Akayed Ullah: l’attentatore di Port Authority

Pubblicato il 12 dicembre 2017 alle 10:05 in USA e Canada

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Akayed Ullah è l’attentatore che lunedì 11 dicembre 2017 ha fatto esplodere un ordigno rudimentale presso la stazione degli autobus di Port Authority, tra la 42esima e la 8th Avenue a New York, verso le 7:30 del mattino locali. La bomba, attaccata al corpo dell’attentatore, sarebbe stata attivata per errore, ferendo Ullah sulle mani e all’addome, e lievemente altre 3 persone. La polizia di New York ha definito l’incidente un “tentato attacco suicida”, dal momento che l’ordigno è esploso solo parzialmente, e non è riuscito a colpire fatalmente i passanti. Dopo essere stato preso in custodia dalla polizia e portato nell’ospedale Bellevue per le bruciature sul corpo, Ullah è stato interrogato per ore dagli agenti, ai quali ha rivelato di aver scelto proprio Port Authority per compiere l’attacco, poiché è un luogo molto affollato e tappezzato di poster natalizi. La motivazione, secondo quanto riferito dall’attentatore, sarebbe legata ai bombardamenti americani in Siria e in Iraq, e per le recenti azioni di Israele contro i palestinesi. L’attacco è avvenuto a distanza di pochi giorni dall’annuncio del presidente Donald Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele, che ha sollevato le critiche della comunità internazionale e ha causato scontri in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, dove sono rimaste ferite centinaia di persone e sono morte in due. Gli agenti hanno altresì riferito che Ullah avrebbe dichiarato di essersi ispirato allo Stato Islamico, al quale aveva giurato fedeltà.

Chi è Akayed Ullah?

Il 27enne Akayed Ullah, originario del distretto di Chittagong, nel sud del Bangladesh e residente a Brooklyn, è giunto negli Stati Uniti nel 2011, ottenendo un visto F43 family immigrant, che permette agli stranieri che hanno parenti con cittadinanza americana di ottenere una residenza permanente. Dopo essersi stabilito a Brooklyn con la famiglia, Ullah, dal marzo 2012 al marzo 2015, ha lavorato come autista, mentre successivamente è diventato un elettricista. Secondo quanto riferito dagli investigatori, recentemente, il giovane aveva effettuato alcune riparazioni nella zona di Port Authority insieme al fratello. Le autorità hanno riscontrato che, da quando si è stabilito negli Stati Uniti, Ullah ha compiuto diversi viaggi all’estero, senza tuttavia attrarre mai l’attenzione delle forze di sicurezza. L’ispettore generale Shahidul Hoque ha reso noto che l’attentatore era tornato il Bangladesh lo scorso 8 settembre per qualche giorno. Un suo ex vicino, Hasan Alam, ha rivelato a NBC News di essere rimasto scioccato, in quanto Ullah era “una persona religiosa e molto tranquilla”. Altri che lo conoscevano che sono stati intervistati hanno dichiarato di essere rimasti altrettanto stupiti e sconcertati.

L’attacco dell’11 dicembre 2017 è stato quindi una sorpresa per i parenti e gli amici di Ullah, il quale, nonostante abbia dichiarato agli agenti di essersi ispirato all’ISIS, non avrebbe alcun legame diretto con l’organizzazione terroristica. La bomba utilizzata era stata costruita dal terrorista seguendo un tutorial su internet. Dopo aver inserito materiale esplosivo all’interno di un tubo, Ullah si era legato l’ordigno al corpo con velcro e fascette, collegandolo a una batteria da 9 volt. Una volta giunto a Port Authority, tuttavia, qualcosa è andato storto. La bomba è esplosa per errore e solo parzialmente, ferendo gravemente Ullah alle mani e all’addome e di striscio soltanto 3 passanti. Lo scoppio ha però causato il panico generale, spingendo le persone a scappare immediatamente. Secondo un ufficiale delle forze dell’ordine, Ullah era pronto a morire suicida. Il giovane è stato rinvenuto a terra dalla polizia accorsa sul luogo, che lo ha trovato disteso, sanguinante e con diversi fili che uscivano dai vestiti. Poche ore dopo l’attentato, che si è verificato tra le 7:20 e le 7:30 del mattino locali, le forze di sicurezza hanno perquisito 6 appartamenti dove Ullah potrebbe aver vissuto con i genitori, presso Ocean Parkway. L’area è popolata da immigrati del Bangladesh ed è piana di moschee e negozi. Le autorità ritengono che Ullah abbia agito da solo, tuttavia, sono in corso indagini per scoprire se avesse complici, e per far luce sulla sua radicalizzazione.

Secondo quanto riferito dal New York Times, il tentativo di attentato suicida effettuato da Ullah costituisce una nuova modalità di attacco, in quanto New York non è mai stata teatro di azioni kamikaze. Dall’11 settembre 2011, la polizia ha identificato almeno 26 complotti terroristici che avrebbero dovuto colpire la città americana, ma che sono stati sventati grazie alle attività di intelligence. Nel 2009, le autorità evitarono che una cellula terroristica legata ad al-Qaeda riuscisse a posizionare bombe sui treni della metropolitana, mentre un anno più tardi, nel maggio 2010, Faisal Shahzad, un immigrato pakistano tentò di far esplodere un camion pieno di esplosivo a Times Square, senza riuscirci per un mal funzionamento dell’ordigno. E ancora, nel settembre 2016, una pentola a pressione colma di materiale esplosivo rudimentale e schegge venne lasciata sulla 27esima Strada nel quartiere di Chelsea, dove esplose senza uccidere nessuno. Infine, prima dell’11 dicembre 2017, l’ultimo attacco è avvenuto lo scorso 31 ottobre, quando il 29enne di origini uzbeke, Sayfullo Saipov, intorno alle 15:04 locali, si è scagliato contro una pista ciclabile nel sud della città, a bordo di un furgone bianco, uccidendo 8 persone e ferendone altre 11.

Al momento, nonostante non sia stato fatto alcun annuncio ufficiale, è stato reso noto che Ullah verrà processato presso una Corte federale a Manhattan, dall’ufficio del procuratore del distretto sud di New York, Joon H. Kim.

Il presidente Trump, nel pomeriggio dell’11 dicembre 2017, ha commentato l’attentato scagliandosi contro il sistema di immigrazione corrente che, a suo avviso, permette a tutti i membri delle famiglie straniere di vivere negli Stati uniti, e non solo alle mogli o ai figli dei residenti del Paese. “Tale sistema danneggia terribilmente la sicurezza e l’economia degli US, sono determinato a migliorare tutti i meccanismi per mettere i cittadini americani al primo posto”.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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