Brexit: la seconda fase delle trattative comincerà nel 2018

Pubblicato il 17 dicembre 2017 alle 20:17 in Europa UK

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I 27 leader europei hanno deciso di portare alla seconda fase le trattative per l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea. I negoziati riprenderanno all’inizio dell’anno nuovo.

Con un messaggio su Twitter, venerdì 15 dicembre, il presidente del Consiglo europeo, Donald Tusk, ha fatto le congratulazioni a Theresa May per il passaggio alla seconda fase delle trattative per la Brexit. I 27 leader europei hanno avuto risultati sufficientemente soddisfacenti durante la prima fase, durata nove mesi, nel corso della quale sono stati discussi i diritti di quasi 4 milioni e mezzo di cittadini britannici ed europei che vivono gli uni nei territori degli altri, e viceversa, e cosa cambierà per loro dopo che la Gran Bretagna lascerà ufficialmente l’Unione Europea, il 29 marzo 2019.

È stato quindi possibile annunciare l’apertura della seconda fase di trattative, all’inizio del 2018, che prevede la discussione del futuro della Gran Bretagna al di fuori dall’Unione. Inizialmente, verrà affrontata la questione del periodo di transizione, durante il quale il Paese dovrà continuare a rispettare le leggi europee per circa due anni, senza avere la possibilità di decisione. Secondo il politico Jacob Rees-Mogg, il periodo di transizione è inaccettabile, in quanto renderebbe la Gran Bretagna uno Stato “vassallo”. Questi due anni saranno però necessari per semplificare il processo di uscita e per fornire sicurezza alle aziende, riferisce la CNN.
A Theresa May sono stati concessi tre mesi per trovare un accordo con le autorità interne per sviluppare la visione del governo britannico sul futuro accordo commerciale.

Il primo a parlare di Brexit fu l’ex primo ministro inglese, David Cameron, che nel 2015, durante la campagna elettorale per la sua rielezione, promise di indire un referendum per capire quale fosse la volontà del popolo britannico. Cameron riteneva che il potere dell’Unione Europea andasse a inficiare la sovranità e l’interesse nazionale della Gran Bretagna su aspetti come il commercio, l’immigrazione, la finanza e la spesa sociale. Il referendum del 23 giugno 2016, con il 51,9% di voti a favore, confermò la scelta della Gran Bretagna di uscire dall’Unione Europea. Il giorno dopo, Cameron annunciò la sua decisione di dimettersi dalla carica di primo ministro poiché, a suo dire, il Paese aveva bisogno di una nuova leadership che lo guidasse verso il cambiamento. L’11 luglio 2016 l’ex premier diede ufficialmente le dimissioni e, dal 13 luglio 2016, venne sostituito dalla conservatrice Theresa May, che ha poi dovuto gestire tutti i processi della Brexit. Il 29 marzo 2017, otto mesi dopo il referendum, il governo britannico ha invocato l’articolo 50 dei Trattati sull’Unione Europea, che stabilisce un iter preciso per l’uscita dall’Unione, avviando così il meccanismo di uscita.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Chiara Romano

 

di Redazione

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