Nepal verso la completa transizione democratica

Pubblicato il 10 dicembre 2017 alle 6:32 in Asia Nepal

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Milioni di nepalesi si stanno recando alle urne per il secondo turno delle elezioni parlamentari e provinciali. Il Nepal è uno dei Paesi più poveri al mondo che non ha alcuno sbocco al mare, essendo rinchiuso tra la Cina, a nord, e l’India, al sud. Le votazioni avvengono a più di 10 anni di distanza dalle fine della ribellione maoista, portata avanti dai membri del Partito Comunista del Nepal (CPM-Maoist) dal febbraio 1996 al novembre 2006, contro il governo centrale del Paese. L’obiettivo dei maoisti era quello di rovesciare la monarchia e istituire una repubblica popolare. Nel 2008, dopo 240 anni di monarchia, il Paese asiatico è stato proclamato una Repubblica e, successivamente, la Costituzione adottata nel 2015 lo ha reso a tutti gli effetti uno Stato federale con tre livelli di governo: uno federale, uno provinciale e uno locale. L’obiettivo di tali cambiamenti è stato la decentralizzazione del potere dalla capitale Kathmandu, alle nuove 7 province e unità di governo locali.

Le nuove elezioni, la cui prima fase si è tenuta lo scorso 26 novembre, si stanno verificando in un’atmosfera pacifica, con l’auspicio che il loro esito concluderà definitivamente la transizione democratica del Nepal. I cittadini sono chiamati ad eleggere 275 membri della Camera dei Rappresentanti (HoR) attraverso un sistema misto: il 60% di rappresentanti vengono scelti attraverso una prima fase caratterizzata dal metodo “first-pass-the-post” (FPTP), mentre il 40% rimanente verrà eletto attraverso un sistema proporzionale. Il Parlamento federale sarà bicamerale, con 259 membri nell’Assemblea Nazionale (NA), scelti da un collegio elettorale, che avranno poteri uguali ai membri della Camera dei Rappresentanti. I votanti saranno chiamati altresì a scegliere i rappresentanti delle 7 provincie dello Staro, per la prima volta dalla fine della monarchia nel 2008. Il risultato finale verrà reso noto entro la metà di dicembre 2017.

Al-Jazeera in lingua inglese rende noto che 1/3 dei seggi è stato riservato alle donne, presso tutti e tre i livelli governativi e, inoltre, il sistema proporzionale mira a integrare nella rappresentanza anche gruppi e minoranze all’interno della classe dirigente nepalese. Un analista politico di Kathmandu, Anurag Acharya, ha spiegato che tali aspetti sono un “risultato importante” per il Nepal, specialmente dopo i 10 anni di instabilità della guerra civile.

Una volta che i membri della Camera dei Rappresentanti e dell’Azzemblea Nazionale saranno eletti, voteranno a loro volta per scegliere un primo ministro, che ricoprirà la guida esecutiva del Paese. Il leader del partito che otterrà la maggioranza verrà incaricato di formare il governo. Mentre la Casa dei rappresentanti verrà rinnovata ogni 5 anni, l’Assemblea Nazionale sarà un organo permanente formato da 56 membri, scelti da un collegio elettorale composto, e 3 nominati dal presidente che, insieme al vicepresidente, hanno il potere nominale.

Come spiega Kamal Dev Bhattarai, in un articolo pubblicato su The Diplomat, l’India e la Cina stanno monitorando con preoccupazione l’andamento delle elezioni in Nepal, in quanto entrambi i giganti asiatici mirano ad estendere la propria influenza sullo Stato himalayano. Il loro timore più grande, spiega l’autore, nasce dal fatto che il nuovo governo rimarrà in carica per i prossimi 5 anni, realizzando un processo che non è mai avvenuto prima nel piccolo Paese asiatico. Sia la Cina, sia l’India sperano in un governo amico, che permetta loro di estendere maggiormente la propria mano invisibile sul Nepal, per soddisfare i propri interessi.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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