Rep. Centrafricana: donne e bambini principali vittime nel 2017

Pubblicato il 23 dicembre 2017 alle 6:21 in Africa Repubblica Centrafricana

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Secondo l’Unicef, il 2017 è stato un anno particolarmente difficile per le donne e i bambini della Repubblica Centrafricana.

La rappresentante dell’organizzazione umanitaria per il Paese africano, Christine Muhigana, ha spiegato che, nel corso degli ultimi mesi, le violenze nella repubblica Centrafricana sono aumentate, inizialmente soprattutto nelle regioni centrali e nord-orientali, per poi dilagare anche nel sud del Paese, che adesso è l’area più colpita. Da quando l’ex presidente, Francois Bozize, è stato rovesciato, il 10 dicembre 2012, la Repubblica Centrafricana, ex colonia francese, sta affrontando una crisi umanitaria che ha coinvolto più di 4.5 milioni di persone. Tale crisi è stata causata da un conflitto combattuto tra i militanti musulmani della fazione Seleka e la milizia cristiana anti-Balaka. Secondo le Nazioni Unite, più della metà della popolazione centrafricana necessita assistenza. Nonostante l’elezione democratica del presidente Faustin-Archange Touadéra, il 30 marzo 2016, abbia portato una relativa stabilità, il Paese è ancora afflitto da continui scontri.

In questo contesto, le donne e i bambini sono le principali vittime degli scontri. Non a caso, su 2,5 milioni di cittadini che necessitano supporto umanitario, 1,3 milioni sono minori. Attualmente, il 20% delle scuole sono chiuse per via della grave situazione di insicurezza, e quelle che sono rimaste aperte non dispongono di abbastanza insegnanti per il numero elevato di alunni. Le violazioni dei diritti umani sono altresì cresciute in maniera esponenziale, in quanto, nel 2017 è stato registrato un aumento del 50% rispetto al 2016 nel numero di bambini reclutati dai gruppi armati.

Christine Muhigana ha commentato dicendo di essere molto preoccupata di tale situazione, dal momento che la crisi sta avendo un impatto molto grave sui minori. “Abbiamo un’intera generazione che rischia di crescere traumatizzata, senza un’educazione regolare, un’assistenza medica decente e costantemente esposta ad orribili violenze”, ha spiegato la rappresentante dell’Unicef. Entro il 2018, è previsto che l’organizzazione umanitaria crei strutture scolastiche temporanee per istruire almeno 85,000 bambini, aiutando anche quelli che vengono rilasciati dai gruppi armati per reinserirli nella società. Fino ad ora, grazie a un rapido meccanismo di risposta, l’Unicef è stato in grado di fornire beni di prima necessità non alimentari a quali 25,000 famiglie, aiutando complessivamente 72,0000 cittadini.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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