Gentiloni: Italia invierà 500 soldati in Niger

Pubblicato il 14 dicembre 2017 alle 13:36 in Italia Niger

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In occasione del summit per il G5 Sahel, tenutosi a La-Celle-Saint-Cloud il 13 dicembre, il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, ha reso noto che l’Italia invierà circa 500 soldati e 150 veicoli militari in Niger per contribuire alla lotta contro il terrorismo e il traffico di esseri umani nella regione del Sahel. Non si tratterà di un nuovo dispiegamento di forze militari, ma di uno spostamento di parte di quelle che sono attualmente impegnate in altre missioni all’estero, come in  Iraq, in Niger.

La riunione per il G5 Sahel, alla quale hanno partecipato 13 leader internazionali, è stata organizzata dal presidente francese, Emmanuel Macron, per ottenere un maggiore sostegno del nuovo corpo anti-terrorismo, composto da 5,000 truppe del Mali, Mauritania, Niger, Ciad e Burkina Faso, creato lo scorso febbraio per contrastare la crescita dell’estremismo e del traffico di esseri umani nell’area del Sahel che, essendo poco controllata, pullula di militanti di al-Qaeda, dell’ISIS e di altre organizzazioni terroristiche e criminali.

I soldati italiani che verranno inviati in Niger, ha specificato Gentiloni, addestreranno e supporteranno l’esercito nigerino, ma effettueranno altresì attività di pattugliamento e controllo lungo i confini del Paese con la Libia. Tali territori sono particolarmente strategici poiché, essendo poco controllati, hanno sempre permesso ai trafficanti di esseri umani di far confluire in Libia i flussi di migranti provenienti dalle altre zone dell’Africa. Come è noto, la Libia, da anni, costituisce il principale porto di partenza dei rifugiati e dei richiedenti asilo che mirano a raggiungere l’Europa. L’Italia, per ragioni geografiche, costituisce il Paese di primo approdo dei migranti che attraversano la tratta del Mediterraneo Centrale e, di conseguenza, nel corso degli ultimi anni ha accolto un numero sempre maggiore di migranti. Nel 2016 sono sbarcati sulle coste italiane 181,000 stranieri, l’82% dei quali era salpato dalla Libia, mentre tra il primo gennaio e il 10 dicembre 2017, sono arrivati in Italia 117,620 migranti. Lo scorso aprile, in occasione di una riunione segreta con 60 leader tribali libici al Viminale, il ministro dell’Interno, Marco Minniti, aveva spiegato che i confini a sud della Libia, con il Niger e il Mali, dovevano essere considerati le nuove frontiere meridionali dell’Unione Europea, in quanto territori poco controllati che facilitano il passaggio dei flussi migratori che poi, dalle coste libiche, raggiungono l’Italia e l’Europa.

Il 29 agosto, in occasione di un vertice a Parigi sull’immigrazione, i leader di Italia, Francia, Germania, Spagna, Ciad, Niger, insieme al primo ministro governo di Tripoli, Fayez Serraj, e all’Alto rappresentante dell’UE, Federica Mogherini, hanno firmato una dichiarazione congiunta, con cui si sono impegnati a indirizzare le sfide dell’immigrazione, mettendo in atto un piano di azione lungo le tratte migratorie del Mediterraneo. Volendo eliminare i traffici irregolare, Italia, Francia e Spagna, insieme all’Alto rappresentante dell’UE, hanno rinnovato il proprio supporto al Ciad e al Niger. In seguito a tale riunione, il ministero dell’Interno italiano aveva poi pubblicato un comunicato in cui ribadiva la necessità di migliorare la capacità di controllo dei confini marittimi e terrestri, di rafforzare l’azione di contrasto ai trafficanti e al terrorismo.

La decisione di Gentiloni di inviare 500 soldati italiani in Niger è quindi in linea con tali obiettivi. Ad avviso del presidente del Consiglio, maggiore sarà la stabilità del Sahel, maggiori saranno le capacità di intercettare le minacce. Se il Parlamento darà la sua approvazione, nel corso delle prossime settimane, inizierà il trasferimento dei militari italiani dall’Iraq al Niger. Le forze italiane sono state inviate in Iraq nell’ottobre 2014, nell’ambito della operazione Inherent Resolve, messa in atto governo americano contro l’ISIS in Siria e in Iraq, nell’estate di quell’anno. In particolare, con l’iniziativa “Prima Parthica”, l’Italia assiste i Comandi multinazionali situati a Baghdad, Erbil e in Kuwait, addestrando altresì i soldati iracheni. Con la sconfitta militare dell’ISIS in Iraq, proclamata lo scorso 9 dicembre dal primo ministro iracheno Haider al-Abadi, ad avviso di Gentiloni sarà sempre meno indispensabile la presenza dei militari italiani nel Paese mediorientale, motivo per cui ha deciso di spostarne parte in Niger, dove è sempre più urgente rafforzare i controlli dei confini per evitare che il Sahel diventi il nuovo rifugio sicuro sia dei jihadisti dello Stato Islamico scappati dall’Iraq e dalla Siria, sia dei trafficanti di esseri umani.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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