Immigrazione-Italia: piano per rendere Guardia Costiera libica autonoma entro 3 anni

Pubblicato il 16 dicembre 2017 alle 6:01 in Immigrazione Italia

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L’Italia vorrebbe che la Guardia Costiera libica divenisse autonoma nelle operazioni di intercettazione e di salvataggio dei migranti in circa 1/10 del Mediterraneo, entro tre anni. Ad oggi, le navi di pattuglia di Tripoli faticano ancora a tenere sotto controllo le coste del Paese, venendo spesso accusate di compiere errori molto gravi.

Reuters riferisce che il piano italiano, con il sostegno dell’Unione Europea, mira a riformare la Guardia Costiera libica, in modo che sia indipendente e si prenda la piena responsabilità nella gestione dei flussi di migranti illegali. Tale piano prevede altresì che Roma spenda 44 milioni di euro per migliorare le capacità e l’equipaggiamento delle autorità di Tripoli entro il 2020, e che venga messa in atto un’operazione di monitoraggio presso i confini meridionali del Paese. L’iniziativa, presentata dalla Guardia Costiera italiana nel corso di novembre a Roma nell’ambito di una conferenza sull’operazione europea Sophia, necessiterà l’approvazione dell’Unione Europea.

La Libia costituisce ormai da anni il principale porto di partenza dei flussi migratori che, attraverso il Mediterraneo, tentano di raggiungere l’Italia e l’Europa. Da quando il regime del dittatore Muammar Gheddafi è stato rovesciato, nell’ottobre 2011, il Paese nordafricano non è mai riuscita a compiere una transizione democratica. Attualmente il potere politico è diviso in due governi: il primo a Tripoli, sotto l’influenza degli Stati Uniti e dell’Italia; il secondo a Tobruk, sotto l’influenza della Russia e dell’Egitto. I trafficanti di esseri umani si approfittano di tale situazione di instabilità politica ed economica, con il risultato che i migranti sono vittima di abusi continui, venendo catturati per poi essere costretti ai lavori forzati. In seguito allo sbarco di quasi 355,000 migranti in Europa nel 2016, di cui 181,000 in Italia, i governi dell’Unione Europea hanno dato la priorità al raggiungimento di accordi bilaterali con i Paesi dell’Africa maggiormente coinvolti nel transito dei flussi migratori. L’Italia, in particolare, dall’inizio del 2017, ha concluso una serie di accordi con le autorità di Tripoli, che hanno portato a una significativa diminuzione degli sbarchi dalla Libia nel corso dei mesi estivi, pari al 30,13%.

Nonostante l’appoggio italiano ed europeo, la Guardia Costiera libica è stata più volte accusata di interferire nelle operazioni di ricerca e salvataggio dei migranti in mare, effettuate dalle navi delle Ong. Il momento di massima tensione in relazione alla questione si è verificato lo scorso 8 novembre, quando sono morti 5 migranti, tra cui un neonato, in seguito al naufragio dell’imbarcazione sulla quale viaggiavano, al largo delle coste della Libia. Le operazioni di salvataggio sono state condotte sia dalla nave della Ong tedesca Sea-Watch, sia dagli ufficiali libici. Da una parte, l’Ong tedesca si è scagliata contro la Guardia Costiera libica, accusandola di aver aggravato la situazione dei migranti a bordo del barcone con il proprio “comportamento violento” nei confronti delle persone, e di aver riportato con la forza gli individui in Libia. Dall’altra parte, invece, la Marina libica ha sostenuto che la nave della Ong sarebbe giunta sul luogo dopo l’inizio delle operazioni di salvataggio da parte della Guardia Costiera libica, creando “caos e confusione”.

La scarse capacità operative della Guardia Costiera libica sono state rese evidenti, il 15 novembre 2017, dalla richiesta effettuata dagli ufficiali libici all’UE, i quali hanno chiesto di fornire un maggiore supporto per modernizzare la propria flotta “obsoleta”, mettendo in guardia che, altrimenti, le operazioni di salvataggio dei migranti nel Mediterraneo non potranno continuare correttamente nel 2018. Il colonnello della Guardia Costiera libica, Abu Ajila Abdelbarri, aveva spiegato che, con l’inizio della prossima stazione migratoria, in primavera, le navi e l’equipaggiamento della marina libica avrebbero potuto non essere più in grado di effettuare operazioni per salvare i migranti.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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