Mar Cinese Meridionale: l’attività cinese nel 2017

Pubblicato il 26 dicembre 2017 alle 6:04 in Asia Cina

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L’attenzione internazionale nell’ultimo anno è stata concentrata sul programma nucleare e missilistico della Corea del Nord perdendo d’occhio la Cina che ha continuato a installare apparecchiature ad uso militare sulle isole e isolotti artificiali del Mar Cinese Meridionale, secondo quanto analizzato dal rapporto della Asia Maritime Transparency Initiative, think tank appartenente al Centro per gli Studi Strategici e Internazionali di Washington.

Il rapporto dell’Iniziativa per la Trasparenza Marittima in Asia (AMTI – Asian Maritime Transparency Initiative) si basa su immagini rilevate dai satelliti e descrive l’attività svolta dalla Cina nel corso del 2017 sulle isole degli arcipelaghi Spratly/Nansha e Paracel, nel Mar Cinese Meridionale. Si tratta di gruppi di isole situati su una fascia di mare la cui sovranità è contesa da molti Paesi diversi: la Cina, le Filippine, Taiwan, il Vietnam, il Brunei.

Secondo i rilievi satellitari dell’AMTI, la Cina durante il 2017 avrebbe lavorato per la costruzione di strutture ad uso militare su una superficie di 29 ettari che copre sia le isole Spratly che le Paracel. Le installazioni cinesi sembrano essere dei radar ad uso militare sul Fiery Cross Reef, nelle isole Spratly e una serie di tunnel per l’immagazzinamento di munizioni e un’altra antenna radar sulla scogliera Subi Reef.

Su un’altra scogliera, la Mischief Reef, Pechino avrebbe costruito una serie di gallerie e di hangar per lo stanziamento di rifornimenti e munizioni militari, rifugi sotterranei e antenne radar. Sulle isole Paracel, invece, la Cina, secondo il rapporto, ha installato delle turbine eoliche e due torri per lo stanziamento di radar sull’isola Triton. Quest’ultima posizione appare significativa perché l’isola è situata vicino a una zona in cui si sono verificati spesso incidenti tra le navi cinesi e quelle vietnamite e che è stata teatro delle operazioni per la libertà di navigazione degli Stati Uniti condannate come violazioni territoriali dalla Cina.

Sulla Woody Island, il quartier generale militare e amministrativo cinese nel Mar Cinese Meridionale, per la prima volta nel 2017 sono giunti per la prima volta un fighter J-11b per un’esercitazione – secondo quanto reso noto dal Ministero della Difesa cinese alla fine di ottobre –  e alcuni aerei da trasporto Y-8 che possono essere utilizzati per pattugliamenti, secondo le informazioni diffuse dalla AMTI.

Le acque del Mar Cinese Meridionale sono oggetto di contesa territoriale tra i Paesi che vi si affacciano per due ragioni. La prima è che ogni anno vi transitano 3 trillioni di dollari di merci e la seconda è che la zona è ricchissima di giacimenti di gas naturale e minerari. Gli Stati Uniti non muovono rivendicazioni di sovranità, ma intendono mantenere tutelare lo status di acque internazionali della fascia di mare, per questa ragione organizzano frequentemente pattugliamenti sotto l’egida della tutela della libertà di navigazione. La ragione per cui gli Stati Uniti condannano la militarizzazione delle isole da parte della Cina è che temono che Pechino possa privarli dell’accesso alle rotte commerciali strategiche del Mar Cinese Meridionale.

La Cina, dal suo canto, reputa le isole parte integrante del suo territorio nazionale e considera un suo diritto l’installazione di equipaggiamenti militari e la costruzione di edifici su di esse, come ha ribadito il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Lu Kang, il 15 dicembre, in seguito alla pubblicazione del rapporto dell’AMTI. Le installazioni militari sugli isolotti “sono lavori di costruzione pacifica volti alla costruzione di equipaggiamenti per la difesa essenziali della Cina sul suo territorio sovrano”, ha affermato Lu Kang.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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