Attivista per i diritti umani: la Cina è una dittatura

Pubblicato il 28 dicembre 2017 alle 6:07 in Asia Cina

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La Cina è una dittatura, perciò l’accusa di “sovversione ai danni dello Stato” è un onore. Queste sono le parole con cui si apre la dichiarazione rilasciata da Wu Gan – blogger e attivista cinese per la difesa dei diritti umani – dopo la pubblicazione della sentenza che lo condanna a 8 anni di reclusione per la sua attività che viene definita sovversiva.

“La Cina è un regime dittatoriale ed essere accusato del crimine di sovversione ai danni dello Stato è un onore, è il riconoscimento più alto a cui un cittadino possa aspirare. È la testimonianza che questo cittadino non è un complice della dittatura, non ha voluto essere uno schiavo e ha, invece, voluto intraprendere la lotta per la difesa dei suoi diritti”, scrive Wu Gan, noto con lo pseudonimo online di “macellaio volgare”, nella dichiarazione alla fine del processo a suo carico, terminato con la sentenza a 8 anni di reclusione, il 26 dicembre.

Il blogger Wu Gan ha combattuto la sua battaglia per la difesa dei diritti umani armato di umorismo e ironia e ha ricevuto una delle condanne più aspre inflitte finora dalle autorità cinesi ai più di 250 attivisti e avvocati fermati a partire dal 9 luglio 2015 in quella che è nota come campagna “709”. L’obiettivo della campagna è stato quello di mettere a tacere le voci dei dissidenti e degli attivisti impegnati nella diffusione dei diritti umani in Cina.

La ragione per cui Wu Gan ha ricevuto una condanna esemplare è, come scrive egli stesso nella dichiarazione pubblicata in forma integrale da Human Rights in China, non ha voluto dichiararsi colpevole e collaborare con le autorità cinesi. “Se non mi oppongo alla dittatura, posso ancora definirmi un essere umano? Volevano farmi confessare e volevano che collaborassi con la propaganda. In cambio avrebbero ridotto la mia pena ed erano persino pronti ad annullarla se avessi confessato, ma io ho rifiutato”, afferma Wu Gan. Il suo rifiuto lo ha portato a una condanna ad otto anni di reclusione che il blogger accetta “senza indignazione e senza disperazione, perché si tratta di una scelta che ho fatto consapevolmente, perché opporsi a una dittatura vuol dire intraprendere la via per la prigione”.

Wu Gan è ottimista, nonostante la condanna, poiché è convinto di essere riuscito a “svegliare molte persone” grazie alla sua attività online sui casi più importanti in cui i diritti umani erano messi in seria discussione. I due casi più importanti in cui Wu Gan è stato coinvolto nella difesa dei diritti umani sono stati quello di Deng Yujiao del 2009 e quello del 2015 a Nanchang, quest’ultimo riguardava l’arresto di 4 contadini che erano stati torturati per estorcere loro una confessione di coinvolgimento in un reato. Il caso di Deng Yujiao attirò l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica poiché la giovane Deng, 21enne impiegata in un centro messaggi, era stata accusata di omicidio ai danni di un funzionario governativo locale che aveva tentato di estorcerle servizi sessuali. La ragazza, nel tentativo di difendersi, lo aveva colpito al collo causando la morte del suo aggressore. Grazie alla campagna di pressione avviata sul web e all’attenzione dell’opinione pubblica – nonostante la censura governativa sul caso – le accuse ai danni di Deng Yujiao decaddero e la giovane non venne condannata a morte.

Wu Gan sostenne la causa di Deng Yujiao pubblicando anche una sua foto insieme alla ragazza mentre quest’ultima era ricoverata in ospedale.

Il blogger è convinto che le autorità cinesi utilizzano il carcere per spaventare i cittadini liberi che si oppongono al regime e per fermare “il progresso della civiltà umana” in Cina.

Wu Gan ha dichiarato di aver sofferto pressioni e torture durante il suo periodo di fermo sotto la tutela delle autorità cinesi, mentre era in attesa del processo e chiesto alla comunità internazionale di prestare maggiore attenzione alla situazione dei diritti umani in Cina e ai metodi utilizzati dal governo cinese per mettere a tacere i dissidenti.

La Germania e gli Stati Uniti hanno chiesto il rilascio dell’attivista cinese, subito dopo la pubblicazione della sentenza, il 26 dicembre.

I gruppi di attivisti per la difesa dei diritti umani ritengono che quella di pubblicare sentenze ai danni dei dissidenti durante il periodo di Natale sia una strategia deliberata del governo cinese. Il Premio Nobel per la Pace, Liu Xiaobo, deceduto durante la prigionia il 13 luglio 2017, era stato condannato a 11 anni di carcere il 25 dicembre del 2009. “È brutto che le autorità cinesi abbiano scelto il giorno dopo di Natale per processare due degli ultimi attivisti ancora nel limbo dopo la campagna di repressione del 2015”, secondo il ricercatore di Amnesty International di Hong Kong, Patrick Poon. Poon ritiene che scegliere le festività natalizie come momento per processare gli attivisti più importanti rasenti “un calcolo politico cinico”, poiché è difficile che diplomatici, giornalisti e osservatori internazionali possano attivarsi velocemente in prossimità del Natale. Il ricercatore sostiene che le autorità cinesi tentino di sfuggire allo scrutinio internazionale perché sanno che i processi non potrebbero sostenerlo.

L’arresto di Wu Gan è stato parte di una grande campagna politica cinese nota come “709” durante la quale quasi 250 attivisti sono stati fermati, arrestati o interrogati dalle forze dell’ordine cinesi con l’accusa di aver condotto attività sovversive nei confronti del potere centrale, a partire dal 9 luglio 2015 e molti sono ancora in attesa di un processo.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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