L’Isis, la Turchia e la nostra ipocrisia

Pubblicato il 15 dicembre 2017 alle 11:08 in Il commento Turchia

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Lo Stato Islamico è stato abbattuto, ma abbiamo dimenticato di scusarci con la Turchia. Erdogan fu accusato di essersi alleato con lo Stato Islamico senza che vi fosse alcuna alleanza. La Turchia ebbe un’esitazione iniziale, comune a molti altri governi, i quali non sapevano che cosa fare nell’inferno creatosi in Siria. Per scatenare un’offensiva in un contesto complesso, i governi hanno bisogno di tempo. Devono elaborare una strategia e assicurarsi che il loro impegno non si ritorcerà contro gli interessi nazionali. Una volta entrata in azione, la Turchia è stato il paese straniero che ha combattuto più ferocemente contro l’Isis insieme all’Iran. Non a caso, è stata tartassata dagli attentati jihadisti per ritorsione, come è scritto nei comunicati di rivendicazione. I soldati turchi sono morti sul campo per liberare le roccaforti conquistate dallo Stato Islamico. Russia, Usa, Francia, Arabia Saudita, Giordania, Inghilterra, si sono limitati a bombardare con gli aerei senza mettere a repentaglio la vita dei soldati. Molti paesi europei, che hanno accusato la Turchia di non combattere contro l’Isis, sono gli stessi che non hanno mai sparato un solo colpo contro l’Isis. Dopo avere bloccato il flusso di foreign fighters, la Turchia ha sfondato le linee siriane, in data 24 agosto 2016, con l’operazione “Scudo dell’Eufrate”. Il corpo a corpo furibondo contro l’Isis per liberare al-Bab, nel nord della Siria, è soltanto uno dei tanti combattimenti su cui la stampa ha sorvolato. La conseguenza è che tanti italiani sono ancora convinti che l’Europa abbia fatto molto nella lotta contro l’Isis e la Turchia poco. È vero esattamente il contrario.

In occasione del colpo di Stato del 15 luglio 2016, lo slogan di molti fu: “Erdogan si è fatto un auto-golpe”, ma era falso perché Erdogan non ha organizzato alcun colpo di Stato contro di sé e, infatti, non è mai emersa alcuna prova seria a sostegno della tesi complottista. Erdogan fu poi accusato di reprimere i golpisti in modo “cruento”, ma non era vero perché ha represso il colpo di Stato senza spargere sangue. Utilizzò l’unico strumento che, tolti i massacri, rimane a un capo di Stato per schiacciare un tentativo organizzato di ucciderlo: il carcere. Un colpo di Stato può essere represso soltanto in due modi: uccidendo o arrestando. Erdogan scelse la forma meno estrema di violenza. È certamente vero che ha abusato dello strumento della carcerazione per decimare i suoi oppositori politici, giornalisti compresi, ma è certamente falso che la sua repressione fu cruenta giacché “cruento” significa “sanguinoso”. Sanguinoso è stato il golpe contro Erdogan e non la repressione di Erdogan contro il golpe. La repressione è un fatto ovvio quando viene sventato un colpo di Stato. In quei momenti, la società si divide in due gruppi politici contrapposti, i quali pensano: “Se non reprimo, sarò represso”. La conseguenza è che entrambe le parti picchiano a più non posso e alla fine vince il più forte. La reazione del governo turco fu ricondotta alla personalità di Erdogan, come se la repressione di un golpe fosse un capriccio personale e non una dinamica politica retta da leggi inesorabili.

Questa rubrica domenicale per “il Messaggero” ama le democrazie liberali, ma nessun amore è sano se rende ciechi. Quando la Turchia chiese all’Unione Europea milioni di euro per trattenere i siriani sul proprio territorio, molti commentatori, anziché chiarire che quei soldi servivano a coprire le spese per organizzare la vita dei profughi, ritrassero Erdogan come un uomo che lucrava sugli sventurati. Eppure, ospitava, già da anni, un numero altissimo di siriani. È un fatto ovvio: per poter accogliere grandi masse di migranti, gli Stati hanno bisogno di milioni di euro. Niente da fare: l’Europa pretendeva che la Turchia bloccasse, a sue spese, ogni siriano in fuga verso le nostre città. Per accontentare simili pretese, Erdogan avrebbe dovuto affrontare costi esorbitanti. Molti europei protestano contro la spesa pubblica in favore dei migranti, ma hanno preteso che i turchi affrontassero qualunque spesa senza fiatare. Quando l’Unione Europea ha dato milioni di euro alla Libia per trattenere i migranti in Africa, la stampa europea, che aveva accusato Erdogan di essere insensibile al dramma dei siriani, ha lodato quegli accordi. Il governo turco può non piacere a chi ama le democrazie liberali, ed è comprensibile, ma questo non giustifica la distorsione dell’informazione. Si chiama eurocentrismo. Lo studio della politica internazionale non dà frutti, se non è libero da pregiudizi.

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Articolo apparso nella rubrica domenicale ATLANTE curata da Alessandro Orsini per “il Messaggero”

di Alessandro Orsini

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