L’Iran e il terrorismo

Pubblicato il 24 dicembre 2017 alle 6:01 in Approfondimenti Iran

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Il 7 giugno 2017, l’Iran è stato teatro del primo attacco terroristico rivendicato dall’ISIS nel Paese.

Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa della Repubblica islamica in lingua inglese, Islamic Republic News Agency (IRNA), quella mattina si sono verificati due attentati simultanei a Teheran. Il primo è avvenuto presso il Parlamento iraniano alle 10:15 locali, dove 4 individui, uno dei quali si è fatto saltare in aria, hanno cominciato a sparare, ferendo 3 guardie. Il secondo si è verificato alle 10:30 locali nei pressi del mausoleo dell’imam Khomeini, dove un uomo armato ha aperto il fuoco, mentre una kamikaze si è fatta esplodere. Le vittime sono state in tutto 23, tra cui i 5 attentatori, mentre i feriti 52. Subito dopo l’accaduto, il ministro dell’Interno iraniano, Mohammad Hossein Zolfaghari, ha riferito che gli attentatori si erano introdotti all’interno del Parlamento travestiti da donne. Il 9 giugno 2017, l’ISIS ha rivendicato il doppio attentato attraverso un comunicato pubblicato dall’agenzia di stampa online dei terroristi, Amaq. Lo stesso giorno, le autorità di intelligence iraniane hanno annunciato l’arresto di 41 sospettati legati agli attacchi di Teheran, i quali sono stati scovati all’interno di nascondigli sparsi in tutto il Paese. Le autorità iraniane hanno altresì reso noto che, nel corso del mese di maggio 2017, il Ministero dell’Intelligence aveva identificato ed eliminato una cellula terroristica quasi ogni giorno, evitando il compimento di attacchi. Il 12 giugno 2017, il quotidiano iraniano in lingua inglese, Tehran Times, ha reso noto che il responsabile degli attacchi avvenuti nella capitale iraniana era stato ucciso. “La mente che ha architettato gli attentati contro il Parlamento ed il mausoleo di Khomeini è stata uccisa dalle forze di sicurezza”, ha affermato il ministro dell’intelligence iraniana, Mahmoud Alavi, spiegando che l’individuo in questione, il quale si trovava in un’area di confine, aveva lasciato il Paese subito dopo l’eliminazione dei terroristi che avevano effettuato gli attacchi. Alavi non ha rivelato alcun dettaglio riguardo alle operazioni, dicendo solo che il terrorista è stato ucciso in collaborazione con altre forze di intelligence. Infine, il 24 giugno 2017, alcuni militanti legati allo Stato Islamico sono stati arrestati in Iran con l’accusa di stare progettando attentati. I terroristi sono stati trattenuti nell’ambito di una serie di operazioni d’intelligence, durante le quali le forze iraniane hanno sequestrato materiale esplosivo ed altre attrezzature per commettere attacchi suicidi. In particolare, il materiale rinvenuto comprenderebbe 3 kalashnikov, 1 fucile Beretta dotato di silenziatore, una telecamera per la visione notturna, 3 cinture esplosive, 3 dispositivi mobili per esplosioni a distanza, una grande quantità di armi da fuoco, materiali per la creazione di bombe, detonatori, strumenti elettronici, radio e strumenti per la preparazione di ordigni.

Lo scorso marzo, i militanti dell’ISIS avevano diffuso un video di 36 minuti in lingua persiana, in cui minacciavano di colpire l’Iran per il suo governo, considerato non islamico e simile a quelli occidentali. Tuttavia, già tra il 2015 e il 2017, le autorità iraniane hanno reso noto di aver sventato più di 100 complotti terroristici. Alavi ha reso noto che, nel giugno 2016, l’intelligence aveva scoperto uno “dei più grandi piani” mai organizzati da alcuni gruppi che miravano a colpire Teheran e le altre principali città iraniane. Dal momento che l’Iran appoggia i governi sciiti della Siria e dell’Iraq, non vuole che gli islamisti sunniti riescano a rovesciarli. Per evitare ciò, Teheran ha appoggiato il regime siriano di Bashar al-Assad e del primo ministro iracheno, Haider al-Abadi, per contrastare lo Stato Islamico. Secondo quanto riferito dal quotidiano iraniano in lingua inglese, Tehran Times, il 21 novembre 2017, le forze armate in Siria e in Iraq, sostenute dai consiglieri militari iraniani, sono riuscite ad allontanare i militanti dello Stato Islamico dalle ultime roccaforti in entrambi i Paesi, dichiarando la piena vittoria sull’organizzazione.

Nel corso del 2017, al di là dell’attentato dello Stato Islamico, il 5 gennaio scorso, le Brigate dei Martiri al-Nasser Mohiuddin hanno fatto esplodere due oleodotti iraniani a Omidiyeh e Deylam, situati entrambi nella regione di Ahwaz, nota alle autorità iraniane come Khuzestan, nell’Iran sud-occidentale. La minoranza degli arabi Ahwazi reclama autonomia territoriale e indipendenza dalla Repubblica Islamica, accusata di opprimere e discriminare da decenni la popolazione di quell’area. Il movimento ha dichiarato che l’attacco agli oleodotti iraniani è avvenuto in risposta alla pubblicazione da parte del Ministero del Petrolio iraniano di una lista di 29 società petrolifere internazionali ammesse alle gare di appalto per progetti di estrazione e produzione petrolifera.

