Australia: arrestato mediatore economico per conto di Pyongyang

Pubblicato il 17 dicembre 2017 alle 12:00 in Asia Australia

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Le autorità australiane hanno arrestato un uomo accusato di aver agito da mediatore per la Corea del Nord nella vendita illegale di armi.

Chan Han Choi, un cittadino australiano nato in Corea del Sud, è stato arrestato, sabato 16 dicembre, per aver venduto razzi, componenti e tecnologie missilistiche per conto della Corea del Nord a un uomo chiamato Raymond Chao tra il 5 agosto e il 16 dicembre 2017, con l’obiettivo di contribuire all’economia della Corea del Nord. Il piano di Choi prevedeva anche l’apertura di una struttura dove produrre missili balistici e sviluppare piani d’azione. L’uomo è stato anche accusato di aver discusso della vendita di armi di distruzione di massa e del trasferimento di carbone dalla Corea del Nord al Vietnam e all’Indonesia. Le ricerche della polizia sono cominciate qualche mese fa, sotto suggerimento di un’altra agenzia internazionale, secondo la CNN.

Choi rischia dieci anni di carcere, in quanto ha violato le sanzioni australiane stabilite dall’Atto sulle Armi di Distruzione di Massa del Commonwealth del 1995, e quelle dell’Onu, quest’ultime volte a scoraggiare qualsiasi contatto economico con la Corea del Nord. Choi è la prima persona ad essere accusata per violazione dell’Atto del 1995.
I rapporti tra l’Australia e la Corea del Nord non sono rosei. L’ambasciata australiana non ha sede a Pyongyang dal 1974, mentre l’ambasciata nordcoreana a Canberra chiuse nel 2008 a causa di pressioni finanziarie. Nel 2013, la Corea del Nord pianificò di riaprirne una sede nella capitale, ma l’allora ministro degli Affari Esteri australiano, Bob Carr, rifiutò la proposta in risposta ai test nucleari che Pyongyang stava effettuando in quel periodo.

Il 20 settembre, alle Nazioni Unite, il presidente statunitense, Donald Trump, è intervenuto con un discorso di 42 minuti dove ha giurato di distruggere totalmente la Corea del Nord. Successivamente, il Comitato degli Affari Esteri dell’Assemblea Popolare Suprema della Corea del Nord ha inviato una lettera a numerosi Paesi, dichiarandosi una potenza nucleare a tutti gli effetti e accusando Trump di aver dichiarato guerra alla Corea del Nord. Anche il governo australiano ha ricevuto questa lettera, attraverso l’ambasciata australiana in Indonesia, il 28 settembre, in quanto Paese alleato con gli Stati Uniti. Canberra, infatti, ha supportato le politiche americane per quanto riguarda la gestione della situazione in Corea del Nord. Il ministro degli Affari Esteri australiano, Julie Bishop, e il primo ministro, Malcolm Turnbull, hanno entrambi definito la lettera un tentativo disperato da parte di Pyongyang per respingere Trump ed evitare di rimanere isolati.

Ad ottobre, il portavoce del ministero degli Affari Esteri nordcoreano ha definito “atto suicida” l’alleanza tra Canberra e Washington, descrivendo l’Australia come un Paese “vassallo” degli Stati Uniti. Tuttavia, a novembre, la marina australiana si è unita alle esercitazioni militari navali con le sue controparti statunitensi e sudcoreane e le minacce di Pyongyang non hanno fermato le autorità australiane dall’appoggiare gli Stati Uniti nello sviluppo di una strategia di pressioni sulla Corea del Nord.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e dal cinese e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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