Rohingya: in 500mila non avranno accesso all’istruzione nel 2018

Pubblicato il 24 dicembre 2017 alle 14:10 in Bangladesh Myanmar

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Un’organizzazione umanitaria ha messo in guardia circa il pericolo di una “generazione perduta” con oltre 500mila bambini, figli dei rifugiati Rohingya in Bangladesh, che nel 2018 rischiano di non essere scolarizzati.

L’organizzazione umanitaria non governativa e non-profit chiamata Comitato internazionale di soccorso (IRC, dall’inglese: International Rescue Committee) ha reso noto che salvo interventi urgenti mirati a stanziamento di fondi, le necessità di aiuti umanitari per i bambini figli dei rifugiati Rohingya sono destinate ad aumentare.
Venerdì 22 dicembre 2017 Sarah Smith, alto responsabile dell’IRC in materia di istruzione, ha affermato che l’istruzione nelle situazioni di emergenza rappresenta uno strumento che può salvare vite e che può cambiare la vita di chi ne ha accesso, aiutando i bambini ad affrontare le continue avversità a cui sono sottoposti su base quotidiana. Secondo Sarah Smith, questo è quanto mai vero e urgente per il caso particolare dei minori figli dei rifugiati Rohingya, dal momento che, a suo dire, nessuno sta prestando loro attenzione né si sta interessando ai loro bisogni. Eppure, ha continuato la responsabile dell’organizzazione umanitaria, questi bambini si trovano a dover affrontare i più alti livelli di trauma che l’IRC abbia mai osservato e analizzato. Smith ha aggiunto che finché il diritto all’istruzione dei minori non sarà garantito nella crisi dei Rohingya, è probabile che si assisterà a un fenomeno che la donna ha chiamato “minaccia di una generazione perduta” in quella che è già una delle popolazioni più bisognose e sofferenti a livello mondiale.
Infatti, è meno del 2% la quantità di fondi stanziati dalle varie organizzazioni umanitarie che viene indirizzata verso l’istruzione, ossia, stando al Comitato internazionale di soccorso, il settore dell’istruzione è il meno sovvenzionato in assoluto, e i soldi investiti nell’educazione dei bambini Rohingya non sono sufficienti a coprire le spese necessarie.

Evan Schuurman, membro di un distaccamento di Save the Children che si occupa di risolvere situazioni di emergenza nella città bengalese di Cox’s Bazar, nel mese di ottobre 2017 ha affermato che l’accesso all’istruzione e la scolarizzazione giocano un ruolo chiave nella ripresa dei figli dei rifugiati, molto spesso traumatizzati.
In tal proposito, Schuurman ha scritto un articolo pubblicato da Al Jazeera in cui afferma che la scuola non concerne solamente il processo di apprendimento, bensì fornisce una routine e un senso di normalità e stabilità, un luogo dove i bambini possono socializzare e farsi degli amici, giocare e ricordare cosa si prova a essere dei bambini. Inoltre, la scuola rappresenta una valida soluzione protettiva contro le critiche eventualità di sfruttamento e abuso, tra cui la tratta di esseri umani.

Secondo la Oxford Burma Alliance, una organizzazione gestita dagli studenti presso la Oxford University, oltre il 60% dei bambini Rohingya compresi in una fascia di età che va dai cinque ai diciassette anni non hanno mai frequentato la scuola a causa di povertà, restrizioni governative sui loro spostamenti, e non ultima la mancanza di strutture scolastiche nello Stato Rakhine, in Myanmar.

Oltre 620mila Rohingya hanno lasciato le loro abitazioni e si sono rifugiati nel vicino Paese del Bangladesh a partire dal 25 agosto 2015, in gran parte per paura di abusi da parte dei soldati locali, che stando agli Stati Uniti e alle Nazioni Unite rappresentano un vero e proprio tentativo di pulizia etnica. La crisi dei Rohingya attualmente in corso è stata descritta dai media come il più grande esodo coatto del 2017.

Il 23 novembre 2017 il Bangladesh e il Myanmar hanno firmato un accordo inerente al ritorno di centinaia di migliaia di rifugiati Rohingya in patria, ma ulteriori e più approfonditi dettagli in merito a tale intesa non sono ancora stati divulgati.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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