Il governo americano ha inserito l’Iran nella lista degli Stati sponsor del terrorismo nel 1984. Tale lista è stata introdotta dagli Stati Uniti nel 1979 per elencare quei Paesi che “avevano ripetutamente supportato atti di terrorismo internazionale”. L’inserimento al suo interno prevede una serie di misure unilaterali, tra cui un embargo sull’esportazione e l’acquisto di armi e altre iniziative punitive. La lista è regolata da tre leggi, quali la Sezione 6 dell’Export Administration Act, la Sezione 40 dell’Export Control Act e la Sezione 620 del Foreign Assistance Act. Secondo quanto riportato dal Country Report on Terrorism del governo statunitense, Teheran ha continuato la propria attività terroristica nel corso di tutto il 2016, supportando Hezbollah, i gruppi palestinesi nella striscia di Gaza e varie organizzazioni in Siria e in Iraq. In particolare, Washington accusa l’Iran di aver utilizzato le Islamic Revilutionary Guard Corps-Qods Force (IRGC-QF) per raggiungere i propri obiettivi e creare instabilità in Medio Oriente. A tal fine, le forze delle IRGC-QF sarebbero intervenute in Siria, in Iraq e altrove per supportare il terrorismo. Dal momento che il movimento sciita libanese Hezbollah è uno dei principali partner terroristici di Teheran, gli USA spiegano che la Siria e l’Iraq sono alleati cruciali dell’Iran, in quanto permettono il passaggio di armi fino al Libano. Il documento americano spiega che dalla fine del conflitto tra Israele e Hezbollah, nel 2006, Teheran ha fornito razzi, missili e piccola artiglieria al gruppo libanese, violando la Risoluzione 1701 del Consiglio di sicurezza dell’Onu, che prevedeva il disarmo di tutti i gruppi armati in Libano. L’Iran, oltre ad aver fornito armi ad Hezbollah, ha ospitato e addestrato molti dei suoi militanti presso campi istituiti nei propri territori. Teheran è inoltre accusata di fornire supporto ai combattenti sciiti in Afghanistan e in Pakistan, molti dei quali sono stati pagati per combattere in Siria al fianco di Assad. Storicamente, Teheran ha sempre supportato e addestrato i terroristi di Hamas e di altre fazioni palestinesi, tra cui la Palestinian Islamic Jihad e il Popular Front for the Liberation of Palestine General Command, che hanno commesso diverse azioni a Gaza e in Cisgiordania contro i civili e l’esercito israeliano e contro le forze di sicurezza egiziane nella Penisola del Sinai. Gli USA rietengono che le autorità iraniane abbiano appoggiato anche le milizie sciite in Bahrein per condurre azioni contro le sue forze di sicurezza. Occorre ricordare che il Bahrein è un Paese a maggioranza sciita governato da una monarchia sunnita, che teme le mire espansionistiche dell’Iran. Non a caso, il 6 gennaio 2016, gli ufficiali del Bahrein hanno smantellato una cellula terroristica legata all’Iranian Revolutionary Guard Corp, che pianificava di commettere una serie di attacchi sparsi in tutto il Paese. Infine, dal 2009, l’Iran è accusato di ospitare membri di al-Qaeda, permettendo loro di operare liberamente per colpire Paesi nemici. Il 2 maggio 2017, la pubblicazione da parte della CIA di mezzo milione di documenti raccolti durante il raid che uccise Osama Bin Laden ad Abbottabad, il 2 maggio 2011, ha posto il rapporto tra l’Iran e al-Qaeda sotto i riflettori. Gli ufficiali di intelligence americani sostengono che tali materiali dimostrino il legame tra il Paese e l’organizzazione terroristica, soprattutto grazie a un documento di 19 pagine, risalente al 2007, che contiene le dichiarazioni di un militante di alto grado, il quale svela il legame tra i due. In tutta reazione, il ministro degli Esteri, Javad Zarif, ha respinto le accuse del legame tra l’Iran e Al-Qaeda, definendolo un tentativo di coprire il ruolo dell’Arabia Saudita nell’attentato che ha colpito New York l’11 settembre 2001. Ad avviso del quotidiano inglese The Telegraph, a differenza dei rapporti tra l’Iran e Hezbollah e l’Iran e Hamas, che sono sempre stati evidenti, il legame con Al-Qaeda non era mai dimostrato esplicitamente prima della pubblicazione del materiale della CIA.

Secondo quanto riferito dal report americano, il governo iraniano sta portando avanti un robusto programma di cyberterrorismo per sponsorizzare attacchi contro le autorità straniere e entità del settore privato.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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