Gaza: due palestinesi uccisi in un raid aereo israeliano

Pubblicato il 9 dicembre 2017 alle 15:52 in Israele Palestina

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Un raid aereo israeliano ha causato la morte di due palestinesi nella Striscia di Gaza; ciò è avvenuto in seguito allo scoppio di rinnovate violenze tra israeliani e palestinesi nei territori occupati per via del recente riconoscimento statunitense di Gerusalemme come capitale di Israele.

Nella notte tra venerdì 8 e sabato 9 dicembre 2017, tre caccia israeliani hanno bersagliato una base militare di Hamas nella regione centrale di Gaza. L’organizzazione paramilitare palestinese Hamas ha reso noto che due cecchini sono morti nel bombardamento. L’esercito israeliano ha affermato di aver preso di mira quattro postazioni di Hamas, ossia due siti per la fabbricazione delle armi, un deposito e un presidio militare.
L’incursione aerea è la diretta conseguenza di tre attacchi missilistici che hanno colpito il territorio meridionale di Israele per opera di alcuni militanti palestinesi radunati in un’enclave. Uno di questi attacchi si è scagliato sulla città israeliana di Sderot, il secondo è stato intercettato dal sistema di difesa aerea israeliano e il terzo missile è stato lanciato ma non è riuscito a raggiungere il territorio di Israele. Nessuna delle tre offensive ha causato vittime.
Un gruppo salafita finora sconosciuto, che sostiene di chiamarsi “Brigate Saladino”, ha rivendicato uno dei tre attacchi missilistici. L’esercito israeliano, dal canto suo, ha detto che riterrà Hamas direttamente responsabile per qualunque “attività ostile” scaturita dalla regione che è posta sotto il suo controllo.
Il ministero della Salute palestinese ha divulgato i nomi delle due vittime dei raid israeliani: Abdullah al-Atal, 28 anni, e Mohammed al-Safdi, 30; ha dichiarato inoltre che le loro salme sono state trasportate presso la struttura ospedaliera locale molte ore dopo l’attacco aereo, che è avvenuto prima dell’alba a Nuseirat, nella regione centrale di Gaza. I militanti di Hamas non hanno ancora confermato se le vittime appartenessero al loro gruppo o meno. Stando al resoconto di Hamas, i raid aerei messi in atto da Israele nel territorio di Gaza hanno inoltre ferito 14 palestinesi, tra cui donne e bambini.

L’offensiva palestinese e la controffensiva israeliana si sono susseguite all’indomani del riconoscimento del presidente americano Donald Trump di Gerusalemme come la legittima capitale di Israele. Altri due palestinesi sono stati uccisi nella giornata di venerdì 8 dicembre 2017 durante gli scontri contro le truppe israeliane lungo il confine di Gaza, e centinaia di persone sono rimaste ferite durante le proteste dei palestinesi che hanno infiammato i cosiddetti “territori occupati” sia nella Striscia di Gaza che in Cisgiordania. Nel tentativo di sedare la rivolta e ripristinare l’ordine, le truppe israeliane hanno risposto alle rimostranze con l’uso della forza, lanciando lacrimogeni e sparando proiettili di gomma.

La decisione di Trump di riconoscere ufficialmente Gerusalemme come capitale israeliana mette fine a circa settant’anni di ambiguità in cui gli Stati Uniti hanno evitato di prendere una posizione chiara e definita in merito allo statuto della Città Santa, che è contesa tanto dagli israeliani quanto dai palestinesi. Gli alleati occidentali degli Stati Uniti hanno prontamente condannato la mossa del presidente americano.
Gerusalemme Est, ivi inclusa anche la Città Vecchia, stando al diritto internazionale è ufficialmente un “territorio palestinese occupato”. Le numerose proteste che si sono susseguite in seguito alla manovra del presidente statunitense hanno avuto luogo anche in Pakistan, Afghanistan, Iran, Turchia, Malesia, Indonesia, Egitto e Giordania.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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