Theresa May in Polonia dopo tensioni tra Varsavia e Bruxelles

Pubblicato il 21 dicembre 2017 alle 18:13 in Europa UK

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La premier inglese, Theresa May, è volata in Polonia per incontrare il nuovo omologo polacco, Mateusz Morawiecki, per rafforzare la cooperazione difensiva tra i due Paesi.

La visita avviene ad un giorno di distanza dall’annuncio dell’Unione Europea di voler avviare procedure disciplinari contro il governo di Varsavia per le proposte di riforma giudiziaria, definite “autoritarie”. Il 20 dicembre, la Commissione europea ha invocato per la prima volta l’Articolo 7.1 del Trattato sull’Unione Europea, il quale prevede sanzioni fino alla riduzione degli aiuti e alla sospensione dei diritti di voto.

Il Regno Unito, al momento, è rimasto neutrale di fronte alla questione ma, secondo quanto riportato dal quotidiano inglese The Independent, eventuali complicazioni tra la Polonia e l’UE faranno emergere tensioni con il Regno Unito, in quanto Londra considera la Polonia un alleato chiave nei negoziati per la Brexit. Il portavoce della May ha riferito alla stampa che la premier parlerà con Morawicki riguardo alla disputa con Bruxelles, esortandolo a trovare un compromesso.

Nel corso della visita in Polonia, è previsto che la May annunci la firma di un trattato di cooperazione nell’ambito della difesa, che è stato definito “un potente simbolo della collaborazione continuativa e vicina” tra Londra e Varsavia. La premier inglese è convinta che la Brexit non indeboliranno le relazioni con la Polonia ma che, al contrario, le rafforzerà. Secondo la BBC, la May annuncerà anche un fondo del valore di 5 milioni di sterline per attuare un piano congiunto con la Polonia, volto a contrastare le operazioni mediatiche russe, causa di disinformazione. Parte dei soldi, infatti, andranno al canale televisivo polacco Belsat, le cui strutture hanno sede in Bielorussia, uno degli alleati più vicini a Mosca dell’aera.

Il governo della Polonia, guidato da un partito di destra dal 2015, la scorsa estate ha approvato tre riforme del sistema giudiziario che conferiscono al ministro della Giustizia e ai parlamentari maggiori poteri. La prima riforma prevede che i giudici della Corte Suprema si dimettano, lasciando le nuove nomine al ministero della Giustizia. La seconda riforma assegna ai politici il controllo sui seggi del Consiglio Giudiziario Nazionale, che nomina i giudici della Corte. La terza, invece, permette al ministro della Giustizia di selezionare e licenziare i giudici nei tribunali di livello più basso. Ad avviso del partito di governo, tali riforme sono necessarie a frenare l’inefficienza, la corruzione e l’influenza dell’ex classe politica comunista nel Paese.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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