Onu: veto degli Stati Uniti sulla Risoluzione di Gerusalemme

Pubblicato il 19 dicembre 2017 alle 11:41 in Israele Palestina USA e Canada

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Gli Stati Uniti hanno posto il veto sulla Risoluzione dell’Onu per respingere la decisione di Washington di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele.

Lunedì, 18 dicembre, il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha sottoposto al voto dei membri la Risoluzione, proposta dall’Egitto, la quale vuole altresì impedire che l’ambasciata statunitense venga spostata da Tel Aviv a Gerusalemme.

La bozza della Risoluzione, ottenuta da Al Jazeera prima della sua pubblicazione, era stata scritta con un linguaggio estremamente neutro e non nominava in modo esplicito gli Stati Uniti. Questa decisione non è stata gradita dai delegati palestinesi, che volevano invece che il nome del Paese figurasse nero su bianco, come ha spiegato il giornalista dell’emittente qatarina, Mike Hanna. La decisione di stilare un documento neutro era stata presa per evitare che i rappresentanti di Washington esercitassero il loro diritto di veto. Il Consiglio di sicurezza è composto da cinque membri permanenti, quali Cina, Francia, Russia, Regno Unito e Stati Uniti, e da dieci membri non permanenti. Il veto da parte di uno dei cinque membri permanenti è in grado di bloccare le proposte dal Consiglio.

La Risoluzione proposta dall’Egitto riconfermava la posizione sostenuta dall’Onu in merito allo status di Gerusalemme. Riprendendo le decisioni dell’Assemblea Generale e del Consiglio di sicurezza sviluppate negli ultimi decenni, il documento stabiliva che ogni azione o decisione in grado di alterare le caratteristiche, lo status o la composizione demografica della Città Santa di Gerusalemme non avevano effetto legale e dovevano essere annullate, in conformità con le Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza. Il documento, inoltre, richiedeva agli Stati membri delle Nazioni Unite di non trasferire le loro missioni diplomatiche a Gerusalemme.

Durante la votazione, tutti i membri si sono espressi in favore della Risoluzione, tranne Nikki Haley, l’ambasciatrice degli Stati Uniti presso l’Onu, che ha esercitato il diritto di veto. L’ambasciatore di Israele ale Nazioni Unite, Danny Danon, ha commentato dichiarando che non esiste voto o dibattito che cambi la realtà di ciò che è Gerusalemme, ossia la capitale di Israele. Dal momento che il veto statunitense era previsto, i palestinesi hanno immediatamente pensato di passare la Risoluzione all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, in seno alla quale ogni membro ha il diritto di voto ma non di veto. Una Risoluzione passata da questo organo non ha quindi lo stesso peso di un documento approvato dal Consiglio di Sicurezza, ma potrebbe mostrare un consenso internazionale contro la decisione del presidente americano, Donald Trump. Questa soluzione era già stata suggerita dal leader turco, Recep Tayyip Erdoğan, il 13 dicembre, durante la conferenza dell’Organizzazione della cooperazione islamica tenutasi a Istanbul.

Il presidente palestinese, Mahmud Abbas, ha commentato affermando che verranno avviate azioni diplomatiche, politiche e legali contro l’annuncio di Trump su Gerusalemme. Abbas ha altresì dichiarato che avrebbe richiesto l’entrata della Palestina come stato membro dell’Onu, nonostante un tentativo simile sia già fallito nel 2011. Attualmente, lo status del Paese presso le Nazioni Unite è quello di “osservatore”, il che significa che i suoi rappresentanti hanno la possibilità di prendere la parola, ma non hanno il diritto di votare le Risoluzioni.

Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, in seguito al risultato della conferenza, ha pubblicato un video su Twitter in cui ringrazia l’ambasciatrice Haley e il presidente Trump.

Il 6 dicembre 2017, con un discorso pronunciato alla Casa Bianca, Trump ha ufficialmente riconosciuto Gerusalemme come capitale di Israele, annunciando la decisione di spostare l’ambasciata americana da Tel Aviv, dove si trova dal 1996, alla Città Santa. Questa decisione ha causato una serie di proteste in Palestina e nel mondo. Gli ultimi disordini si sono verificati a Jakarta, in Indonesia, il 17 dicembre, quando oltre 80.000 persone si sono riunite davanti l’ambasciata americana della città.

A causa dell’importanza di Gerusalemme per le tre religioni abramitiche, Islam, Giudaismo e Cristianesimo, la città è da tempo un punto di scontro nella guerra tra Palestina e Israele. Nel 1967, Israele ha occupato la parte orientale della Città Santa e nel 1980 l’ha proclamata capitale indivisibile ed eterna del proprio Stato. Tuttavia, la sovranità israeliana non è stata riconosciuta da nessun Paese del mondo. Anche la Palestina considera la zona orientale di Gerusalemme come la capitale del futuro Stato palestinese e, in seguito alla decisione di Trump, i leader del Paese hanno dichiarato che ogni cambiamento sullo status della Città Santa implicherà la fine del processo di pace permesso dalla soluzione a due Stati. L’ambasciatrice Haley ha risposto a questa affermazione insistendo sul fatto che la decisione di Washington non influenzerebbe in nessun modo il processo di pace, aggiungendo anche che gli Stati Uniti vogliono ancora partecipare alla direzione delle trattative.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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