Le capacità nucleari, chimiche e militari della Corea del Nord

Pubblicato il 8 dicembre 2017 alle 6:01 in Approfondimenti Corea del Nord

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La Corea del Nord è considerata una grave minaccia dagli Stati Uniti e dai suoi alleati asiatici, quali Giappone e Corea del Sud. Per meglio comprendere l’entità di tale minaccia, è utile fare riferimento a un articolo pubblicato dal Council on Foreign Relations, firmato da Eleanor Albert, riguardo alle capacità militari effettive del regime di Pyongyang. L’autrice riferisce che la Corea del Nord possiede le forze militari convenzionali che sono tra le più vaste al mondo. Nonostante i numerosi tentativi effettuati dalla comunità internazionale per contrastare lo sviluppo di un arsenale troppo potente, il leader Kim Jong-un ha continuato imperterrito a lanciare missili e a effettuare test atomici, dichiarando di “voler diventare una potenza nucleare per difendere il proprio Paese dalle minacce esterne”.

Prima ancora dell’analisi delle capacità militari della Corea del Nord, è necessario far luce sui motivi che hanno spinto il Paese asiatico a militarizzarsi e a velocizzare lo sviluppo del proprio programma missilistico e nucleare negli ultimi undici anni.

I principi guida del regime nordcoreano sono sempre stati l’autosufficienza e l’importanza della politica militare. Ne è conseguito che l’esercito ha assunto un ruolo centrale negli affari politici di Pyongyang, vedendo accrescere la propria posizione gradualmente nel corso la dinastia dei Kim, salita al potere nel 1946. Da lungo tempo, la leadership nordcoreana è convinta che forze nemiche esterne, persino democratiche come gli Stati Uniti, possano sferrare un attacco. Per tale ragione, secondo le autorità di Pyongyang, l’unico modo per garantire la sopravvivenza della nazione è sviluppare capacità militari asimmetriche che siano in grado di contrastare eventuali minacce. A partire dall’armistizio di Panmumjeon, firmato il 27 luglio 1953, alla fine della Guerra di Corea, il regime nordcoreano è rimasto sempre più isolato, soprattutto per via delle sue ambizioni militari e nucleari. Le tensioni con gli Stati Uniti in merito allo sviluppo del programma missilistico sono scoppiate nel 2003, quando Pyongyang abbandonò il Trattato di non-proliferazione nucleare (NPT), facendo altresì naufragare un accordo quadro con gli USA che prevedeva lo scambio tra forniture energetiche e la sospensione dell’armamento nordcoreano. Quando Pyongyang, nel 2006, effettuò il primo test nucleare, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu adottò alcune risoluzioni all’unanimità, condannando le azioni nordcoreane e imponendo sanzioni, che sono state aumentate nel corso del tempo con la speranza di fermare le mire della Corea del Nord. Tra le misure restrittive si contano un bando sulle importazioni di armi e delle tecnologie che aiuterebbero il regime di Pyongyang a raggiungere il proprio obiettivo nucleare. Gli Stati Uniti insistono per isolare del tutto il regime nordcoreano, mentre la Cina, nonostante la promessa di conformarsi alle risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu, rimane tutt’oggi il principale partner commerciale della Corea del Nord, dichiarando che, a suo avviso, è sbagliato isolare completamente un Paese tagliando anche i legami commerciali.

