Gerusalemme: le minacce di Trump all’Onu

Pubblicato il 21 dicembre 2017 alle 11:15 in Israele Palestina USA e Canada

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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha minacciato di sospendere l’emissione di aiuti finanziari ai Paesi che voteranno a favore della Risoluzione in seno all’Assemblea Generale dell’Onu contro il riconoscimento statunitense di Gerusalemme come capitale di Israele.

Le dichiarazioni di Trump hanno fatto seguito a quanto annunciato dall’ambasciatrice americana presso l’Onu, Nikki Haley. In una lettera inviata martedì 19 dicembre a circa 180 Stati membri dell’Assemblea Generale, la Haley aveva minacciato che gli Stati Uniti si sarebbero ricordati di coloro che avrebbero votato a favore dell’approvazione della Risoluzione. Trump ha lodato l’iniziativa dell’ambasciatrice e ha minacciato di sospendere i finanziamenti ai Paesi che vorranno approvare la mozione. Questa dichiarazione, secondo la testata inglese The Guardian, si riferirebbe soprattutto ai Paesi dell’Africa, Asia e America Latina, che sono più vulnerabili alle pressioni americane. Secondo dati dell’USAID, l’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale, nel 2016 Washington ha fornito  assistenza economica e militare del valore di circa 13 miliardi di dollari ai Paesi dell’Africa sub-Sahariana, di 1,6 miliardi di dollari agli Stati dell’Asia orientale e dell’Oceania, di 13 miliardi di dollari al Medio Oriente e al Nord Africa, di 6,7 miliardi agli Stati dell’Asia meridionale e centrale e di 1,5 miliardi in Europa ed Eurasia.

L’Egitto, che ha proposto la bozza di Risoluzione contro il riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele, lunedì 18 dicembre, è particolarmente esposto alla minaccia di Trump, in quanto solo nel 2016 ha ricevuto più di un miliardo di dollari in aiuti finanziari da Washington. Secondo la testata inglese, anche il Regno Unito potrebbe essere incluso nelle dichiarazioni di Trump, in quanto Londra spera di negoziare con Washington un accordo commerciale post-Brexit.

Lunedì 18 dicembre, in una prima votazione in seno al Consiglio di Sicurezza, 14 dei 15 membri avevano votato a favore del documento, che è stato poi bloccato dal veto degli Stati Uniti. In seguito, alcuni Paesi arabi e musulmani hanno deciso di trasferire la proposta di Risoluzione all’Assemblea Generale dell’Onu, composta da 193 membri, dove nessuno Stato ha la possibilità di bloccare le mozioni. Nonostante una Risoluzione dell’Assemblea non abbia lo stesso peso di una approvata dal Consiglio di Sicurezza, la sua ratificazione ha comunque un peso politico importante.

Il documento riaffermerebbe 10 Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza su Gerusalemme, che risalgono al 1967, inclusa la condizione secondo la quale lo status ultimo della città deve essere deciso con negoziati diretti tra Israele e Palestina. Inoltre, il documento afferma che ogni decisione o azione che abbia alterato le caratteristiche, lo status o la composizione demografica della Città Santa non ha effetto legale e deve essere revocata. Infine, la nuova Risoluzione richiede a tutti gli Stati di adattarsi alle decisioni del Consiglio di Sicurezza e di non permettere nessuna azione o misura contraria ai documenti approvati in precedenza.

In risposta alle minacce americane, il ministro degli Esteri palestinese, Riyad al-Maliki, e il ministro degli Esteri turco, Mevlüt Çavuşoğlu, hanno riferito di ritenere che gli Stati membri dell’Onu continueranno ad ignorare le pressioni da parte di Washington. Mercoledì 20 dicembre, al-Maliki aveva altresì accusato gli Stati Uniti di minacciare i membri dell’Assemblea prima del voto mediante la distribuzione della lettera della Haley.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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