Costa Rica: ondata di violenza

Pubblicato il 25 dicembre 2017 alle 6:16 in America Latina America centrale e Caraibi

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Il Costa Rica si avvia a concludere il 2017 con la cifra record di 582 omicidi, un incremento spiegato con la guerra fra i cartelli della droga che si contendono il controllo del territorio di un paese che, fino a pochi anni fa era noto come “la Svizzera dell’America Centrale”.

Rispetto ai turbolenti vicini, il Costa Rica gode di istituzioni stabili e di un’economia solida. L’ultima dittatura militare è quella di Federico Tinoco, e risale al 1917-1919; nel 1948, dopo una breve guerra civile, il governo abolì l’esercito. L’unica forza di sicurezza è la Fuerza Pública, un corpo di appena 19.000 uomini, che svolge funzioni di polizia. Anche i problemi legati alle rivendicazioni delle popolazioni indigene sono inesistenti, il Costa Rica è popolato per l’88% da creoli di origine europea e per il 10% da afro-costaricani, il 2% di popolazione di origine amerindia è perfettamente integrato.

La tranquilla repubblica, che dopo una crisi economica negli anni ’80 del secolo scorso vanta indici di crescita inferiori nella regione solo a quelli di Panama, è attraversata negli ultimi mesi da un’ondata di violenza senza precedenti. 14 morti solo nella settimana tra l’11 e il 18 dicembre.

Bande di narcotrafficanti che operano nel paese, zona di transito tra la Colombia e il Messico, hanno iniziato a farsi la guerra per il controllo dell’area urbana della capitale San José. Dal 2015 la cifra delle morti violente è in continuo aumento e la popolazione locale assiste sgomenta a situazioni che rischiano di trasformare la Svizzera del Centro America in un paese troppo simile ai suoi vicini.

In alcuni quartieri della periferia di San José si diffonde il passaparola durante gli scontri, “per evitare di essere colpiti da qualche pallottola vagante” – raccontano gli abitanti di  Pavas, Villa Esperanza, Desamparados, Zapote e Curridabat, agglomerati popolari cresciuti disordinatamente ai margini della capitale. Sia le vittime che i sicari sono infatti in maggioranza giovani di età inferiore ai 25 anni provenienti da questi quartieri.

Il Costa Rica chiuderà il 2017 con la cifra di 12 omicidi ogni 100.000 abitanti, ben al di sotto dei 108 di El Salvador, dei 63 dell’Honduras, dei 57 del Venezuela o dei 34 del Guatemala e del Belize, ma pericolosamente vicina ai 21 di Panama e del Nicaragua o ai 17 del Messico.

“È un’emergenza nazionale – allerta il ministro della sicurezza nazionale Gustavo Mata – e dovremmo dichiararla tale”. Il ruolo delle bande locali, un tempo impegnate in quello che si chiamava “microtraffico” o “narcotrasporto”, è diventato quello di protagoniste del narcotraffico propriamente detto, insiste il ministro che accusa l’assemblea nazionale e il governo di cui è membro di non prendere decisioni drastiche perché preoccupato per le elezioni del prossimo febbraio”.

“Il Costa Rica deve dotarsi di una politica di contrasto al crimine – insiste Mata – e per questo deve avere più investigatori, più poliziotti, più procuratori e più giudici”.

 

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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