Perù: liberato Alberto Fujimori

Pubblicato il 27 dicembre 2017 alle 6:08 in America Latina Perù

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Il presidente del Perù Pedro Pablo Kuczynski ha concesso l’indulto “per ragioni umanitarie” all’ex dittatore Alberto Fujimori. A favore dell’indulto una relazione medica sulle condizioni dell’anziano politico, 79 anni, affetto da una “malattia progressiva, degenerativa e incurabile”.

L’indulto segue di soli tre giorni l’astensione del figlio minore di Fujimori, Kenji, nel voto sull’impeachment di Kuczynski. L’astensione di dieci deputati guidati da Kenji Fujimori, contro la mozione voluta dalla sorella maggiore Keiko, è stata decisiva per mantenere Pedro Pablo Kuczynski alla guida del Perù.

Proprio Kenji Fujimori si è recato nel carcere militare dove il padre scontava una condanna a 25 anni per omicidio e corruzione per accompagnarlo in ospedale.

La decisione di Kuczynski è stata accolta da soddisfazione in ampi settori della popolazione, particolarmente nei quartieri più umili e nelle regioni andine, da sempre sostenitori dell’ex dittatore. Altrettanto ampie, tuttavia, sono state le proteste, a Lima, Cuzco, Arequipa e in altre città del paese, a testimonianza di quanto sia a tutt’oggi divisivo il lascito di Fujimori.

Amnesty International ha condannato l’indulto come “un passo verso la democrazia dell’impunità”.

Di origini giapponesi, Alberto Kenya Fujimori venne eletto presidente del Perù nel 1990, sconfiggendo al ballottaggio lo scrittore e futuro Premio Nobel Mario Vargas Llosa, lontano parente di Kuczynski. Fujimori applicò una drastica riforma liberale dell’economia, che ruppe con decenni di capitalismo di stato, passò alla storia come Fuji-shock e fu uno straordinario successo. L’inflazione scese sotto il 10% per la prima volta in 15 anni, la disoccupazione raggiunse il minimo storico, il Perù crebbe al ritmo del 7% annuo e il governo avviò un ambizioso programma di opere pubbliche che coinvolse soprattutto i quartieri più poveri.

Il 5 aprile 1992, forte dei suoi successi, Alberto Fujimori compì un auto-golpe (o Fuji-golpe come fu ribattezzato. Con l’appoggio dell’esercito dissolse le camere, soppresse le libertà costituzionali e si concesse pieni poteri. Il golpe raccolse i favori della maggioranza dei peruviani.

Il motivo ufficiale del colpo di stato era la lotta alla guerriglia di stampo marxista dei movimenti Sendero Luminoso e Tupac Amaru. Fujimori concesse pieni poteri all’esercito e, entro la fine dell’anno, la guerriglia era sconfitta e i suoi capi morti o in galera, come molti oppositori del Presidente.

Nel 1993 fu approvata una nuova costituzione che, debitamente emendata, è quella che a tutt’oggi regge il Perù.

Con il passare degli anni il suo regime divenne corrotto e violento, Alberto Fujimori rimase al potere tramite abusi ed elezioni fraudolente fino al 2000. In seguito a proteste popolari per la sua ennesima rielezione, Fujimori approfittò di un vertice internazionale in Brunei per dirigersi a Tokyo e chiedere asilo politico in Giappone.

Rimase in Giappone fino al 2005, quando, in occasione di un viaggio in Cile, venne arrestato ed estradato in Perù, dove da allora scontava la condanna da cui è stato graziato ieri.

Alberto Fujimori rimane tuttavia molto amato in ampi strati sociali, tanto che partito fujimorista Fuerza Popular detiene la maggioranza assoluta nel parlamento peruviano e che la figlia Keiko è arrivata in testa al primo turno delle elezioni presidenziali sia nel 2011 che nel 2015, per essere poi sconfitta al ballottaggio.

Con l’indulto di domenica 24 dicembre, Alberto Fujimori è l’unico ex presidente del Perù ancora in vita libero da carichi giudiziari.

 

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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