Haftar: l’Accordo di Skhirat è scaduto

Pubblicato il 19 dicembre 2017 alle 16:13 in Africa Libia

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Khalifa Haftar, capo della Libyan National Army e uomo forte del governo di Tobruk, ha affermato che il mandato del governo di Tripoli, supportato dall’Onu, è scaduto e pertanto non riconoscerà più nessuna istituzione o accordo da esso scaturito, incluso il Consiglio presidenziale e il Consiglio di Stato.

In un’intervista televisiva in occasione del secondo anniversario dell’Accordo di Skhirat, firmato il 17 dicembre 2015, Haftar ha affermato che le decisioni prese con l’approvazione di tale documento non sono più legittime, in quanto aveva una validità di due anni. Il capo militare ha altresì affermato che il suo esercito è l’unica forza militare libica da riconoscere, e che non si sottometterà a nessun partito che non sia eletto dal popolo. La comunità internazionale, tuttavia, ha respinto la sua dichiarazione, affermando che l’accordo non è ancora stato approvato dalla Camera dei Rappresentanti e, fino a quel momento, non avrà scadenza.

In risposta alle dichiarazioni di Haftar, Fayez Serraj, il premier del governo di Tripoli, riconosciuto a livello internazionale, ha ribadito che il patto non ha un termine, sottolineando che il passaggio di potere potrà essere eseguito solamente attraverso elezioni libere e trasparenti. Il suo governo, pertanto, continuerà a lavorare regolarmente per soddisfare i bisogni dei cittadini.

Successivamente alla dichiarazione di Haftar, il presidente della Camera dei rappresentanti di Tobruk, Aguila Saleh Issa, ha richiesto che vengano indette elezioni presidenziali e parlamentari nel 2018. In un discorso precedente, il generale Haftar aveva affermato che “avrebbe rispettato il volere libero del popolo libico” per quanto riguarda la sua candidatura alle elezioni. Anche il figlio del deceduto dittatore Mu’ammar Gheddafi, Saif Al-Islam, desidera concorrere alle presidenziali libiche del prossimo anno, come riporta il portavoce della famiglia Gheddafi, Basem Al-Hashimi Al-Soul. Al-Islam ha già preparato un programma, in via di pubblicazione, che include alcuni procedimenti che il figlio di Gheddafi vorrebbe che l’Onu approvasse, per aiutare la Libia a cominciare un processo di stabilità. Il suo obiettivo è quello di coordinare tutte le fazioni libiche per imporre più sicurezza nel Paese.

Mercoledì 13 dicembre, durante un panel al Valdai Club, in Russia, il ministro degli Esteri del governo di Tripoli, Mohamed Siala, ha affermato che le elezioni presidenziali in Libia potrebbero tenersi a metà del 2018. Tuttavia, Ghassam Salamé, l’inviato dell’Onu in Libia, ha sottolineato che è necessario che nel Paese vengano prima approvate nuove condizioni legislative, tecniche e di sicurezza, così da permettere a tutti i possibili candidati la libertà di concorrere alla carica. Salamé ha aggiunto che è necessario, inoltre, che anche i risultati vengano accettati, ancor prima che le elezioni abbiano luogo. Solamente quando queste condizioni saranno soddisfatte, a suo avviso, si potrà votare per il Parlamento e per eleggere il nuovo presidente in Libia.

Dopo il rovesciamento del regime di Gheddafi, nell’ottobre 2011, nel Paese nordafricano sono stati creati due governi rivali, uno a Tobruk e l’altro a Tripoli. Con l’Accordo di Skhitar del 17 dicembre 2015, le due entità politiche avrebbero dovuto riconoscere un nuovo, unico governo con sede a Tripoli, supportato dalle Nazioni Unite. Tuttavia, ancora oggi, Serraj non è stato riconosciuto dalle altre entità politiche libiche.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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