Funzionario ONU in Corea del Nord per allentare tensioni

Pubblicato il 9 dicembre 2017 alle 11:54 in Corea del Nord USA e Canada

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Nel clima di forti preoccupazioni suscitate dal programma nucleare e missilistico della Corea del Nord, il sottosegretario generale per gli Affari politici dell’ONU si è recato a Pyongyang, dove ha incontrato il viceministro degli Esteri Pak Myong Guk e ha manifestato la volontà di allentare le tensioni tra l’occidente e la penisola coreana.

A rendere nota la visita di Jeffrey Feltman, sottosegretario generale per gli Affari politici delle Nazioni Unite, in Corea del Nord, sono stati i media coreani nella mattina di sabato 9 dicembre 2017. Il Paese ha altresì rivelato in una dichiarazione divulgata dall’agenzia di stampa nazionale ufficiale, la KCNA, che l’inviato ONU ha riconosciuto l’impatto negativo che le sanzioni imposte alla Corea del Nord stanno causando in termini umanitari. Jeffrey Feltman, il funzionario ONU di rango più elevato che abbia ufficialmente visitato la Corea del Nord dal 2012, non ha voluto fare commenti quando è stato raggiunto dai giornalisti all’aeroporto di Pechino, dove sabato 9 dicembre è atterrato l’aereo che Feltman ha preso da Pyongyang per fare rientro dal suo viaggio.
Stando alla KCNA, le Nazioni Unite avrebbero espresso preoccupazioni inerenti all’aggravarsi della situazione nella penisola coreana, e avrebbero manifestato la volontà di adoperarsi per alleviare per quanto possibile le tensioni, in conformità all’atto costitutivo dell’ONU basato sulla promozione della pace e della sicurezza internazionale. L’agenzia di stampa KCNA ha altresì reso noto che i funzionari nordcoreani e Feltman hanno convenuto sul fatto che la visita dell’inviato ONU ha contribuito a una più profonda coscienza della grave situazione nel Paese e che si sono ripromessi di comunicare regolarmente.
Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi, che ha tenuto un discorso in occasione di un forum accademico, ha affermato che la situazione nella penisola coreana ha raggiunto un circolo vizioso fatto di dimostrazioni di forza e alterchi, e che teme la prospettiva futura non sia ottimistica. A renderlo noto è stato il Ministero degli Esteri della Cina in un comunicato ufficiale, in cui si specifica tuttavia che “al contempo si può apprezzare che le speranze di pace non sono del tutto estinte” e che “le premesse per le negoziazioni esistono ancora, e l’opzione di ricorrere alla forza non può essere accettata”.

La Corea del Nord sta portando avanti il suo duplice programma militare nucleare e missilistico a scapito della condanna internazionale e disobbedendo alle normative imposte dall’ONU, nonostante le sanzioni conseguite da tale violazione gravino profondamente sul Paese. Il 29 novembre 2017, la Corea del Nord ha effettuato un test lanciando un missile balistico intercontinentale che, stando a quanto sostiene il governo, è il suo ultimo ritrovato nel settore e ha una gittata tale che gli permetterebbe di raggiungere gli Stati Uniti. Il missile sparato a novembre ha provocato l’immediata reazione americana: infatti gli USA hanno messo in guardia il governo nordcoreano asserendo che qualora dovesse scoppiare un conflitto “la leadership del Paese sarebbe completamente distrutta”. In seguito al test missilistico della Corea, il Pentagono ha fatto prova di molteplici dimostrazioni di forza. Inoltre nel mese di dicembre gli Stati Uniti e la Corea del Sud hanno condotto massicce esercitazioni militari, che la Corea del Nord ha ritenuto sufficienti a sancire lo scoppio della guerra come “un dato di fatto”.

La Corea del Nord minaccia sistematicamente di distruggere la Corea del Sud e gli Stati Uniti, e sostiene che i suoi programmi volti al riarmo siano solamente difensivi, necessari a difendersi da una eventuale aggressione americana. Gli Stati Uniti mantengono ancora 28.500 truppe nella Corea del Sud, rimaste in loco in seguito alla guerra di Corea, combattuta tra Nord e Sud dal 1950 al 1953.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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