Puigdemont: ora soluzioni politiche, Rajoy pronto al dialogo

Pubblicato il 24 dicembre 2017 alle 6:08 in Europa Spagna

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Il leader indipendentista catalano Carles Puigdemont ha invitato Mariano Rajoy a una “riunione senza condizioni previe” da tenersi all’estero, per affrontare tutte le questioni sul tavolo tra Madrid e Barcellona dopo la vittoria indipendentista alle elezioni del 21 dicembre scorso.

Il candidato di Junts per Catalunya, fuggito a Bruxelles lo scorso 29 ottobre dopo essere stato deposto dalla presidenza della Catalogna, si è detto pronto anche a recarsi alla Moncloa, purché con la garanzia di non essere arrestato. 

Puigdemont ha aggiunto che il mandato d’arresto che pende su di lui per i reati connessi all’organizzazione del referendum indipendentista illegale del 1 ottobre e alla successiva dichiarazione unilaterale d’indipendenza della Catalogna dovrebbe essere cancellato.

L’ex presidente catalano, la cui lista è arrivata seconda con il 21,7% e 34 seggi, è favorito nella corsa alla presidenza della comunità autonoma, grazie all’alleanza con Esquerra Repúblicana, del suo ex vice Oriol Junqueras, che ha conquistato il 21,4% e 32 seggi. 

“Non cerchiamo l’unilateralismo, cerchiamo consenso – ha dichiarato Puigdemont – dobbiamo trovare soluzioni politiche a problemi politici, usare la polizia e la magistratura si è rivelato inutile”.

Messaggio rivolto tanto a Mariano Rajoy, il grande sconfitto del voto catalano, che alla sinistra indipendentista anti-sistema della CUP, che si è detta pronta a sostenere Puigdemont “solo se si tratta di costruire la Repubblica”. I 4 deputati antisistema “non sono più così decisivi – ha sottolineato – perché Junts per Catalunya ed Esquerra Republicána hanno più deputati del blocco costituzionalista”.

Poche ore dopo è giunta da Madrid la risposta di Mariano Rajoy. Il premier ha scartato elezioni anticipate, come chiedevano diversi partiti e numerosi opinionisti, e si è detto “pronto al dialogo con il governo che eleggerà il nuovo parlamento catalano, purché sia nel quadro della legge”.

Come nel 2015, le forze indipendentiste hanno conquistato la maggioranza assoluta dei seggi (70 oggi contro i 72 di due anni fa), ma non quella dei voti (47,5% il 21 dicembre, 47,7% nel 2015), mentre non è servita ai partiti non-indipendentisti la vittoria dei liberali di Ciudadanos, primo partito non nazionalista a riuscire nell’impresa, né l’aver ottenuto, nell’insieme, il 50,1% dei voti.

La legge elettorale che si applica in Catalogna, infatti, è quella nazionale, che distribuisce i seggi su base provinciale, favorendo in proporzione le provincie meno popolose. Con 5,5 milioni di abitanti, Barcellona elegge 85 deputati (uno ogni 64.000 abitanti), con meno di mezzo milione di abitanti, Lleida ne elegge 15 (uno ogni 30.000 abitanti circa). 

 

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Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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