Egitto e terrorismo: Al-Sisi armerà le tribù?

Pubblicato il 26 dicembre 2017 alle 5:58 in Africa Egitto

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In seguito all’intensificarsi degli attacchi terroristici che hanno colpito il governatorato del Sinai del Nord, le tribù egiziane che risiedono nel territorio hanno iniziato a chiedere di essere armate dal governo, in modo da poter partecipare alla lotta contro il terrorismo.

Tale richiesta è stata avanzata, in particolare, dopo che, il 24 novembre, un attacco terroristico ha colpito la moschea di Al-Rawdah, situata nei pressi della città di Al-Arish, capoluogo del governatorato del Sinai del Nord, causando la morte di 305 persone e il ferimento di altre 109. L’attentato non è stato rivendicato, ma si ritiene che sia stato perpetrato dallo “Stato del Sinai”, un gruppo jihadista affiliato allo Stato Islamico, molto attivo nel territorio, che ha più volte rivendicato la paternità di attacchi terroristici condotti contro le forze di polizia egiziane. In tale occasione, il 25 novembre, l’Unione delle tribù del Sinai ha condannato l’attentato, dichiarando: “Ci vendicheremo degli estremisti. Il massacro del Sinai gli si ritorcerà contro. Non ci fermeremo finché non ci saremo vendicati”.

In seguito all’episodio, i leader delle tribù hanno svolto numerosi incontri con gli ufficiali dell’esercito egiziano, nel contesto del potenziamento del coordinamento tra le due parti, secondo quanto riferito da un membro della tribù Rumailat, Sheikh Issa Al-Kharafin. Stando alle dichiarazioni di Al-Kharafin, gli ufficiali egiziani avrebbero svolto incontri individuali con i rappresentanti di ciascuna tribù. Durante tali consultazioni, sarebbe emerso il desiderio, da parte di alcuni gruppi, di essere armati dal governo per poter partecipare attivamente alle operazioni militari e di sicurezza contro gli estremisti violenti. La richiesta sarebbe stata presa in considerazione dal governo, che starebbe seriamente valutando tale possibilità, anche se l’esercito e il Ministero dell’Interno non hanno espresso alcun commento ufficiale sulla questione.

In un comunicato emanato il 25 novembre, il giorno successivo alla strage del Sinai, il portavoce dell’esercito, il colonnello Tamer Al-Rifai, aveva confermato che esiste una cooperazione, a livello di scambio di informazioni, con le tribù del Sinai, mirata ad assistere l’esercito nel condurre attacchi aerei contro le postazioni degli estremisti, dalle quali i jihadisti pianificano e lanciano i loro attentati. Secondo quanto riferito dal quotidiano Al-Monitor, nella Penisola del Sinai esisterebbero almeno 11 tribù che, nel corso degli anni passati, hanno collaborato con l’esercito, fornendo anche informazioni in merito alla collocazione dei nascondigli degli estremisti.

Nonostante il ruolo positivo svolto dalle tribù del Sinai nel sostenere l’esercito e le forze di polizia egiziane nella lotta al terrorismo, alcuni membri delle tribù sono stati accusati di supportare e fornire informazioni sui militari egiziani agli estremisti. Per tutta risposta, il 30 novembre, l’Unione delle tribù del Sinai hanno emanato una dichiarazione, nella quale si legge: “Qualsiasi ente, partito o individuo che fornisce supporto logistico, materiale o morale ai gruppi terroristici verrà trattato come un assassino e privato dei suoi diritti e, adesso, tutte le tribù sono a conoscenza di ciò. Sono in corso i preparativi per la battaglia mirata a ripulire il Sinai. È un diritto di tutti coloro che vivono nel Sinai e dobbiamo agire presto con le nostre forze armate contro i terroristi”.

II timore principale di coloro che si oppongono alla possibilità di armare le tribù egiziane è che tale mossa porti allo scoppio di una guerra civile nel Paese. In merito alla questione si è espresso anche un ex assistente del Ministero dell’Interno, Mohamed Noureddine, il quale ritiene che il governo debba essere molto cauto nell’armare le tribù e che, in tale eventualità, l’esercito dovrebbe monitorare costantemente la situazione. Noureddine ha dichiarato: “Non formeremo milizie armate, anche se l’obiettivo di tali milizie è quello di combattere il terrorismo. Agli abitanti del Sinai viene richiesto soltanto di fornire informazioni alle forze di sicurezza”.

Un caso simile si era verificato in Iraq nel 2006, quando alcune tribù erano state armate. Si trattava dell’operazione “Iraq’s Sahawat”. Le forze dello Sahawat (in arabo risveglio), composte per la maggior parte da gruppi tribali sunniti, si erano formate verso la fine del 2006 con l’obiettivo di combattere Al-Qaeda in Iraq. Gli Stati Uniti avevano aiutato a creare tali forze fornendo armi e supporto finanziario sia direttamente sia indirettamente, attraverso il governo centrale. Tuttavia, secondo uno studioso indipendente che si occupa di gruppi islamici, Ahmed Ban, l’applicazione di tale modello all’Egitto non costituirebbe una strategia vincente. Secondo Ban, lo Stato Islamico starebbe cercando di allentare l’assedio al quale è sottoposto nel territorio da parte delle operazioni dell’esercito e delle forze di sicurezza, infiammando la situazione e portando di conseguenza ad armare le tribù. Si tratterebbe, dunque, di una mossa mirata a creare il caos politico e di sicurezza che potrebbe favorire gli interessi dell’organizzazione.

Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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