Nepal: elezioni vinte da coalizione comunista

Pubblicato il 17 dicembre 2017 alle 19:14 in Asia Nepal

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Le elezioni parlamentari in Nepal sono state vinte da una coalizione comunista del Partito Comunista Unificato e del Partito Comunista del Nepal.

Il 7 dicembre si sono concluse le elezioni parlamentari in Nepal con la chiusura dei seggi, ma soltanto questa settimana sono stati resi noti i risultati. La coalizione formata dai due politici Pushpa Kamal Dahal, del Partito Comunista Unificato (maoista), e Khadga Prasad Sharma Oil, del Partito Comunista del Nepal (marxista-leninista unificato) ha ottenuto la maggioranza sia al Parlamento che all’Assemblea Provinciale, con un totale di 3,173,494 voti. Oli sarà il nuovo premier nepalese, mentre Dahal sarà il suo vice.
Il nuovo governo dovrà affrontare numerose sfide, tra le quali la ricostruzione del Paese dopo il devastante terremoto avvenuto il 25 aprile 2015 e le proteste dei Madhesi. L’unico dei sette stati nepalesi in cui la coalizione di Oli non ha vinto è stato quello in cui si trova questa minoranza che, in seguito alla nuova divisione del Nepal, voluta dalla Costituzione del 2015, ha visto i propri territori ancestrali ridotti e divisi da nuovi confini. Oli ha dichiarato che le priorità della sua agenda sono la prosperità e lo sviluppo economico, così come la creazione di nuove opportunità di lavoro in diversi settori, quali quello industriale, agricolo e turistico.

Il Nepal è uno Stato che confina unicamente con la Cina e l’India. Con quest’ultima, i rapporti diplomatici sono forti grazie anche al confine aperto che ha promosso il commercio e ha permesso a milioni di lavoratori nepalesi di spostarsi per trovare lavoro. I rapporti con Pechino, invece, saranno i più amichevoli mai promossi dal Nepal dal regno di Gyanendra Shah, l’ultimo re del Paese. Già nel 2015 Oli, che in quel periodo era il primo ministro, firmò accordi commerciali e di transito con la Cina. Il nuovo governo, secondo The Economist, presenterà alla Cina una lista di investimenti futuri che includeranno aeroporti, autostrade e ferrovie per connettere Kathmandu con il Tibet. In questo modo, il Paese sarà meno dipendente dall’India, anche se i democratici nepalesi temono che la politica cinese potrebbe influenzare troppo il governatori del Nepal.
Il lento processo del Paese verso la democrazia è cominciato nel 2006 quando, a causa di ferventi proteste, il re, Gyanendra Shah, fu costretto a rinunciare alla sua carica. Due anni dopo, il Nepal abolì ufficialmente la monarchia, che governava il Paese da 239 anni, decidendo che la creazione di un sistema federale sarebbe stata la soluzione migliore per governare il Paese. La nuova Costituzione, che proclamò la Repubblica in Nepal, entrò in vigore nel 2015, dopo anni di liti fra i partiti politici.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e dal cinese e redazione a cura di Chiara Romano

 

di Redazione

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