governo a non rimanere immobile, a non “paralizzare” la Spagna. 

Junts per Catalunya aveva lamentato ancora una volta “la monarchia del 155”, sottolineando l’appoggio marcato del Re alle forze unioniste. Carme Forcadell, invece, ex presidente del parlamento e candidata con Sinistra Repubblicana, aveva posto l’accento sui toni conciliatori e sull’invito al dialogo e alle riforme del Capo dello Stato.

Lo Statuto di Autonomia della Catalogna prevede che il Parlamento eletto lo scorso 21 dicembre si riunisca entro il 23 gennaio prossimo. Da quel momento e fino al 7 aprile 2018 sarà possibile eleggere il nuovo esecutivo. In caso di mancato accordo saranno convocate nuove elezioni. 

Carles Puigdemont, presidente in esilio, presidente in pectore, presidente ricercato dalla giustizia, ha dunque ancora qualche settimana per decidere se, e in che modo, vuole ancora guidare la Catalogna.

 

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e dal catalano e redazione a cura di Italo Cosentino

 

di Redazione

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