Marocchino arrestato a Genova accusato di essere un membro dell’ISIS

Pubblicato il 20 dicembre 2017 alle 6:01 in Europa Italia

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Il marocchino 29enne, Nabil Benhamir, arrestato lo scorso agosto a Genova per maltrattamenti, secondo le indagini della Digos, sarebbe un esponente dell’ISIS rientrato in Europa dal Medio Oriente.

L’obiettivo del marocchino era quello di addestrare altri seguaci dello Stato Islamico in Italia a costruire ordigni esplosivi con cui compiere attentati. Sembra altresì che Benhamir fosse in attesa della chiamata ufficiale per immolarsi per la causa jihadista. In seguito a tali scoperte, è scattata un’ordinanza con cui è stata predisposta la custodia in carcere. Le indagini delle forze anti-terrorismo italiane hanno rivelato che sul telefonino del marocchino erano presenti video di propaganda dell’ISIS e di istruzioni per fabbricare bombe rudimentali. Benhamir faceva altresì parte di gruppi chiusi su Telegram e Whatsapp, attraverso cui comunicava con i propri mandanti.

Secondo quanto riportato dal Ministero dell’Interno, entro il 17 dicembre 2017, sono stati espulsi complessivamente dall’Italia 102 individui per motivi di sicurezza, legati a minacce di estremismo religioso. Benhamir non è il primo cittadino marocchino ad essere incolpato di terrorismo in Italia, in quanto il 19 novembre, due suoi connazionali e 1 tunisino sono stati allontanati, sospettati di appoggiare la causa jihadista. I due marocchini, in particolare, erano in contatto via Facebook con diversi combattenti stranieri che si trovavano in Medio Oriente. Successivamente, il 21 novembre, un altro marocchino è stato espulso perché coinvolto in attività di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

All’inizio di dicembre, in occasione di un intervento a Bruxelles, Minniti aveva posto l’attenzione sui foreign fighters, riferendo che, adesso che l’ISIS è stato sconfitto militarmente in Siria e in Iraq, molti di loro potrebbero tentare di rientrare in Europa, infiltrandosi tra i flussi migratori. Alla luce di ciò, il controllo dei confini meridionali della Libia e delle rotte migratorie del Mediterraneo, ad avviso del ministro, sono cruciali anche per contrastare il terrorismo. “Siamo di fronte a uno scacco militare, e ciò presuppone una fuga, una ritirata confusa, una diaspora di ritorno. Se c’è questa possibilità dobbiamo comprendere che l’incrocio tra i terroristi e i flussi migratori è un’ipotesi che non possiamo scartare”, aveva precisato con riferimento ai combattenti stranieri che si erano uniti all’ISIS.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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