Russia: pronti a mediare tra Corea del Nord e Stati Uniti

Pubblicato il 27 dicembre 2017 alle 13:27 in Corea del Nord Russia

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La Russia è pronta ad assumere il ruolo di mediatore nei negoziati tra Corea del Nord e Stati Uniti.

Martedì, 26 dicembre, il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha riferito che Mosca è disposta a prendersi la responsabilità di mediare il dialogo tra i due Paesi, quando i leader di Washington e Pyongyang saranno pronti a sedersi al tavolo delle trattative.

Il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, lunedì 25 dicembre ha suggerito alla Corea del Nord e agli Stati Uniti di aprire un dialogo, consigliando all’amministrazione Trump di fare la prima mossa, affermando che un’azione del genere “dovrebbe provenire dalla parte più intelligente”. In una telefonata con il segretario di Stato americano, Rex Tillerson, Lavrov ha spiegato che la situazione in Corea del Nord è inaccettabile ed è peggiorata a causa della presenza militare statunitense nella penisola. Dal 21 agosto, Washington sta effettuando esercitazioni militari congiunte con Seul in quei territori, pertanto il ministro degli Esteri russo ha suggerito a Tillerson di intraprendere velocemente la strada delle trattative diplomatiche.

La Russia ha un interesse particolare nella Penisola Coreana. La Corea del Nord aveva contatti già con l’ex Unione Sovietica e, fin da allora, gli scambi erano essenziali per Pyongyang, specialmente per quanto riguardava la politica e il benessere del regime coreano. Secondo il quotidiano americano The Washington Times, la Russia potrebbe usare questo legame storico per fare pressioni su Pyongyang e spingere lo Stato verso l’apertura di un dialogo con Washington. Inoltre, il governo nordcoreano potrebbe accettare il ruolo di Mosca come mediatore nelle trattative con gli Stati Uniti, poiché è la Cina a essere considerata il più grande alleato statunitense. Infatti, Pechino supporta Washington per quanto riguarda l’imposizione di sanzioni sul regime di Kim Jong-Un. Ad esempio, la Risoluzione 2397, che ha imposto ulteriori sanzioni sulla Corea del Nord, era stata stilata dagli Stati Uniti congiuntamente alla Cina.

Questo documento, votato presso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, il 22 dicembre, aveva approvato nuove restrizioni contro la Corea del Nord, per impedire al Paese di continuare a sviluppare il proprio programma missilistico, in seguito all’ultimo test nucleare di Pyongyang, avvenuto il 29 novembre. La Risoluzione, oltre a prevedere ulteriori sanzioni sull’importazione ed esportazione di beni, quali petrolio e altri materiali, obbliga tutti i nordcoreani che lavorano all’estero a ritornare in patria entro 24 mesi. Tuttavia, sia Mosca che Pechino avevano sottolineato la necessità di trovare anche una soluzione diplomatica per distendere le tensioni nel Paese asiatico.

Per tutta risposta, il 24 dicembre la Corea del Nord aveva definito le nuove sanzioni come una grave violazione della sovranità nordcoreana e una minaccia alla pace e alla stabilità della penisola. Pyongyang aveva anche promesso di prendere provvedimenti contro tutti coloro che avevano votato a favore della Risoluzione 2397.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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