Nei mesi estivi del 2017, le tensioni sono gradualmente aumentate per via della escalation di dimostrazioni di forza tra la Corea del Nord da una parte, e gli Stati Uniti e la Corea del Sud dall’altra. Il 4 e il 28 luglio 2017, Pyongyang ha lanciato con successo i suoi primi due missili balistici intercontinentali e, il 15 agosto scorso, ha dichiarato di avere approvato il piano strategico per colpire la base militare americana sull’isola di Guam, nel Pacifico. In seguito, Pyongyang si è astenuta dal colpire tale base e, dal 28 luglio al 25 agosto 2017, non ha effettuato test missilistici, compiacendo gli Stati Uniti, che si erano detti pronti a riaprire il dialogo. Il 21 agosto 2017, tuttavia, gli USA e la Corea del Sud hanno iniziato le esercitazioni militari congiunte e, in reazione, la Corea del Nord, cinque giorni dopo, ha lanciato 3 missili a corto raggio in direzione della Corea del Sud mentre, il 29 agosto 2017, ha testato un missile balistico a medio raggio che ha sorvolato l’isola giapponese di Hokkaido. Il 3 settembre 2017, la Corea del Nord ha effettuato un test nucleare sotterraneo, sperimentando una bomba all’idrogeno che ha provocato un sisma di grado 6,3 in tutto il Paese, azione che è stata immediatamente condannata dal presidente americano Donald Trump, che ha esortato i propri alleati a prendere seri provvedimenti per isolare il regime di Kim Jong-un. L’11 settembre 2017, il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha adottato all’unanimità un pacchetto di sanzioni, imponendo limitazioni alle importazioni di carburante e petrolio della Corea del Nord. Il 15 settembre 2017, Pyongyang ha poi lanciato un altro missile Hwasong-12, che ha sorvolato nuovamente l’isola di Hokkaido, cadendo in mare a circa 2000 km a est dalla costa giapponese. Mentre Trump si trovava in tour ufficiale in Asia, l’11 novembre 2017, sono iniziate esercitazioni militari congiunte tra Washington e Seoul. Nell’occasione, le tre portaerei della marina americana U.S.S. Ronald Reagan, U.S.S. Nimitz e U.S.S. Theodore Roosevelt avevano effettuato manovre militari al largo della penisola coreana per quattro giorni, coinvolgendo anche 11 imbarcazioni americane dotate di sistema Aegis e 4 navi da guerra della Corea del Sud. Tale azione è stata considerata una dura provocazione da parte della Corea del Nord, che ha criticato il presidente Trump. Il 21 novembre scorso, gli USA hanno poi inserito Pyongyang nella lista degli Stati sponsor del terrorismo, la quale prevede una serie di misure unilaterali, tra cui un embargo sull’esportazione e l’acquisto di armi e altre iniziative punitive. Infine, il 29 novembre 2017, la Corea del Nord ha annunciato di essere divenuta una potenza nucleare, grazie al test del missile Hwasong-15, in grado di raggiungere qualsiasi porzione di territorio degli Stati Uniti. Con questo ultimo lancio, sembra che Kim Jong-un abbia praticamente raggiunto l’obiettivo di trasformare la Corea del Nord in una potenza nucleare in grado di difendersi dagli Stati Uniti.

Alla luce della situazione, qual è l’effettiva forza nucleare, chimica e militare della Corea del Nord?

Eleanor Albert spiega che il regime di Pyongyang, pur essendo è uno dei più poveri al mondo, secondo quanto riferito dal Dipartimento di Stato americano, spende ¼ del proprio PIL in equipaggiamento militare. Dall’analisi degli ultimi eventi, gli esperti sostengono che l’arsenale della Corea del Nord comprenda tra le 15 e le 20 armi nucleari, mentre l’intelligence del Pentagono è convinta che Pyongyang disponga tra le 30 e le 60 bombe atomiche. La Corea del Nord, dal 2006 a oggi, ha effettuato anche 6 test nucleari, rispettivamente nell’ottobre 2006, nel maggio 2009, nel febbraio 2013, nel gennaio e nel settembre 2016 e, infine, il 3 settembre 2017. Come ha spiegato Jeffrey Lewis, del Middlebury Institute of Strategic Studies, ciò dimostra che la Pyongyang ha le competenze per produrre bombe all’uranio e al plutonio, che sono le componenti chiave delle armi nucleari. Nonostante lo sviluppo di tali capacità sia stato per la maggior parte endogeno, è necessario ricordare che il regime nordcoreano, in passato, ha ricevuto una forte spinta da altri Paesi. In particolare, tra gli anni ’50 e ’80, le autorità di Mosca hanno dato una mano al Paese asiatico per la costruzione di un reattore nucleare, fornendo progetti di missili e determinate sostanze nucleari. Negli anni ’70, Pyongyang collaborò con la Cina in merito alla produzione di missili balistici, beneficiando delle competenze degli esperti di Pechino. Ad avviso di Joseph S. Bermudez, analista della difesa della Corea del Nord, le informazioni che i tecnici nordcoreani impararono da quelli cinesi sono state fondamentali per il futuro sviluppo del proprio programma nucleare. Nello stesso lasso di tempo, anche il Pakistan divenne un importante partner militare della Corea del Nord, instaurando un’assistenza nucleare bilaterale soprattutto tra il 1980 e il 1988, nell’ambito della guerra tra Iran e Iraq. Successivamente, all’inizio degli anni ’90, Pyongyang ebbe accesso alle centrifughe tecnologiche dello scienziato pakistano, Abdil Qadeer Khan, il quale diresse la militarizzazione del programma nucleare di Islamabad. In cambio, la Corea del Nord conferì al Pakistan le proprie tecnologie missilistiche.

