Brasile: l’auge dell’estrema destra

Pubblicato il 14 dicembre 2017 alle 14:55 in America Latina Brasile

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Ex militare e strenuo difensore della dittatura militare, Jair Bolsonaro, leader dell’estrema destra brasiliana, è secondo solo all’ex presidente Lula nei sondaggi per le presidenziali del 2018.

Bolsonaro non è una figura nuova della politica brasiliana. L’ex paracadutista sessantaduenne è deputato federale per lo Stato di Rio de Janeiro sin dal 1991, ma negli ultimi mesi la sua proposta radicale è diventata attrattiva per milioni di brasiliani colpiti dalla crisi economica e istituzionale che il paese attraversa ormai da due anni e di cui non si intravede la fine.

Bolsonaro propone vendita libera di armi, esecuzioni extragiudiziali da parte delle forze di polizia, la tortura per i delinquenti. “Il suo discorso dell’odio sta avvelenando il Brasile” – commentano numerosi analisti, che sottolineano come sia in corso una “caccia alle streghe” contro artisti, docenti universitari, femministe, omosessuali e mezzi di comunicazione.

Il politico di estrema destra, tuttavia, va per la sua strada e i sondaggi gli danno ragione. Non è escluso che, una volta entrata nel vivo la campagna, candidati più tradizionali riescano a ridimensionare il fenomeno, ma la crisi di credibilità delle forze politiche e delle istituzioni potrebbe anche causare l’effetto contrario.

L’unico che finora supera per gradimento Bolsonero è l’ex presidente Lula, già condannato in primo grado a nove anni di carcere per corruzione e la cui eleggibilità è nelle mani della magistratura. Non è un caso in un paese dove il presidente in carica, Michel Temer, è stato salvato per due volte dall’impeachment grazie a votazioni talmente sospette da essere al vaglio della magistratura.

Temer, come la ex presidente Dilma Rousseff, lei sì deposta dal voto del parlamento nell’estate 2016, e come i predecessori Lula, Cardoso e Collor de Mello, è implicato negli scandali Odebrecht e Petrobras, le inchieste chiave dell’operazione Lava Jato, la mani pulite brasiliana.

A essere coinvolti nello scandalo, tuttavia, sono centinaia di parlamentari, governatori, ministri ed ex ministri, segretari di partito a livello locale e federale. Sotto inchiesta è finito, di fatto, l’intero sistema politico-istituzionale del più grande paese latinoamericano, coinvolgendo anche le leadership di diverse nazioni vicine, tra cui Colombia, Perù, Panama, Ecuador e Messico. 

Il susseguirsi degli scandali, in un quadro di depressione economica e insicurezza crescente, ha fatto il gioco di Bolsonero, i cui espliciti richiami alla dittatura militare che ha soggiogato il paese tra il 1964 e il 1985, rendendosi responsabile di torture, rapimenti e omicidi di migliaia di oppositori, sembrano essere meno sgraditi delle ruberie e della corruzione della classe dirigente attuale.

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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