Onu: tensioni tra USA e Corea del Nord

Pubblicato il 16 dicembre 2017 alle 10:55 in Corea del Nord USA e Canada

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Il rappresentante presso le Nazioni Unite della Corea del Nord, Ja Song Nam, ha accusato gli Stati Uniti di essere i responsabili delle tensioni nella penisola coreana. Queste dichiarazioni sono state respinte dal Segretario di Stato americano, Rex Tillerson.

Venerdì 15 dicembre, è stata indetta una riunione speciale del Consiglio di Sicurezza dell’Onu per discutere del programma nucleare della Corea del Nord. Durante l’incontro, Tillerson ha affermato che gli Stati Uniti continueranno a fare pressioni di tipo finanziario e diplomatico sul Paese asiatico per fermare lo sviluppo del programma, aggiungendo che, se qualcosa dovesse andare storto, Washington sarà preparata anche sul piano militare. Il Segretario di Stato americano ha affermato che il suo Paese non vuole entrare in guerra con la Corea del Nord, ma vuole perseguire una soluzione diplomatica. Tuttavia, Tillerson ha anche specificato che Washington adotterà tutte le misure necessarie per difendersi da eventuali aggressioni.

In risposta alle dichiarazioni americane, il rappresentante presso le Nazioni Unite della Corea del Nord ha descritto il programma nucleare del suo Paese una misura di autodifesa inevitabile contro gli Stati Uniti che, a suo dire, sono terrorizzati dalla forza della Repubblica e dalla forza nucleare detenuta da Pyongyang. Dopo l’intervento dell’ambasciatore coreano, Tillerson ha chiesto di poter prendere la parola una seconda volta, affermando, come riporta la CNN, che il regime che ha cominciato a testare missili intercontinentali è quello del leader della Corea del Nord, Kim Jong-un, e pertanto gli unici responsabili delle tensioni nella penisola sono i nordcoreani, che devono riconoscere le loro responsabilità e risolvere le tensioni causate. Il Segretario di Stato Americano ha aggiunto che le azioni di Pyongyang non possono essere ignorate, in quanto rappresentano una chiara violazione della legge internazionale.

In seguito, durante la conferenza stampa, a Tillerson sono state richieste ulteriori informazioni sulle precondizioni che gli Stati Uniti vorrebbero per cominciare le trattative con la Corea del Nord. Il Segretario di Stato ha però eluso le domande e rifiutato anche le proposte di Cina e Russia, che hanno suggerito la sospensione, da parte di Washington, delle esercitazioni militari nell’area, in cambio del blocco dello sviluppo nucleare nordcoreano. Tillerson ha dichiarato che Washington è aperta alla discussione, quando lo sarà Pyongyang, e ha sottolineato che Pyongyang deve abbandonare il suo comportamento minaccioso e guadagnarsi di nuovo un posto al tavolo delle trattative, allontanandosi quindi dalle dichiarazioni di qualche settimana fa, quando aveva affermato che gli Stati Uniti erano pronti a trattare con la Corea del Nord senza nessuna precondizione.

Dai mesi estivi del 2017, la Corea del Nord ha iniziato a testare missili balistici intercontinentali, destando la preoccupazione della comunità internazionale. Il 3 settembre, Pyongyang ha effettuato un test nucleare sotterraneo, facendo detonare una bomba all’idrogeno che ha causato un forte sisma in tutto il Paese. Successivamente, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha esortato tutti gli alleati ad agire per scongiurare problematiche a livello internazionale e, l’11 settembre, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha adottato la Risoluzione 2375, imponendo forti sanzioni sulla Corea del Nord. Nonostante ciò, il regime di Kim Jong-un ha continuato a testare missili intercontinentali autoproclamandosi, il 29 novembre 2017, una potenza nucleare a tutti gli effetti.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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