Indonesia: proteste contro il riconoscimento americano di Gerusalemme

Pubblicato il 17 dicembre 2017 alle 11:06 in Asia Indonesia

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Migliaia di manifestanti si sono radunati fuori dall’ambasciata americana a Jakarta per protestare contro il riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele.

Nella giornata di domenica 17 dicembre 2017, decine di migliaia di musulmani indonesiani si sono riuniti nella capitale del Paese, Jakarta, per manifestare contro la mossa intrapresa mercoledì 6 dicembre 2017 dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha ufficialmente riconosciuto Gerusalemme come la capitale di Israele, aggiungendo che è pertanto intenzionato a far spostare l’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme.
La protesta di domenica rappresenta la quarta e più gremita manifestazione di massa dell’Indonesia, che è il Paese più popoloso al mondo in termini di abitanti musulmani.
Sono stati approssimativamente 80mila i manifestanti che hanno contestato la mossa di Trump, accalcandosi fuori dall’ambasciata statunitense locale e intimando a gran voce che il presidente fermi il suo progetto di trasferimento a Gerusalemme della rappresentanza diplomatica americana accreditata presso Israele. L’Indonesia è da sempre sostenitrice di una Palestina indipendente e autonoma.

Dessi Arianti, giornalista di Al Jazeera sul campo, ha riferito che un gran numero di manifestanti sono arrivati nella capitale anche da lontane città e villaggi per mostrare solidarietà alla causa palestinese. Stando al suo resoconto, all’alba di domenica 17 dicembre 2017 uomini, donne e bambini si sono radunati presso il Monumento Nazionale di Merdeka Square a Jakarta, sventolando bandiere palestinesi e slogan di condanna della decisione di Trump. Arianti ha riferito che molte persone, con indosso le tradizionali vesti bianche musulmane, hanno giunto le mani in preghiera chiedendo agli israeliani di abbandonare il suolo palestinese. I dimostranti hanno richiesto che una risoluzione metta fine alla questione palestinese e hanno rinnovato il loro impegno per la causa.
Anwar Abbas, un ecclesiastico di alto rango facente parte del Consiglio degli ulema indonesiani, ha letto una petizione che esorta la popolazione a mettere in atto una strategia di boicottaggio ai danni degli Stati Uniti, non comprando più i prodotti americani finché Trump non accetterà di revocare la sua decisione.  Il suo intervento è stato accolto entusiasticamente dalla folla, che ha risposto al grido di “boicottaggio!”. Nella petizione, gli ecclesiastici hanno sostenuto che la mossa di Trump è una aperta violazione dei diritti umani del popolo palestinese che ha danneggiato la giustizia internazionale e mina gravemente gli sforzi verso un processo di pace nella regione. Si chiede anche alle nazioni di non seguire Trump nell’avanzata del progetto, e di non trasferire le ambasciate degli altri Paesi a Gerusalemme. Infine, si esorta il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a fissare una sessione di incontri d’emergenza al fine di discutere il da farsi in merito alla dichiarazione del presidente degli Stati Uniti.

Circa 20mila membri delle forze di sicurezza sono stati preventivamente dispiegati nell’area per metterla in sicurezza e sorvegliare la manifestazione. Stando al resoconto di un portavoce delle forze dell’ordine locali, Argo Yuwono, i manifestanti hanno marciato pacificamente per circa 3 km dal Monumento Nazionale verso l’ambasciata americana. Alcuni media locali hanno divulgato che il numero di cittadini che hanno preso parte alla protesta ammonta al doppio delle stime fatte dalla polizia.
Il presidente del consiglio ecclesiastico, Ma’ruf Amin, ha esortato la popolazione a combattere fianco a fianco con il governo e con le potenze mondiali per la libertà della Palestina attraverso misure politiche, diplomatiche ed economiche. Anche il presidente indonesiano Joko “Jokowi” Widodo ha aspramente condannato la mossa di Trump, sostenendo che sia una violazione delle risoluzioni dell’Onu.

L’Indonesia non ha legami diplomatici con Israele e appoggia apertamente le aspirazioni di autonomia e indipendenza palestinesi. L’annuncio di Trump, oltre ad aver sovvertito interi decenni di politica statunitense, ha suscitato reazioni avverse anche presso i leader occidentali, che non hanno appoggiato internazionalmente la decisione del presidente americano, bensì se ne sono distanziati.
Sia Israele che la Palestina rivendicano la città di Gerusalemme come capitale dei loro Stati, in particolare i palestinesi avanzano diritti sul settore orientale della Città Santa.

Gli ulema sono, nel mondo musulmano, i dotti nelle scienze religiose (teologia, diritto…). Sono per lo più teologi e giureconsulti e vengono considerati i depositari e tutori della legge religiosa islamica (la Shari’a). Spesso rappresentano l’elemento conservatore all’interno del mondo islamico.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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