Rohingya: collaborazione tra Turchia e Bangladesh

Pubblicato il 23 dicembre 2017 alle 13:33 in Bangladesh Turchia

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La crisi dei Rohingya sta riavvicinando i governi della Turchia e del Bangladesh.

L’Agenzia di Coordinazione e Cooperazione Turca (TIKA), un’organizzazione umanitaria statale, da metà settembre ha cominciato a distribuire pasti e generi di prima necessità ai rifugiati della minoranza etnica dei Rohingya. La TIKA è supportata dall’Autorità di Gestione delle Emergenze e dei Disastri turca (AFAD) e dalla Direzione degli Affari Religiosi turca, che stanno inviando aiuti e somministrando cure mediche ai rifugiati.

I Rohingya, inizialmente, erano stanziati in Myanmar, ma non godevano della cittadinanza birmana, poiché i suoi membri vengono considerati immigrati clandestini del Bangladesh. A partire dall’ottobre 2016, l’esercito del Myanmar aveva avviato una violenta operazione militare nei loro villaggi, a nord dello Stato di Rakhine, costringendo oltre 600.000 persone a cercare rifugio in Bangladesh. La situazione è precipitata dal 25 agosto, giorno in cui i militanti islamisti Rohingya dell’organizzazione estremista ARSA hanno condotto una serie di attentati alle stazioni di polizia di confine, in Myanmar.

L’Alto Commissariato Onu per i Diritti Umani e le altre organizzazioni internazionali a tutela dei diritti umani hanno definito la campagna militare dell’esercito birmano contro i Rohingya come una deliberata azione di pulizia etnica. Alle Nazioni Unite è stato richiesto di imporre sanzioni ai danni del governo e dell’esercito del Myanmar per punire le violazioni dei diritti della minoranza durante la campagna militare, che prosegue ininterrotta da ottobre 2016. Recep Tayyip Erdogan, presidente turco e capo dell’Organizzazione della cooperazione islamica, è stato tra i primi a portare all’attenzione delle Nazioni Unite la situazione dei Rohingya e ha richiesto ai leader musulmani del mondo di fare pressioni sul Myanmar per costringerlo a fermare gli attacchi.

Il primo ministro turco, Binali Yildrim, il 19 dicembre, in occasione di una visita ufficiale in Bangladesh, ha descritto le uccisioni perpetrate dall’esercito birmano come un genocidio. A una conferenza stampa congiunta con la sua controparte bengalese, Sheikh Hasina, Yildrim ha dichiarato che la Turchia continuerà a contribuire e sostenere il primo ministro e il governo del Paese per la gestione della situazione. Il premier turco si è anche appellato alla comunità internazionale e in particolare alle Nazioni Unite, per far sì che la questione dei  Rohingya non venga più considerata un problema unicamente di pertinenza del Bangladesh. Hasina e Yildrim hanno altresì discusso l’importanza della promozione delle relazioni bilaterali in diversi settori, quali la cultura, l’istruzione e il commercio fra i loro due Paesi.

Le relazioni tra Bangladesh e Turchia sono sempre state positive, a parte un raffreddamento nel 2016, dopo che il governo di Dacca aveva arrestato e giustiziato alcuni leader dell’Associazione Islamica Bengalese, nonostante Ankara avesse più volte richiesto la loro liberazione. Tuttavia, in seguito alla condanna del fallito tentativo di colpo di stato turco, avvenuto il 15 luglio 2016, le relazioni fra i due Stati avevano cominciato a migliorare.

Numerose sono state le critiche della comunità internazionale nei confronti di Aung San Suu-kyi, leader del governo liberamente eletto del Myanmar e Premio Nobel per la Pace. La donna non ha espresso la sua opinione sulla situazione dei Rohingya e non ha fatto nulla per salvaguardarli. Secondo i suoi sostenitori, tuttavia, Aung San Suu-kyi non dispone del potere effettivo per piegare l’esercito, che è molto influente nelle decisioni dell’amministrazione.

Il governo del Myanmar ha negato le accuse di pulizia etnica e di aver commesso crimini contro l’umanità, ma ha vietato l’accesso ai giornalisti e agli investigatori delle Nazioni Unite nelle aree occupate dai Rohingya. L’esercito locale continua ad affermare che le azioni militari siano state una risposta agli attacchi coordinati effettuati da gruppi armati della minoranza etnica.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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