Il ministro degli esteri libico risponde alle accuse di Amnesty International

Pubblicato il 14 dicembre 2017 alle 6:01 in Immigrazione Libia

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In seguito all’accusa di Amnesty International contro i governi europei, ritenuti complici degli abusi e della schiavitù dei migranti in Libia, il ministro degli esteri di Tripoli, Mohamed Taher Siala, ha smentito le indiscrezioni.

“Il rapporto di Amnesty International è molto esagerato, la situazione sull’immigrazione in Libia è molto complicata”, ha spiegato il ministro, aggiungendo che le autorità libiche sono soddisfatte e grate dell’aiuto fornito dall’Italia e dall’Unione Europea. Siala ha lanciato un appello a tutti i Paesi, affinché la Libia non diventi “un grande campo di immigrati clandestini”. Per evitare ciò, a suo avviso, i governi europei e stranieri dovrebbero accogliere coloro che possono ottenere asilo, o che vengano effettuati i rimpatri ove possibile. Siala ha precisato che la lotta contro l’immigrazione illegale deve insistere sul controllo dei confini meridionali della Libia, dove servirebbe una rete di controllo elettronica e una maggiore cooperazione tra i Paesi africani sotto la guida dell’Unione Africana.

Il 12 dicembre 2017, Amnesty International ha pubblicato un documento in cui sostiene che “le autorità europee sono sempre state a conoscenza degli abusi e delle torture subite dagli stranieri africani in Libia, e hanno altresì supportato tale sistema di sfruttamento e maltrattamento dei rifugiati da parte della Guardia Costiera libica, al fine di interrompere i flussi migratori verso l’Europa”. L’appello dell’organizzazione umanitaria è arrivato a quasi un mese di distanza dalla pubblicazione di un video da parte dell’emittente americana CNN, in cui vengono mostrati migranti africani venduti all’asta come schiavi, in una baracca poco lontana da Tripoli, a 400 dollari. Il filmato ha provocato l’indignazione della comunità internazionale, tanto che il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha definito la schiavitù “un crimine contro l’umanità”.  

In occasione del summit tra l’Unione Europea e Africana a Abidjan, in Costa d’Avorio, tenutosi il 29 e il 30 novembre 2017, i leader europei e africani hanno deciso di velocizzare le procedure di rimpatrio dei migranti africani presenti in Libia. Negli stessi giorni, la Nigeria ha annunciato di aver iniziato a riportare i propri cittadini presenti nel Paese nordafricano a casa. È importante sapere che cittadini nigeriani costituiscono la principale nazionalità di migranti giunti in Italia dalla Libia dal primo gennaio al 30 novembre 2017, pari a 18.049, seguiti dai cittadini della Guinea, Costa d’Avorio, Bangladesh e Mali. Il 13 dicembre 2017, il quotidiano nigeriano in lingua inglese Daily Post ha reso noto che 387 nigeriani erano stati riportati in patria, i quali si sono aggiunti ai 142 cittadini che erano già rientrati in Nigeria dalla Libia nel corso della settimana passata.

Oltre al ministro degli Esteri libico, sono intervenuti contro Amnesty International alcuni attivisti libici. Il quotidiano libico in lingua inglese Libya Herald ha reso noto che 107 giornalisti hanno protestato, accusando l’organizzazione umanitaria di incoraggiare le violenze contro i libici. A loro avviso, inoltre, la denuncia della CNN fa sembrare che in Libia sia aperto un vero e proprio mercato di schiavi. “I migranti non sono gli unici a subire violenze e torture, anche i cittadini libici soffrono a causa delle attività criminali delle bande di trafficanti.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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