Libia: il comandante Haftar alle elezioni 2018

Pubblicato il 17 dicembre 2017 alle 18:12 in Africa Libia

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Il comandante militare del governo di Tobruk, Khalifa Haftar, le cui milizie controllano gran parte del Paese, ha affermato che rispetterà il “volere del libero popolo libico” in risposta a una sua ipotetica candidatura alle elezioni previste per il 2018.

Haftar, ministro della Difesa e Capo di Stato Maggiore del governo cirenaico di Tobruk,  dipinge se stesso come un uomo di potere, capace di porre fine al caos che attanaglia la Libia sin dalla deposizione di Muammar Gheddafi, catturato e ucciso il 20 ottobre 2011. L’osservazione di Haftar in merito al popolo libico, espressa durante una cerimonia militare, richiama le parole dell’ex generale egiziano attualmente presidente, Abdel Fattah al-Sisi, quand’egli stava sondando il terreno prima di diventare candidato alla presidenza dell’Egitto ed essere poi eletto tale nel 2014. Infatti, proprio come al-Sisi, il quale aveva strappato un vasto consenso dopo aver rovesciato l’ex presidente islamico Mohamed Morsi nel 2013, i sostenitori di Haftar sono convinti che una simile situazione si stia verificando in Libia, dove in alcune città dell’est del Paese si sono tenute manifestazioni a favore della sua candidatura come presidente.

Il tenente generale in un discorso ha dichiarato di volere osservare in maniera chiara e inequivocabile la volontà del popolo libero libico, il quale rappresenta il vero “comandante” di Haftar e l’unico effettivo “capo” del suo territorio. Queste sue dichiarazioni giungono da Benghasi, città sottoposta al governo di Tobruk, da dove le milizie di Haftar stanno cercando di cacciare le truppe islamiche in una battaglia in corso da tre anni.

Haftar, uno dei comandanti dell’era Gheddafi, ha respinto una serie di negoziati di pace proposti dall’Onu e volte ad appianare le divergenze tra le due amministrazioni libiche rivali: una sostenuta da Haftar, nella parte orientale della Libia, insediata a Tobruk, e l’altra sostenuta dalle Nazioni Unite, chiamata Governo di Accordo Nazionale (GNA), capeggiato da Fayez al-Serraj e con sede a Tripoli. Il Generale ha inoltre affermato che tutti i dialoghi e i negoziati proposti, a partire dalla città di Ghadames fino in Tunisia e passando attraverso Ginevra e Skhirat in Marocco, sono paragonabili a mero “inchiostro su carta”.

Le Nazioni Unite hanno dato il via a una nuova sessione di trattative a settembre nella città di Tunisi tra le fazioni rivali in vista delle elezioni presidenziali e parlamentari previste per il 2018, ma hanno poi rinunciato all’iniziativa dopo un vano mese di tentativi in cui non si era riusciti a ottenere alcun accordo.
Un grande ostacolo al progresso delle trattative di pace è stato l’atteggiamento di Haftar, che resta acclamato e benvoluto tra i cittadini libici sottoposti al governo di Tobruk e stanchi del caos interno, ma che si scontra con l’opposizione di gran parte della popolazione della Libia occidentale, sotto il governo di Tripoli.

Nel discorso che ha tenuto, Haftar ha affermato che le sue forze, conosciute come Libyan National Army (LNA), potrebbero essere poste solamente ai comandi di un’autorità che sia stata eletta dal popolo libico, lasciando intendere che lui stesso potrebbe prendere parte alle elezioni venture.
Il Paese nordafricano versa nel caos da quando la caduta di Gheddafi ha lasciato posto ai militanti islamici e alla creazione di reti di trafficanti che hanno fatto salpare migliaia di migranti nel Mediterraneo alla volta dell’Europa. Haftar è uno dei numerosi protagonisti attualmente coinvolti in Libia, Paese controllato da gruppi armati schierati in base a principii ed interessi politici, religiosi, regionali ed economici.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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