ISIS: il piano per risorgere

Pubblicato il 23 dicembre 2017 alle 7:03 in Approfondimenti Medio Oriente

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il 9 dicembre, il primo ministro iracheno, Haider Al-Abadi, ha dichiarato: “Il sogno della liberazione adesso è realtà”, annunciando in questo modo la sconfitta definitiva dello Stato Islamico in Iraq. Qualche giorno prima, il 6 dicembre, il presidente russo, Vladimir Putin, aveva annunciato la sconfitta definitiva dell’ISIS sulle rive del fiume Eufrate, l’ultimo territorio che si trovava ancora sotto il controllo dell’organizzazione.

Lo Stato Islamico è stato sconfitto a livello militare e territoriale sia in Siria sia in Iraq. Nonostante ciò, l’ISIS continua costituire una minaccia a livello regionale e internazionale per quattro motivi principali. Il primo motivo è costituito dagli attacchi dei cosiddetti lupi solitari, persone che condividono l’ideologia dell’ISIS e decidono di rispondere alla richiesta dell’organizzazione di colpire i Paesi in cui vivono. Il secondo motivo è il ritorno dei foreign fighters, ovvero persone che hanno abbandonato i propri territori di origine per recarsi in Siria e in Iraq a combattere tra le fila dell’ISIS e che, dopo la sconfitta territoriale del califfato, torneranno in patria continuando a condividere, nella maggior parte dei casi, l’ideologia dell’organizzazione. Il terzo motivo per cui l’ISIS continua a costituire una minaccia a livello regionale e internazionale, nonostante sia stato sconfitto a livello territoriale, è l’esistenza di gruppi affiliati allo Stato Islamico che continuano a combattere per la causa dell’ISIS in numerosi Paesi. Il quarto motivo è costituito dalla possibilità concreta che il gruppo possa rinascere in altre parti del mondo, in particolare in Paesi in cui sono presenti “governi deboli”, con particolare riferimento alla Libia, o in cui il territorio nazionale è difficile da controllare, come nel caso della penisola del Sinai in Egitto. In Libia, in particolare, il 3 dicembre, il capo dell’Activation Committe of Security Services della città, Zarouk Asuiti, ha annunciato che l’ISIS si sta riunendo nel territorio a sud di Sirte.

Tali minacce sono reali e preoccupano notevolmente la comunità internazionale, tuttavia, esiste uno scenario ancora più pericoloso e temibile, ovvero la rinascita del califfato negli stessi Paesi in cui è appena stato sconfitto, in Siria e in Iraq. Secondo quanto si legge in un’analisi di Foreign Affairs dal titolo “ISIS Could Rise Again”, lo Stato Islamico si sta preparando a questa possibilità almeno dal 2016, molto prima della liberazione di Raqqa, capitale de facto del califfato e centro operativo dal quale l’organizzazione pianificava i propri attacchi, avvenuta il 17 ottobre 2017.

Il cambiamento per rispondere alle minacce esterne è una tattica più volte utilizzata dallo Stato Islamico, fin dalla sua nascita e per tutto il corso della sua storia. Da nascente movimento jihadista si è dedicato successivamente alla guerriglia, per poi creare il califfato, che si è espanso tra la Siria e l’Iraq. Adesso, dopo aver perso le principali città sotto il proprio controllo, in particolare Raqqa e Deir Ezzor in Siria, liberate rispettivamente il 17 ottobre e il 3 novembre, e Mosul e Rawa in Iraq, sottratte all’organizzazione rispettivamente il 9 luglio e il 17 novembre, l’ISIS si sta trasformando nuovamente e sta diventando un’organizzazione di insorti. Nonostante i numerosi cambiamenti a livello organizzativo e strutturale, lo Stato Islamico non ha mai alterato il proprio obiettivo più profondo, che rimane, anche oggi, la creazione del califfato musulmano, considerato, nella sua ideologia, l’epoca d’oro dell’Islam che i musulmani di tutto il mondo devono aspirare a ricreare.

