Catalogna: maggioranza assoluta indipendentista

Pubblicato il 22 dicembre 2017 alle 5:45 in Europa Spagna

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I tre partiti indipendentisti hanno conquistato la maggioranza assoluta al parlamento catalano, nonostante la forte crescita in voti dei partiti unionisti. Il voto restituisce una Catalogna spaccata a metà come previsto. I partiti non-indipendentisti hanno conquistato 170.000 voti in più rispetto agli indipendentisti, ma questi hanno conquistato la maggioranza assoluta (70 seggi su 135), come risultato di una legge elettorale in cui le provincie minori assegnano, in proporzione, più seggi di quanti ne assegni Barcellona. 

L’affluenza, superiore all’81% ha superato ogni precedente record. Nel 2015 si era recato alle urne poco meno del 74,95% dei catalani.

Il partito più votato è Ciudadanos, la lista liberale unionista guidata da Inés Arrimadas, che ha conquistato il 25,4% dei voti e 37 seggi, undici in più rispetto al 2015. È la prima volta nella storia della democrazia spagnola che in Catalogna vince le elezioni un partito non-nazionalista. Nel 1999 il Partito Socialista conquistò più voti dei nazionalisti di Convèrgencia i Unió, ma meno seggi. Ciudadanos è, inoltre, l’unico partito a superare il milione di voti. Per la lista liberale, nata proprio in Catalogna nel 2006, è la prima vittoria elettorale in un’elezione autonomica. 

“Abbiamo mandato un messaggio al mondo: la maggioranza dei catalani si sente catalana, spagnola ed europea e continuerà ad esserlo” – ha dichiarato la vincitrice delle elezioni, Inés Arrimadas, che ha sottolineato come “gli indipendentisti non potranno parlare più a nome di tutti, la Catalogna è plurale, la Catalogna siamo tutti”.

Arrimadas ha promesso che continuerà a lottare per difendere l’unità nazionale e per cambiare una legge elettorale ingiusta che dà più seggi a chi ha meno voti, ribadendo come le tre liste indipendentiste non superino il 47% dei voti. 

Secondo partito è, a sorpresa, Junts per Catalunya del presidente deposto Carles Puigdemont. Ribaltando i pronostici la lista indipendentista di centro-destra ha superato, per pochi decimi di voto e due seggi i repubblicani di sinistra dell’ex vicepresidente Oriol Juqueras (21,7% a 21,4% e 34 seggi a 32 rispettivamente). I due partiti, che nel 2015 avevano concorso con una lista unica, in totale conquistano 66 seggi, 4 in più rispetto al parlamento uscente. 

I leader indipendentisti, tanto di destra come di sinistra, hanno sottolineato come “i catalani hanno votato per la Repubblica, Carles Puigdemont è il presidente legittimo della Generalitat e Rajoy ha perso”. “Applaudite, la Repubblica ha vinto” – ha dichiarato Marta Rovira, vicepresidente di Sinistra Repubblicana di Catalogna.

Junts per Catalunya e Sinistra repubblicana raggiungerebbero la maggioranza assoluta se ripetessero l’alleanza tattica con la sinistra anti-sistema indipendentista della Candidatura d’Unitat Proletária, che ha conquistato il 4,4% e 4 seggi, 6 in meno rispetto al parlamento uscente. “Per la Repubblica” gli anti-sistema si erano detti pronti a votare nuovamente per Puigdemont, ma la pesante sconfitta subita ha fatto sorgere voci critiche sul voto a un altro “governo di destra, che parla catalano, ma sempre di destra”.

Il partito socialista catalano di Miquel Iceta ha conquistato un seggio, passando da 16 a 17, con il 13,9% mentre cala da 11 a 8 seggi l’alleanza tra Catalunya en Comú e Podemos, fortemente voluta dal sindaco di Barcellona Ada Colau e guidata dal deputato nazionale Xavier Domenech. Ultimo, in voti e seggi, il Partito Popolare di Mariano Rajoy, che con il 4,2%, ha conservato solo 3 degli 11 seggi che aveva nel parlamento uscente. 

Iceta, uno dei mediatori tra Puigdemont e Rajoy nel momento più acuto della crisi di ottobre, ha sottolineato la propria tristezza per la maggioranza indipendentista e ha invitato il prossimo governo catalano a “rispettare la legge” e il governo spagnolo a “dialogare con il governo che eleggerà il parlamento catalano”.

“È un pessimo risultato – ha ammesso il leader dei popolari catalani Xavier García Albiol – guardiamo al futuro della Catalogna con grandissima preoccupazione, noi costituzionalisti non siamo riusciti a strappare la maggioranza agli indipendentisti”.

Nelle provincie di Barcellona e Tarragona la lista più votata è stata Ciudadanos, e la somma dei partiti non-indipendentisti supera il 50%, mentre nelle provincie di Girona e Lleida il partito più votato è stato Junts per Catalunya. In entrambe le provincie le forze indipendentiste hanno superato il 65% dei voti. A Barcellona e nelle altre dieci città più popolose della regione ha vinto Ciudadanos.

Il governo centrale aveva assicurato che avrebbe rispettato una Generalitat indipendentista qualora questa si impegni a rispettare la legge. “Continueremo a far rispettare la Costituzione, anche contro i nostri interessi” – ha dichiarato il portavoce del Partito Popolare Pablo Casado.

Parlando da Bruxelles Puigdemont ha sottolineato la legittimità del suo governo, la “vittoria della Repubblica catalana e la sconfitta dello Stato spagnolo”.

La formazione del nuovo governo catalano si preannuncia lunga e complicata, anche perché, qualora tornasse dal Belgio, Carles Puigdemont verrebbe immediatamente arrestato per i reati legati all’organizzazione del referendum del 1 ottobre. Lo stesso problema riguarda diversi eletti indagati per gli stessi reati e, ovviamente, coloro che sono ancora in galera, tra cui Oriol Junqueras.

 

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

 

di Redazione

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