Il Bangladesh e il terrorismo

Pubblicato il 17 dicembre 2017 alle 6:01 in Approfondimenti Bangladesh

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Il Bangladesh, situato nell’Asia meridionale, oltre a essere uno dei Paesi più densamente popolati al mondo, versa in condizioni di estrema povertà. Dopo 15 anni di dittatura militare, nel 1990, lo Stato asiatico è diventato una democrazia, pur rimanendo molto instabile. Nonostante il 90% della popolazione bangladese sia musulmana moderata e tollerante, nel corso degli ultimi anni, il Paese ha registrato una crescita dell’estremismo islamico. Secondo quanto riferito dal Country Report on Terrorism del governo americano, il Bangladesh, nel 2016, è stato teatro di 18 attacchi terroristici rivendicati dall’ISIS. Il più grave è stato quello del primo luglio 2016 a Dacca, dove 5 attentatori di origini bangladesi hanno fatto irruzione presso il ristorante Holey Artisan Bakery, uccidendo 20 ostaggi e 2 poliziotti, per mezzo di pistole, materiale esplosivo ed altre armi. La maggior parte delle vittime erano stranieri, di cui 9 italiani, 7 giapponesi, un americano e un indiano, in quanto il ristorante scelto dai terroristi si trovava nel cuore del quartiere diplomatico della capitale. Secondo quanto riportato dai testimoni, gli attentatori hanno rilasciato tutti quegli ostaggi che erano stati in gradi di recitare alcuni versi del Corano. Lo stesso anno, al-Qaeda nel sub-continente indiano (AQIS) ha rivendicato altri due attacchi: il primo il 6 aprile 2016, in cui è stato ucciso un attivista bangladese, e il secondo il 25 aprile 2016, in cui è stato assassinato un dipendente dell’ambasciata americana in Bangladesh, insieme ad un amico. In entrambi i casi i terroristi si sono serviti di machete. In Paese asiatico ha subito altri attacchi minori nel corso del 2016, che non sono stati rivendicati da un’organizzazione terroristica precisa. Oltre ad al-Qaeda e all’ISIS, sono presenti in Bangladesh altri gruppi islamisti locali, tra cui Ansarullah Bangla Team, affiliata ad AQIS, Jumatul Mujahedeen Bangladesh e Jamaat-Ul-Mujahideen Bangladesh (JMB), ritenuta responsabile da alcuni dell’attacco a Dacca, in quanto affiliata allo Stato Islamico.

Per quanto riguarda l’anno statistico del 2017, i primi mesi sono stati caratterizzati da una serie di operazioni antiterrorismo portate avanti dalle autorità bangladesi, che hanno permesso di effettuare numerosi arresti di sospettati estremisti. Il 24 gennaio 2017, 2 cittadini del Bangladesh sono stati trattenuti in Malesia, poiché accusati di avere legami con le cellule dell’Isis nelle Filippine. Il primo febbraio 2017, le forze sono stati arrestati 4 militanti legati all’attentato di Dacca, tutti di età compresa tra i 21 e i 28 anni e membri di una fazione del Jamaat-ul-Mujahideen Bangladesh. E ancora, il 3 marzo 2017, Shaikh Mohammad Abul Kashem, fondatore di un gruppo separatista del più grande Jamaat-ul-Mujahideen Bangladesh, è stato prelevato nella zona Senpara Parbata della capitale bengalese. Infine, il 16 marzo 2017, 4 sospetti militanti componenti di un gruppo fedele all’Isis sono stati uccisi durante uno scontro con la polizia del Bangladesh, in un raid nel loro rifugio nel sud-est del Paese.

Il primo attacco terroristico del 2017 è avvenuto il 17 marzo a Dacca, dove un kamikaze si è fatto esplodere presso un campo del Rapid Action Battalion, un’ala della polizia locale, ferendo due agenti. Successivamente, il 23 e 24 marzo 2017, 2 attentatori suicidi si sono fatti saltare in aria fuori dall’aeroporto internazionale della capitale del Bangladesh. Entrambi gli attacchi sono stati rivendicati sia da al-Qaeda, sia dall’ISIS. Il giorno seguente, un altro attentatore suicida ha ucciso 6 persone, tra cui un ufficiale dell’esercito di Dacca, nel distretto di Sylhet. Nonostante, anche stavolta, l’ISIS e al-Qaeda abbiano reclamato l’incidente, le autorità locali hanno dato la colpa a Jamaat-ul-Mujahideen Bangladesh. In un articolo pubblicato su Foreign Affairs, Michael Kugelman and Atif Ahmad, spiegano che tale serie di attentati dimostra che il Bangladesh, ancora oggi, costituisce un territorio propizio per i gruppi jihadisti, nonostante gli sforzi delle autorità nel combattere il terrorismo. Il governo di Dacca, tuttavia, continua a negare la presenza di forze islamiste internazionali all’interno dei propri confini, affermando che “non c’è alcuno Stato Islamico in Bangladesh”.

