Bilancio Difesa Usa su Taiwan irrita la Cina

Pubblicato il 17 dicembre 2017 alle 12:26 in Asia Taiwan

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La sezione 1249 del bilancio per la difesa per l’anno fiscale 2018 degli Stati Uniti, riguardante i rapporti con l’isola di Taiwan, ha suscitato l’indignazione della Cina.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, il 12 dicembre ha firmato il bilancio della difesa per l’anno fiscale 2018. Il documento, noto in inglese come NDAA (National Defense Authorization Act) contiene l’autorizzazione delle spese militari per l’anno fiscale 2018, pari a 626 miliardi di dollari di budget e 66 miliardi di dollari per altre operazioni, che dovranno essere interamente finanziati dal Congresso.

L’atto comprende anche una sezione che regolamenta i rapporti controversi degli Stati Uniti con l’isola di Taiwan, la sezione 1249, articolata in 3 punti.

Il primo prevede il rafforzamento della partnership in materia di difesa tra Usa e Taiwan. Gli Stati Uniti si impegnano a rinforzare il loro impegno per migliorare la capacità di auto-difesa di Taiwan, nel rispetto del Taiwan Relations Act. Il Congresso Usa suggerisce che il Paese rafforzi la cooperazione con l’isola, che trasferisca regolarmente servizi e articoli per la difesa utili per l’autodifesa e invita l’esercito taiwanese a partecipare alle esercitazioni militari note come “Red Flag”. Il Congresso auspica anche che vengano aumentati i programmi di addestramento per il personale militare taiwanese organizzati dall’esercito Usa e che venga considerata la “fattibilità di riprendere gli scambi tra i porti di approdo delle navi della marina Usa e di Taiwan”.

Il secondo punto riguarda la normalizzazione dei trasferimenti di articoli e servizi per la difesa dagli Stati Uniti e Taiwan.

Il Congresso ritiene opportuno che tutte le richieste dal governo di Taiwan in merito a “articoli e servizi per la difesa vengano analizzate, caso per caso, dal Segretario alla Difesa di concerto con il Segretario di Stato”.

La sezione su Taiwan del bilancio per la difesa degli Stati Uniti non ha valore legalmente vincolante, tuttavia essa viola apertamente il principio “una sola Cina” e i tre comunicati congiunti sino-americani che regolano i rapporti bilaterali tra Cina e Usa. Per questa ragione, Pechino ha già presentato la sua rimostranza a Washington. Questi sono i commenti esposti dal portavoce del Ministero degli Esteri della Cina, Lu Kang, durante la conferenza stampa di routine di giovedì 14 dicembre.

“La sezione del bilancio che riguarda Taiwan rappresenta un’ingerenza nella politica interna cinese da parte degli Stati Uniti e ha già ricevuto una forte condanna da parte cinese”, ha affermato il portavoce della diplomazia di Pechino.

La Cina si oppone fermamente a ogni forma di cooperazione ufficiale e soprattutto militare tra gli Stati Uniti e Taiwan, poiché considera l’isola parte integrante del suo territorio in qualità di regione a statuto speciale. Il principio “una sola Cina”, che è alla base dei rapporti diplomatici di Pechino con tutti gli altri Paesi del mondo, stabilisce che al mondo esiste un solo governo legittimo per il popolo cinese, quello della Repubblica Popolare basato a Pechino. In questo modo, le Nazioni che hanno relazioni diplomatiche con la Cina non possono averne con il governo – democraticamente eletto e de facto autonomo – di Taiwan, ufficialmente denominata Repubblica di Cina.

Il portavoce del Ministero degli Esteri cinese ha sottolineato la gravità delle dichiarazioni del Congresso americano riportate nel bilancio e chiesto agli Usa di eliminarle se non vogliono danneggiare la cooperazione sino-americana e la stabilità tra le due rive dello Stretto di Taiwan.

Il punto contenuto nel bilancio per la difesa Usa che maggiormente preoccupa Pechino è quello riguardante la possibilità di riprendere “gli scambi tra i porti di approdo delle navi militari”. Questo vorrebbe dire che le navi della marina militare statunitense potrebbero attraccare nei porti taiwanesi, arrivando sempre più vicine alle coste della Cina. Il Congresso ha inserito la possibilità nel bilancio, ma la decisione ultima sulla sua realizzazione concreta spetta al presidente Trump.

L’approvazione della sezione riguardante Taiwan nel bilancio militare per il 2018 degli Stati Uniti, unita alle dichiarazioni della presidente dell’isola, Tsai Ing-wen, in merito alla volontà di Taipei di partecipare alla strategia per l’Indo-Pacifico di Trump contribuisce ad un nuovo aumento della tensione tra le due rive dello stretto di Taiwan. Un rappresentante della diplomazia cinese negli Stati Uniti ha reso noto che, qualora le navi da guerra Usa dovessero davvero attraccare nei porti dell’isola, l’esercito cinese non ci penserebbe due volte a entrare in azione e  “riportare Taiwan alla madrepatria con l’uso della forza”.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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