Myanmar: arrestati due giornalisti di Reuters

Pubblicato il 15 dicembre 2017 alle 17:33 in Asia Myanmar

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Due giornalisti di Reuters sono stati arrestati in Myanmar, probabilmente perché stavano ricercando informazioni sulla crisi umanitaria nel Paese, riferisce Antonio Guterres, il Segretario Generale dell’ONU.

Il governo del Myanmar ha annunciato, mercoledì 13 dicembre, l’arresto di due giornalisti di Reuters, Wa Lone e Kyaw Soe Oo, che potrebbero dover scontare una pena di 14 anni di reclusione. I reporter, entrambi originari del Myanmar, stavano lavorando ad un articolo sulla repressione militare della minoranza musulmana dei Rohingya nello stato di Rakhine, che ha causato la fuga di almeno 650.000 persone verso il Bangladesh.

I due giornalisti sono scomparsi martedì sera, nella capitale, Yangon, dopo essere stati invitati a cena da alcuni ufficiali della polizia. Il giorno dopo, il governo del Paese ha annunciato il loro arresto, accompagnato da una loro foto in manette. Anche gli ufficiali che avrebbero dovuto incontrare a cena sono stati arrestati, come riporta Reuters. Successivamente all’arresto, Wa Lone è riuscito a mandare un sms al Capo del Dipartimento di Reuters in Myanmar, Antoni Slodkowski, spiegandogli ciò che era successo, ma il suo telefono è stato spento immediatamente dopo.

Un portavoce del governo del Myanmar, Zaw Htay, ha confermato gli arresti e ha assicurato che verranno presi dei provvedimenti nei confronti degli ufficiali di polizia coinvolti e dei due giornalisti.

Guterres, in una conferenza a Tokyo, ha definito l’arresto la dimostrazione della limitazione della libertà di stampa nel Paese e si è rivolto alla comunità internazionale affinché intervenga per il rilascio dei due giornalisti. Secondo fonti cinesi, anche l’ambasciatore americano in Myanmar sta seguendo con grande interesse la questione, chiedendo alle autorità del Paese di rilasciare i reporter.

Wa Lone e Kyaw Soe Oo si trovavano in Myanmar per documentare la crisi umanitaria del Paese, che interessa la minoranza etnica musulmana dei Rohingya. Dall’ottobre 2016 questa popolazione è stata oggetto di una violenta campagna militare condotta dall’esercito del Myanmar, in risposta a una serie di attacchi effettuati dai militanti estremisti dell’ARSA, un’organizzazione nata con lo scopo di difendere la minoranza etnica. Il 24 agosto 2017, in seguito a una nuova serie di attentati alle stazioni di polizia, la situazione nel Paese è peggiorata e l’esercito ha reagito, costringendo più di 650.000 persone a rifugiarsi in Bangladesh. La vincitrice del premio Nobel per la pace e leader de-facto del Paese, Aung San Suu Kyi, è stata fortemente criticata per come il suo governo ha gestito la crisi Rohingya, nonostante abbia un controllo quasi nullo sulle sue forze armate.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e cinesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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