USA: l’Iran ha fornito i missili agli Houthi

Pubblicato il 14 dicembre 2017 alle 20:31 in USA e Canada Yemen

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L’amministrazione Trump dimostrerà che i missili lanciati dai ribelli Houthi in Yemen verso l’Arabia Saudita sono stati forniti dall’Iran.

Giovedì 14 dicembre, a Washington, presso il quartier generale della Defense Intelligence Agency, la principale agenzia militare d’intelligence per l’estero, saranno presentate prove della provenienza iraniana dei missili utilizzati dai ribelli Houthi contro l’Arabia Saudita. I resti analizzati saranno quelli dei razzi lanciati il 22 luglio contro la città di Yanbu e il 4 novembre contro la capitale Riyad, quest’ultimo abbattuto da missili terra-aria sauditi.

Secondo i funzionari americani, presentare queste prove aiuterà a dimostrare che l’Iran sta violando ripetutamente le Risoluzioni 2231 e 2216 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU e in generale il Piano d’Azione Congiunto Globale, noto anche come accordo sul nucleare iraniano, raggiunto il 14 luglio 2015 a Vienna tra Iran, Cina, Francia, Russia, Regno Unito, Stati Uniti, Germania e Unione Europea. Secondo questo accordo, all’Iran è imposta una limitazione del programma nucleare in cambio dell’alleggerimento delle sanzioni internazionali nei settori finanziario e del petrolio. L’Iran nega però di aver fornito missili ai ribelli Houthi.

Durante la conferenza stampa, l’ambasciatore degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite, Nikki Haley, presenterà le prove che includono componenti di missili balistici a corto raggio a propellente liquido Qiam-1, riconducibili all’Iran anche a causa del loro design unico e di altri aspetti ingegneristici caratteristici. Una parte dell’Accordo sul nucleare impedisce a Teheran di fabbricare missili balistici a testata nucleare. Tra le altre prove presentate figurano anche un drone, un’arma anticarro e altre strumentazioni militari fabbricate in Iran ed intercettate dalle forze saudite.

Secondo quanto riporta The Guardian, da agosto di quest’anno il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sta cercando di raccogliere prove per dimostrare che l’Iran sta violando l’accordo nucleare. Ogni 90 giorni gli Stati Uniti hanno l’obbligo di confermare che l’Iran sta rispettando i termini dell’accordo, ma Trump è impegnato a  dimostrare il contrario. Il 25 luglio, in un’intervista al Wall Street Journal, ha affermato che la sua ultima conferma è stata ottenuta solamente grazie ai suggerimenti del Segretario di Stato Rex Tillerson. Venerdì scorso, invece, Trump ha minacciato di ritirare gli Stati Uniti dall’Accordo se a Teheran non verrà impedito di costruire armi nucleari o missili intercontinentali.

La coalizione araba a guida saudita, che supporta il governo yemenita riconosciuto a livello internazionale, è in lotta contro i ribelli Houthi dal 2015, congiuntamente alle forze dello Yemen, contro cui è stato anche imposto un embargo, permettendo solo occasionalmente l’entrata di aiuti umanitari. Il principe ereditario dell’Arabia Saudita, Salman, ha affermato in precedenza che se venisse confermato che l’Iran sta fornendo missili ai ribelli, ciò verrebbe considerato un atto di guerra.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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