Marocco: principale acquirente di armi americane del Nord Africa nel 2016

Pubblicato il 25 dicembre 2017 alle 6:01 in Africa Marocco

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Secondo quanto riportato dal quotidiano Middle East Monitor, il Marocco, nel 2016, è stato il principale acquirente di armi degli Stati Uniti nel Nord Africa, seguito dall’Algeria. Le autorità di Rabat, nel corso dell’anno passato, hanno acquisito il 96% delle armi dagli USA, mentre l’anno precedente il 100% delle munizioni dell’esercito marocchino erano di produzione statunitense.

Il Marocco destina il 3% del PIL per le spese militari e dispone di un esercito formato da più di 373,000 soldati, di cui 198,000 attivi e 175,000 riserve. Secondo quanto riportato dal Conventional Arms Transfers to Developing Nation, uno studio che monitora la vendita di armi in tutto il mondo, tra il 2011 e il 2015, le autorità di Rabat hanno speso 6,2 miliardi di dollari in accordi militari, 3,2% dei quali sono serviti per comprare armi dagli USA.

Secondo un report dello Strategic Defense Intelligence (SDI), il Marocco sta intrattenendo colloqui con la Spagna, la Francia e gli Stati Uniti, nonché con società in Belgio e nel Regno Unito, per lanciare joint venture locali per la produzione di armi, con l’obiettivo di ridurre la completa dipendenza da fornitori stranieri. Lo SDI spiega che, nonostante l’industria militare del Marocco non sia in grado di esportare armi e equipaggiamento militare, è probabile che presto, con il sostegno straniero, ne riesca a sviluppare una propria locale. Tale aspirazione, ad avviso degli studiosi dello SDI, è legata al desiderio delle autorità di Rabat di affermarsi come una delle principali potenze militari del continente africano.

Rabat e Washington intrattengono relazioni amichevoli dal 1905 e, dal 1956, anno in cui gli USA riconobbero l’indipendenza del Paese nordafricano dalla Francia, i due Paesi hanno collaborato a stretto contatto per contrastare il terrorismo. In particolare, gli Stati Uniti assistono il governo marocchino nel promuovere la sicurezza del Paese per prevenire atti di terrorismo e per contrastare la diffusione dell’estremismo violento. Grazie a tale assistenza, come si legge nel Country report on Terrorism del governo americano, nel 2016, il Marocco ha adottato una strategia molto complessa, che prevede misure di controllo, cooperazione regionale e interregionale, e politiche anti-radicalizzazione. Il governo di Rabat ha dato la massima priorità alle politiche antiterrorismo a partire dal 2003, anno in cui si verificò una serie di attentati suicidi, il 16 maggio, in cui morirono 45 persone, inclusi 12 terroristi. Tali politiche, nel corso degli anni, sono state rafforzate, soprattutto in seguito ad altri tre attacchi minori nel marzo e nell’aprile 2007, e a un altro attentato avvenuto a Marrakesh, il 28 aprile 2011, in cui l’esplosione di una bomba nascosta in una borsa causò la morte di 17 persone. Nel 2015, la legislazione è stata ampliata per affrontare la minaccia crescente dei foreign fighters, in modo da prevenire attacchi terroristici e contrastare le attività di reclutamento, in linea con la Risoluzione 2178 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, la quale chiedeva agli Stati di rafforzare le proprie legislazioni in materia di terrorismo. Le unità di polizia marocchine hanno compiuto raid mirati e ripetuti per smantellare cellule terroristiche all’interno del Paese, basandosi principalmente su fonti di intelligence, ricerche e collaborazioni con partner regionali e internazionali.

Come ha rivelato Gilles de Kerchove, coordinatore dell’antiterrorismo europea, all’agenzia di stampa marocchina Maghreb Arab Press (MAP), l’11 novembre, il Marocco è riuscito a sviluppare un sistema anti-radicalizzazione molto efficace che potrebbe essere utilizzato come esempio dalle autorità europee che, a suo avviso, sono in difficoltà nell’individuare i primi segni di tale processo. Il punto di forza dell’approccio delle autorità di Rabat, ad avviso di de Kerchove, è la prevenzione della radicalizzazione, e non una mera concentrazione sulle operazioni di sicurezza.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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