Iraq: vittoria contro l’ISIS

Pubblicato il 11 dicembre 2017 alle 16:11 in Iraq Medio Oriente

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Il primo ministro Haider al-Abadi ha affermato che le forze irachene hanno scacciato gli ultimi combattenti dello Stato Islamico dal Paese, a tre anni di distanza da quando l’ISIS occupò circa un terzo del territorio iracheno, e ha proclamato il 10 dicembre giorno di festa nazionale in  Iraq.

L’annuncio di al-Abadi viene divulgato sabato 9 dicembre 2017, due giorni dopo che l’esercito russo ha dichiarato la sconfitta dei militanti dell’ISIS nella vicina Siria, dove Mosca spalleggia il governo siriano. Le forze irachene hanno riconquistato le ultime aree rimaste sotto il controllo dello Stato Islamico lungo il confine con la Siria; ad annunciarlo è l’emittente televisiva nazionale che riferisce quanto dichiarato dal premier iracheno in una conferenza stampa a Baghdad.
A mezzogiorno numerosi squadroni di elicotteri iracheni si sono librati in volo sulla capitale sventolando bandiere nazionali in una apparente anteprima della parata di vittoria che il Paese sta organizzando per i giorni a venire.

Il governo federale ha diffuso dal suo account Twitter che il comandante in capo Haider al-Abadi annuncia che le forze armate irachene hanno messo in sicurezza il deserto occidentale e l’intero confine tra Iraq e Siria. Egli ha inoltre annunciato che ciò segna la fine della guerra contro i terroristi dello Stato Islamico, che sono stati completamente sconfitti ed espulsi dal Paese. In un tweet separato è stato invece al-Abadi in persona ad affermare che le “eroiche” forze armate dell’Iraq hanno ormai messo in sicurezza l’intera frontiera tra Iraq e Siria, sconfiggendo l’ISIS tramite “l’unità e lo spirito di sacrificio” mostrato dalla nazione. Il messaggio lanciato sulla piattaforma virtuale dal premier si conclude al grido di “lunga vita all’Iraq e al suo popolo”.

La coalizione a guida statunitense che ha spalleggiato le forze irachene nella lotta contro lo Stato Islamico si è rallegrata della notizia sullo stesso social network: “La Coalizione si congratula con il popolo iracheno per la sua importante vittoria contro l’ISIS. Sosteniamo gli iracheni mentre gettano le basi di un futuro sicuro e prospero”. Il tweet è accompagnato dall’hashtag #futureiraq.

Mosul, la capitale irachena de facto dello sconfitto Stato Islamico, è caduta a luglio 2017 dopo nove mesi di intensa campagna militare appoggiata dalle forze della coalizione guidata dagli Stati Uniti; gran parte della città settentrionale del Paese è andata distrutta durante tali offensive. Raqqa, la capitale dell’ISIS in Siria, ha anch’essa capitolato poco più tardi, a settembre, in seguito a un attacco della coalizione a guida curda appoggiata dalle forze americane.
Le forze che finora hanno combattuto contro lo Stato Islamico nei due Paesi di Iraq e Siria si preparano adesso a una nuova fase militare, quella della guerriglia, tattica a cui i militanti dell’ISIS hanno già dimostrato di saper ricorrere. La guerra ha avuto un impatto devastante sulle zone precedentemente controllate dal gruppo jihadista: stando a un comunicato rilasciato dall’ONU sabato 9 dicembre 207, circa 3,2 milioni di persone sono state sfollate.

Il leader dell’ISIS Abu Bakr al-Baghdadi, che nel 2014 aveva dichiarato a Mosul la fondazione di un nuovo califfato islamico in Iraq e in Siria, il 28 settembre 2017 ha diffuso un file audio in cui comunica di essere sopravvissuto, a discapito delle numerose testimonianze che lo davano per morto. Nel file, al-Baghdadi ha inoltre spronato i suoi seguaci a continuare la battaglia nonostante gli impedimenti e le battute d’arresto. Si pensa che il capo dell’organizzazione terroristica si stia nascondendo in un tratto desertico situato lungo l’area di confine tra i due Paesi.
I fedeli di al-Baghdadi avevano imposto un regno di terrore alle popolazioni su cui esercitavano il controllo, inimicandosi anche molti di quei musulmani sunniti che avevano supportato l’ISIS come alleati contro l’oppressivo governo a maggioranza sciita dell’epoca.
I militanti avevano inoltre rapito migliaia di donne appartenenti alla minoranza yazida, che vive su una montagna a ovest di Mosul, riducendole a schiave sessuali e uccidendo gli uomini della comunità. Progressivamente battuto e scacciato dalle sue due capitali di fatto, lo Stato Islamico nel corso del 2017 si era arroccato nelle postazioni desertiche a cavallo tra i due Paesi. In Iraq, il gruppo si è trovato costretto a fare i conti con le forze irachene spalleggiate dagli Stati Uniti, con i combattenti curdi Peshmerga, e con le forze paramilitari sciite addestrate dall’Iran e conosciute come Unità di Mobilitazione Popolare irachene.

Nel suo discorso in una conferenza stampa araba, al-Abadi ha ribadito che le vittorie sono state possibili grazie all’unità delle componenti in campo, facendo riferimento anche al contributo di diverse comunità tra cui i combattenti tribali sunniti. Tuttavia, l’Iraq si trova ora ad affrontare un conflitto interno in seguito alla sua repressione economica e militare del semi-autonomo Governo Regionale del Kurdistan (KRG), che il 25 settembre 2017 ha svolto un referendum per l’indipendenza curda indetto nonostante l’opposizione di Baghdad.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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