Papua Nuova Guinea: richiedenti asilo fanno causa al governo

Pubblicato il 16 dicembre 2017 alle 16:04 in Australia Immigrazione

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Un tribunale della Papua Nuova Guinea ha accordato a centinaia di richiedenti asilo, per anni detenuti in un controverso centro australiano, il diritto di far causa al governo del Paese per ottenere un risarcimento.

Sabato 16 dicembre 2017 i media australiani hanno reso noto che la Corte Suprema della Papua Nuova Guinea ha respinto il tentativo messo in atto dal governo della nazione per impedire ad alcuni richiedenti asilo di fare causa e chiedere un risarcimento. In precedenza il governo aveva infatti cercato di bloccare l’operazione adducendo come motivo il fatto che il limite di tempo per iniziare tale pratica era scaduto. Tuttavia, venerdì 15 dicembre 2017 la Corte Suprema ha rigettato il ricorso del governo della Papua Nuova Guinea, di fatto consentendo ai richiedenti asilo di avviare la richiesta di risarcimento.
Il portavoce dell’Azione di Rifugiati Coalizione Ian Rintoul ha riferito all’agenzia di stampa australiana, l’Australian Associated Press, che l’esito della delibera apre la strada a importanti risarcimenti e alla possibilità di intentare eventuali accuse tanto contro il governo papuano quanto contro quello australiano.
È previsto che i richiedenti asilo ritornino in tribunale nel mese di febbraio 2018, e chiederanno di essere trasferiti in sicurezza in un Paese terzo. Gli Stati Uniti, in data venerdì 15 dicembre 2017, hanno annunciato di accettare all’incirca altri 200 rifugiati provenienti dalle isole di Manus e Nauru, nel quadro di un accordo stipulato tra il primo ministro australiano Malcolm Turnbull e l’ex presidente americano Barack Obama.
Altri 50 rifugiati erano già stati precedentemente accettati in quanto parte di un accordo mediante il quale l’Australia a sua volta acconsentiva ad accogliere rifugiati provenienti dall’America centrale. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affermato che tale accordo sia “stupido”.

La decisione presa venerdì 15 dicembre 2017 dalla Corte Suprema giunge due mesi dopo che il governo della Papua Nuova Guinea ha ingiunto lo sgombero e la chiusura del centro di detenzione attivo sull’isola di Manus, che ospitava almeno 400 richiedenti asilo di sesso maschile.
La struttura, che grazie a un accordo tra il governo australiano e quello papuano dal 2012 era usata e gestita interamente dall’Australia, ha chiuso i battenti il 3 ottobre 2017. Le condizioni in tale centro, insieme a un altro campo accoglienza presente sulla piccola isola Nauru a largo del Pacifico, erano stato largamente criticate dalle Nazioni Unite e dai gruppi umanitari. I due centri di permanenza temporanea sono da tempo al centro del dibattito inerente alla politica di immigrazione condotta dall’Australia, che è stata ampiamente contestata a livello internazionale. Infatti, il governo australiano inviava i migranti soccorsi in mare su isole appartenenti ad altri Paesi per assicurarsi che questi individui non raggiungessero l’Australia, di fatto impedendo ai richiedenti asilo di approdare sulle coste nazionali. Tale politica, volta a deterrere i viaggi dei migranti verso l’isola, gode dell’appoggio del governo bipartitico del Paese.

La chiusura del centro sull’isola di Manus fu osteggiata dall’Onu che la definì “scioccante” e causò confusione e caos generale; molti migranti si rifiutarono di lasciare la struttura per paura di essere aggrediti dai residenti locali una volta fuori. Il personale addetto alla gestione del centro lasciò il luogo incustodito e le persone che vi erano dentro si trovarono a lungo senza acqua, viveri, elettricità e presidi medici, finché non vennero espulse coattivamente e spostate in una struttura provvisoria. Nel 2016 la Corte Suprema della Papua Nuova Guinea dichiarò che la detenzione dei migranti a carico del governo australiano era da considerarsi illegale, e che violava i diritti fondamentali dell’uomo.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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