Immigrazione: Minniti presenta nuovo modello di accoglienza diffusa

Pubblicato il 20 dicembre 2017 alle 11:31 in Immigrazione Italia

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Il ministro dell’Interno, Marco Minniti, ha presentato il nuovo modello di accoglienza diffusa dei migranti al Maschio Angioino di Napoli.

Il documento, firmato da 265 sindaci dei comuni campani, mira a migliorare il sistema di accoglienza dei richiedenti asilo. Ad avviso di Minniti, il protocollo costituisce “una riforma all’accoglienza, una visione comune che consentirà di affrontare una questione storica dell’Italia, tenendo insieme i principi dell’umanità, dell’integrazione e della sicurezza”. L’obiettivo dell’accoglienza diffusa è quello di eliminare i grandi centri che, secondo il ministro, per quanto le autorità possano sforzarsi a gestirli, non possono essere considerati la principale via di integrazione in Italia. Come aveva affermato al seminario del CeSPI a Bruxelles, il 4 dicembre scorso, Minniti ritiene che l’integrazione sia cruciale sia per una gestione efficiente dell’immigrazione, sia per evitare la fusione tra quest’ultima e il terrorismo. In tale senso, l’accoglienza diffusa aiuterà a distribuire e integrare meglio i migranti in tutto il territorio italiano. “Accettare piccoli numeri consente di superare le diffidenze. In una democrazia bisogna tenere in conto entrambi i diritti, quelli di chi è accolto, e quelli di chi accoglie”, ha spiegato il ministro. Minniti ha continuato dicendo che è necessario cancellare la parola “emergenza” in relazione alle questioni sull’immigrazione, definendola piuttosto un fenomeno strutturale. Grazie alle azioni effettuate dal governo italiano, ha concluso Minniti, sono state create le condizioni per governare i flussi migratori e mettere in atto l’accoglienza diffusa. Adesso, se tutti i sindaci saranno collaborativi, tale modello potrà essere applicato definitivamente per portare alla chiusura dei grandi centri di accoglienza.

La classificazione effettuata finora dal Ministero dell’Interno, basata sulla differenziazione degli status giuridici degli stranieri, prevedeva 4 i tipi di strutture dedicate alla prima accoglienza dei migranti. I primi erano i Centri di primo soccorso e accoglienza (Cpsa), con sede a Agrigento, Lampedusa, Cagliari, Elmas, Lecce, Otranto, Ragusa e Pozzallo. In queste strutture, i migranti potevano richiedere protezione internazionale o asilo e, in base alla valutazione sul loro status, venivano poi trasferiti altrove. La seconda tipologia di centri esistenti in Italia erano i Centri di accoglienza (Cda), i quali garantivano una forma di prima assistenza dei richiedenti asilo, in attesa della definizione della loro condizione giuridica sul territorio italiano. Accanto ad essi, il Ministero posizionava i Centri di accoglienza per i richiedenti asilo (Cara). Infine, coloro che erano giunti in Italia in modo irregolare e non presentavano una richiesta di asilo, o non avevano i requisiti per presentarla, venivano mandati presso i Centri di identificazione e espulsione (Cie), ubicati a Torino, Roma, Bari, Trapani e Caltanissetta. In tali strutture, i migranti dovevano essere trattenuti per un massimo di 90 giorni, estendibili tuttavia a 12 mesi.

Lo scorso febbraio, il ministro dell’interno, Marco Minniti, e il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, hanno presentato al Governo il testo di un decreto per introdurre misure volte ad accelerare le procedure di asilo, rimpatrio ed espulsione. La riforma Minniti-Orlando è divenuta operativa il 17 agosto 2017, e ha introdotto un sostanziale cambiamento, sostituendo i CIE con i Centri di Permanenza e Rimpatrio (CPR), da istituire uno in ogni regione, per un totale di 20 strutture da 100 posti ciascuna. La riforma prevede altresì l’istituzione di giudici speciali dedicati interamente alle richieste di asilo e dei rimpatri, scelti tra magistrati con una profonda conoscenza del fenomeno migratorio. Una volta che i migranti sono passati per le hub regionali o i centri di prima accoglienza, il Ministero dell’Interno prevede lo SPAR, il Sistema di Protezione e Accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati, il quale è costituito dalla rete degli enti locali che vi accedono e mette a disposizione un’accoglienza di tipo integrato. 

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Sofia Cecinini

di Redazione

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