USA: la deportazione dei migranti somali

Pubblicato il 11 dicembre 2017 alle 9:37 in Immigrazione USA e Canada

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92 cittadini somali che avrebbero dovuto essere condotti in Somalia dagli USA in base a un ordine di deportazione, la scorsa settimana, sono stati costretti a rientrare in territorio statunitense per problemi logistici.

La maggior parte dei migranti somali che si trovano negli Stati Uniti, pur non avendo documenti, riescono rimanere nel Paese per anni, poiché le autorità di Mogadiscio tardano a fornire le documentazioni di viaggio necessarie al loro rimpatrio. A partire dal 2014, il numero dei somali che sono stati deportati dagli USA è cresciuto molto, soprattutto grazie all’apertura dell’ambasciata somala a Washington l’anno successivo. Il New York Times rende noto che, nel corso dell’anno fiscale 2014, furono 65 i cittadini somali riportati in Somalia dagli Stati Uniti, nel 2015 furono 128, mentre nel 2016 198. Infine, nell’anno fiscale 2017, i somali rientrati in patria dagli USA sono stati 521. L’aumento progressivo delle deportazioni è stato dovuto alla stretta collaborazione tra gli ufficiali americani e quelli dell’ambasciata somala a Washington, i quali hanno velocizzato le procedure di rimpatrio.

I 92 somali che sarebbero dovuti essere trasportati in Somalia venerdì 8 dicembre 2017, sono giunti in Senegal e, a causa di problemi logistici, sono stati riportati indietro negli Stati Uniti. L’agenzia per l’immigrazione United States Immigration and Customs Enforcement ha reso noto che lo staff del volo giunto a Dakar avrebbe dovuto fermarsi alcune ore per permettere ai piloti di riposarsi prima di continuare il viaggio verso la Somalia. A causa di problemi con l’hotel a Dakar, il volo è stato costretto a tornare indietro negli Stati Uniti, nonostante lo staff di bordo avesse esplorato diverse opzioni per permettere ai 92 somali di essere rimpatriati. La maggior parte di essi, stanziati in Minnesota, erano stati trasferiti in Louisiana per essere imbarcati sul volo che li avrebbe ricondotti in Somalia.

La decisione delle amministrazioni americane di deportare i migranti somali senza documenti in Somalia, dal 2014 a oggi, ha suscitato le critiche dei difensori dei diritti umani, i quali sostengono che non sia giusto costringere le persone a rientrare in un Paese instabile e considerato “un rifugio sicuro del terrorismo” dal governo americano. La Somalia, Stato africano situato nel Corno d’Africa, è dilaniata da anni da una guerra civile che contrappone il governo del primo ministro Hassan Ali Khaire, internazionalmente riconosciuto, e al-Shabaab, in arabo “la gioventù”, una potente organizzazione politico-militare fondata nel 2006 ed affiliata ad al-Qaeda, che ricorre spesso al terrorismo contro i suoi nemici. Nonostante la Somalia, nell’ultima parte del 2016, abbia cercato di aumentare gli sforzi per migliorare la situazione, venendo assistita dagli USA, quasi nessun progresso è stato raggiunto.

Un avvocato difensore dei migranti somali negli Stati Uniti, Kim Hunter, ha dichiarato che “non ha alcun senso”, a suo avviso, “costringere i propri clienti a rientrare in un Paese così pericoloso”.

Occorre ricordare che la Somalia è uno dei Paesi contenuti nella lista del bando anti-migranti adottato dall’amministrazione Trump lo scorso 24 settembre, che è stato poi approvato dalla Corte Suprema degli Stati Uniti il 5 dicembre 2017. In base a tale ordine esecutivo, i migranti provenienti da Libia, Yemen, Ciad, Somalia, Iran, Siria, Corea del Nord e a determinati individui del Venezuela, non possono entrare in territorio statunitense per motivi di sicurezza nazionale.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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