Missione italiana in Niger: scoppia la polemica

Pubblicato il 27 dicembre 2017 alle 13:55 in Immigrazione Italia

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L’annuncio del presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, sulla missione italiana in Niger ha scatenato una polemica nel panorama politico italiano.

L’esponente di Liberi e Uguali, Andrea Maestri, si è scagliato contro gli accordi tra l’Italia e il governo di Tripoli per fermare i flussi di migranti dalla Libia verso l’Italia. “Grazie a Minniti e agli accordi illegali del governo italiano con la Libia, imbarcarsi è diventato più pericoloso”, ha commentato Maestri, aggiungendo che un corridoio umanitario e la chiusura dei confini a sud della Libia con l’invio di soldati italiani in Niger non sono sufficienti a risolvere la crisi. Le accuse di Maestri fanno riferimento alle critiche mosse dall’Onu all’Europa e, in particolare, all’Italia, ritenuta complice dei trattamenti disumani che i migranti subiscono nei centri di detenzione libici. L’Onu si è espressa contro Bruxelles e Roma in seguito alla pubblicazione di un video della CNN, il 14 novembre, in cui vengono mostrati migranti africani venduti come schiavi nelle aste in Libia. Successivamente, tra il 22 e il 23 dicembre, l’Italia ha inaugurato il primo corridoio umanitario della Libia verso l’Europa, accogliendo 162 rifugiati dei centri di detenzione libici.

Anche la Lega si è schierata contro la decisione italiana di mandare i soldati in Niger. Roberto Calderoli ha affermato che “chi blatera di mandare i nostri militari in Niger, con un’enorme spesa, dimostra di non aver capito nulla”. Quei soldati – ha proseguito Calderoli – dovrebbero essere utilizzati per sigillare le frontiere italiane e impedire lo sbarco dei clandestini sulle coste. Alcuni osservatori temono che i soldati italiani potrebbero subire gli attacchi di gruppi jihadisti. Altri affermano che l’Italia farebbe un grande favore alla Francia che, avendo numerosi soldati impegnati in quella regione dell’Africa, potrà alleggerire il suo impegno con un risparmio economico significativo. Il Niger è un’ex colonia francese. 

Il 24 dicembre, Gentiloni ha annunciato che una parte delle 1,400 truppe italiane attualmente in Iraq verranno mandate in Niger. Tale notizia era già stata anticipata dal presidente del Consiglio lo scorso 13 dicembre, in occasione del summit G5 per il Sahel, tenutosi vicino Parigi. I soldati italiani saranno impiegato in missioni supporto e addestramento dell’esercito nigerino, ma effettueranno anche attività di pattugliamento e monitoraggio lungo i confini del Niger con la Libia. Tali territori, essendo poco controllati, hanno permesso ai trafficanti di esseri umani di far transitare in Libia i migranti provenienti da altre zone dell’Africa.

La Libia costituisce il principale porto di partenza dei rifugiati e dei richiedenti asilo che mirano a raggiungere l’Europa. L’Italia, per ragioni geografiche, rappresenta il Paese di primo approdo dei migranti che attraversano la tratta del Mediterraneo centrale e, di conseguenza, nel corso degli ultimi anni, ha accolto un numero sempre maggiore di migranti. Nel 2016 sono sbarcati sulle coste italiane 181,000 stranieri, l’82% dei quali era salpato dalla Libia. Lo scorso aprile, in occasione di una riunione con 60 leader tribali libici al Viminale, il ministro dell’Interno, Marco Minniti, aveva spiegato che i confini a sud della Libia, con il Niger e il Mali, dovevano essere considerati le nuove frontiere meridionali dell’Unione Europea. Mesi di collaborazione tra l’Italia e la Libia hanno portato ad una diminuzione del 33% degli sbarchi, come annunciato da Minniti il 21 dicembre.

L’annuncio di Gentiloni avviene a pochi giorni di distanza dallo scioglimento delle Camere, previsto per il 29 dicembre, da parte del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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