Sul piano della legislazione antiterrorismo, l’attuale sistema penale nazionale è stato adottato con l’Antiterrorism Act (ATA) del 2009, il quale è stato emendato nel 2012 e nel 2013. Nonostante l’ATA non consideri il reclutamento e il viaggiare all’estero per terrorismo un reato, le autorità possono servirsi di diversi meccanismi per conformarsi alla Risoluzione 2178 del Consiglio di sicurezza dell’Onu riguardante i foreign fighters. Il Bangladesh coopera con gli Stati Uniti per rafforzare il controllo dei propri confini e dei punti di entrata, come gli aeroporti e i porti. Inoltre, le autorità di Dacca condividono informazioni con l’INTERPOL, ma non possiedono una lista dedicata al terrorismo. Di conseguenza, il Paese asiatico non ha nemmeno adottato un sistema efficace per il controllo dei viaggiatori. Nell’agosto 2016, il Counterterrorism and Transnational Crime Unit (CTTCU), branca della polizia bangladese, ha iniziato ad essere operativa nell’ambito delle indagini e delle operazioni antiterrorismo.

In materia di contrasto al finanziamento del terrorismo, il Bangladesh è un membro dell’Asia/Pacific Group on Money Laundering (APG) e della Financial Action Task Force (FATF). L’unità finanziaria locale fa parte dell’Egmont Group of Financial Intelligence Units. La Banca Centrale del Bangladesh è altresì attiva nel monitorare le transazioni internazionali ai fini di contrastare il finanziamento del terrorismo. Nonostante il Bangladesh sia stato valutato in conformità con gli standard internazionali, il Paese necessita di migliorare le proprie tecniche di indagine e controllo. Sembra che le maggiori minacce di finanziamento del terrorismo provengano da alcuni gruppi interni al Paese, che si servono di piccoli fondi. L’unità finanziaria bangladese ha il potere di ottenere informazioni da diverse agenzie per assicurare la qualità delle proprie analisi. Infine, l’ATA considera tutte le attività legate al finanziamento di gruppi terroristici un reato. Non a caso, tale atto proibisce l’appartenenza ad un gruppo estremista, e alle organizzazioni di far parte di reti terroristiche.

Per quanto riguarda la lotta all’estremismo violento, nel 2016, diverse organizzazioni del Bangladesh hanno continuato a coordinare diverse attività attraverso il Community Support Mechanism (CSM), sotto la guida del Global Community Engagement and Resilience Fund (GCEFF), un fondo pubblico e privato globale per supportare le iniziative per contrastare l’estremismo violento nel paese asiatico. Il Ministero degli Affari Religiosi e il National Committee on Militancy, Resistance and Prevention collabora con gli imam locali e gli esperti religiosi per diffondere una campagna nazionale antiterrorismo. La polizia lavora a stretto contatto con i leader religiosi, aiutandoli a contrastare la propaganda islamista con contro messaggi appropriati. Infine, le forze dell’ordine collaborano anche con le università per identificare casi di radicalizzazione tra gli studenti in maniera veloce e efficace.

L’attentatore che lunedì 11 dicembre 2017 ha fatto esplodere un ordigno rudimentale presso la stazione degli autobus di Port Authority, tra la 42esima e la 8th Avenue a New York, verso le 7:30 del mattino locali, Akayed Ullah, è originario del Bangladesh. Il 27enne sarebbe nato nel distretto di Chittagong, nel sud del Bangladesh e residente a Brooklyn, è giunto negli Stati Uniti nel 2011, ottenendo un visto per il ricongiungimento familiare, che permette agli stranieri che hanno parenti con cittadinanza americana di ottenere una residenza permanente. 

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Sofia Cecinini

di Redazione

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