Oggi, l’ISIS si trova ad affrontare grandi sfide, dal momento che ha perso capacità militari e forza lavoro. Le sue unità militari sono state in larga parte distrutte o sono cadute a pezzi a causa delle lotte intestine e della resa di molti soldati. Tuttavia, l’organizzazione può ancora contare su numerosi membri dedicati alla causa e al tempismo che ha dimostrato nel trasformarsi in un’organizzazione di insorti. A ciò si aggiunga che lo Stato Islamico aveva già superato difficoltà, simili a quelle che sta vivendo adesso, negli anni 2000. Recentemente, infatti, i leader dello Stato Islamico hanno iniziato a paragonare la situazione attuale dell’organizzazione a quella in cui versava nel 2008, quando era passato da essere un movimento jihadista alla guerriglia e al terrorismo, ponendo le basi per la creazione del califfato. Nel 2008, il programma delle forze di sicurezza irachene, sostenute dagli Stati Uniti, aveva allontanato i militanti dell’ISIS dai territori centrali e occidentali dell’Iraq, costringendo le milizie restanti a nascondersi nell’area intorno a Mosul. Sebbene costretta a nascondersi, l’organizzazione utilizzava tale area come base per organizzare, reclutare e finanziare le cellule in tutto il Paese. Nello stesso periodo, i capi dello Stato Islamico avevano iniziato a spiegare le forze dei servizi segreti dell’organizzazione, Emni, che avevano il compito di uccidere gli oppositori politici sunniti, che ostacolavano le loro attività, promettendo di diminuire le operazioni violente contro i settori economici importanti, in cambio di supporto politico e monetario. La strategia messa in atto dall’ISIS consisteva nell’alimentare il conflitto tra sciiti e sunniti, emergendo, quindi, come unica speranza per gli iracheni sunniti. In questo contesto, Emni terrorizzava i rivali e le aziende locali per ricostruire le capacità dell’organizzazione ed esasperava il governo sciita affinché reagisse in maniera eccessiva per paura di una minaccia di un gruppo terroristico sunnita, intensificando in questo modo il conflitto settario, che nel 2003 aveva consentito al gruppo di nascere. Con lo scoppio della primavera araba e l’inizio del conflitto civile in Siria, nel marzo 2011, l’ISIS ha colto immediatamente l’occasione per sfruttare la debolezza dello Stato e ha mandato i propri seguaci nel Paese, dove hanno stabilito una nuova base da cui condurre le proprie operazioni.

Secondo l’analisi di Foreign Affairs, oggi l’ISIS starebbe mettendo in atto una strategia simile, riuscendo già a ottenere alcuni successi. In Iraq, l’organizzazione è riuscita a condurre attacchi terroristici nei territori liberati dalla coalizione internazionale, a guida americana, in particolare a Fallujah e a Ramadi, e in altre aree che non controllava neanche quando era all’apice dell’espansione, tra le quali i governatorati di Baghdad e Diyala. Come ha fatto negli anni 2000, l’ISIS sta lavorando per provocare il governo dell’Iraq, affinché reprima i sunniti, il principale gruppo da cui vengono reclutati i membri dell’ISIS e la base per la sua legittimazione politica.

In altre parole, come ha già fatto in passato, sia in Iraq sia in Siria, l’ISIS sta cercando di sfruttare le condizioni che possono risultarle favorevoli, inoltre, la conoscenza del territorio e la rete di intelligence dell’organizzazione danno all’ISIS l’opportunità di re infiltrarsi in territori chiave dai quali operare clandestinamente.

Le prospettive per il successo della nuova strategia dell’ISIS in Iraq e in Siria si basano su tre fattori. Il primo fattore è costituito dalla qualità della governance e la leadership sunnita, legittima nei territori sunniti. Il secondo fattore è la continuazione delle politiche settarie dominate dai gruppi sciiti. Il terzo fattore è costituito dalla capacità delle istituzioni di iniziare a ricostruire le aree sunnite distrutte nella lotta contro l’ISIS.

Sia in Iraq sia in Siria, l’ultima rinascita dell’ISIS era stata possibile grazie alle politiche repressive e discriminatorie del governo e al vuoto della sicurezza. Se si lavorerà per impedire la creazione di tali condizioni, l’ISIS non potrà più attuare il proprio schema e sarà più difficile per l’organizzazione risorgere nei due Paesi.  

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.