Gentiloni: trasferiremo parte delle truppe italiane dall’Iraq al Niger

Pubblicato il 26 dicembre 2017 alle 6:39 in Italia Niger

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Il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, ha annunciato che una parte delle 1,400 truppe italiane attualmente posizionate in Iraq verranno mandate in Niger. “Dobbiamo continuare a lavorare e a concentrare la nostra attenzione e le nostre energie sulle minacce costituite dai traffici di esseri umani e dal terrorismo nella regione del Sahel”, ha spiegato Gentiloni durante la visita sulla nave italiana Etna, impiegata nell’operazione dell’Unione Europea Sophia, volta a contrastare il traffico di migranti nel Mediterraneo. Il presidente del Consiglio ha aggiunto che la proposta di trasferite parte delle truppe dell’Iraq in Niger nei prossimi mesi verrà presentata in Parlamento.

Tale notizia era già stata anticipata da Gentiloni lo scorso 13 dicembre, in occasione del summit G5 per il Sagel, tenutosi vicino a Parigi. Durante la riunione, il presidente del Consiglio aveva annunciato che l’Italia avrebbe mandato circa 500 soldati e 150 veicoli militari in Niger per contribuire alla lotta contro il terrorismo e il traffico di esseri umani nella regione del Sahel, spiegando che non si sarebbe trattato di un nuovo dispiegamento di forze militari, ma di uno spostamento di parte di quelle che sono attualmente impegnate in altre missioni all’estero, in Niger.

I soldati italiani che verranno inviati nel Paese africano, ha specificato Gentiloni, saranno impiegato in missioni di addestramento e supporto per l’esercito nigerino, ma effettueranno altresì attività di pattugliamento e controllo lungo i confini del Niger con la Libia. Tali territori sono particolarmente strategici poiché, essendo poco controllati, hanno sempre permesso ai trafficanti di esseri umani di far confluire in Libia i flussi di migranti provenienti dalle altre zone dell’Africa. Il Paese africano, dal rovesciamento di Gheddafi nell’ottobre 2011, costituisce il principale porto di partenza dei rifugiati e dei richiedenti asilo che mirano a raggiungere l’Europa. L’Italia, per ragioni geografiche, rappresenta il Paese di primo approdo dei migranti che attraversano la tratta del Mediterraneo Centrale e, di conseguenza, nel corso degli ultimi anni ha accolto un numero sempre maggiore di migranti. Nel 2016 sono sbarcati sulle coste italiane 181,000 stranieri, l’82% dei quali era salpato dalla Libia. Lo scorso aprile, in occasione di una riunione segreta con 60 leader tribali libici al Viminale, il ministro dell’Interno, Marco Minniti, aveva spiegato che i confini a sud della Libia, con il Niger e il Mali, dovevano essere considerati le nuove frontiere meridionali dell’Unione Europea, in quanto territori poco controllati che facilitano il passaggio dei flussi migratori che poi, dalle coste libiche, raggiungono l’Italia e l’Europa.

Se il Parlamento darà la sua approvazione, nelle prime settimane del 2018, inizierà il trasferimento dei militari italiani dall’Iraq al Niger. Le truppe italiane sono state inviate nel Paese mediorientale nell’ottobre 2014, nell’ambito della operazione Inherent Resolve, messa in atto governo americano contro l’ISIS in Siria e in Iraq, nell’estate di quell’anno. In particolare, con l’iniziativa “Prima Parthica”, l’Italia assiste i Comandi multinazionali situati a Baghdad, Erbil e in Kuwait, addestrando altresì i soldati iracheni. Con la sconfitta militare dell’ISIS in Iraq, proclamata lo scorso 9 dicembre dal primo ministro iracheno Haider al-Abadi, ad avviso di Gentiloni sarà sempre meno indispensabile la presenza dei militari italiani nel Paese mediorientale, motivo per cui ha deciso di spostarne parte in Niger, dove è sempre più urgente rafforzare i controlli dei confini per evitare che il Sahel diventi il nuovo rifugio sicuro sia dei jihadisti dello Stato Islamico scappati dall’Iraq e dalla Siria, sia dei trafficanti di esseri umani.

Il G5 Sahel è un nuovo corpo antiterrorismo composto da 5,000 truppe del Mali, Mauritania, Niger, Ciad e Burkina Faso, creato lo scorso febbraio per contrastare la crescita dell’estremismo e del traffico di esseri umani dal Sahel, area che pullula di militanti di al-Qaeda, dell’ISIS e di altre organizzazioni. Il Consiglio di sicurezza dell’Onu aveva approvato all’unanimità la sua formazione nel giugno 2017, senza tuttavia chiarire come sarebbe stata risolta la questione del suo finanziamento, che ammonta a 500 milioni di dollari annui.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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