Oltre alle capacità nucleari e missilistiche, gli USA ritengono che la Corea del Nord possieda armi chimiche, tra cui la senape di zolfo, il cloro, il fosgene, il sarin e agenti nervosi VX. Secondo quanto riportato dal un report del Congresso americano del 2015, il regime nordcoreano ha la capacità di produrre sostanze che provocano vesciche, sanguinamento e soffocamento. È stato stimato altresì che Pyongyang abbia tra i 2,500 e le 5,000 tonnellate di materiale chimico, che potrebbe essere inserito su razzi, scudi missilistici e altre armi convenzionali. Nonostante nel 1987 sia divenuta un membro della Biological Weapons Convention, si teme che la Corea del Nord possieda anche armi biologiche.

In termini militari, secondo un report del Ministero della Difesa della Corea del Sud del 2016, la Corea del Nord ha uno degli eserciti più grandi al mondo per numero di soldati, pari a 1,1 milione e al 5% della sua popolazione complessiva di 28,37 milioni . L’articolo 5 della Costituzione nordcoreana recita che “la difesa nazionale è un compito supremo e un onore dei suoi cittadini, che hanno tutti l’obbligo di prestare servizio militare”. Tra il 2004 e il 2014, il regime avrebbe speso una cifra annuale pari a 3,5 miliardi di dollari secondo le stime del Dipartimento di Stato americano. Non a caso, il segretario della Difesa americano, James Mattis, sostiene che una guerra nella penisola coreana avrebbe conseguenze catastrofiche e che il regime di Pyongyang costituisce una delle minacce più gravi e urgenti alla pace e alla sicurezza internazionale. Secondo i dati del Dipartimento della Difesa statunitense, nel 2016, l’esercito nordcoreano disponeva di più di 1,300 aerei da guerra, quasi 300 elicotteri, 430 navi da combattimento, 250 navi anfibie, 70 sottomarini, 4,300 carri armati, 2,500 veicoli corazzati e 5,500 lanciarazzi.

Venerdì 8 dicembre 2017, si concludono le ultime esercitazioni militari congiunte tra Stati Uniti e Corea del Sud, iniziate quattro giorni prima. Alle dimostrazioni hanno preso parte più di 230 aerei da guerra, tra cui i B-1B e i F-35 Lightning, che sono considerati i velivoli più potenti del Pentagono. Il 6 dicembre scorso, l’agenzia di stampa ufficiale nordcoreana, KCNA WATCH, ha attribuito l’aggravarsi delle tensioni nella regione agli “imperialisti guerrafondai americani”, che minacciano la pace globale con le loro azioni offensive. In un articolo pubblicato su The National Interest, Eric Gomez ritiene che, nonostante la Corea del Nord stia ultimando il proprio programma nucleare, l’entità della minaccia contro gli USA, sostanzialmente, non è cambiata, in quanto il missile Hwasong-14, lanciato il 28 luglio 2017 da Pyongyang, era già in grado di raggiungere il territorio americano. Eventuali nuove sanzioni da parte di Washington, secondo l’autore, potrebbero rallentare il completamento dell’arsenale nucleare, ma non migliorerebbero l’immagine strategica degli Stati Uniti, i quali, al contrario, dovrebbero cogliere l’occasione per rivalutare il proprio approccio, fissando nuovi obiettivi e sviluppando un piano di azione diverso. Gomez conclude che la denuclearizzazione, pur costituendo traguardo nobile, non dovrebbe essere imposta come una precondizione per il dialogo con la Corea del Nord, dal momento che la difesa del Paese è la cosa più importante per Kim Jong-un. Gli USA, invece, dovrebbero ascoltare le richieste della Cina e sospendere le continue esercitazioni militari per convincere Pyongyang a sedersi al tavolo dei negoziati.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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