Argentina: richiesta d’arresto per Cristina Kirchner

Pubblicato il 8 dicembre 2017 alle 6:06 in America Latina Argentina

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Il giudice della procura federale di Buenos Aires Claudio Bonadio ha incriminato giovedì l’ex presidente e attualmente senatrice Cristina Fernández de Kirchner nell’ambito dell’inchiesta su un memorandum d’intesa firmato fra il suo governo e l’Iran. Il magistrato ha chiesto alla Camera Alta di autorizzare l’arresto preventivo della donna che dal 2007 al 2015 ha governato il paese.

L’inchiesta condotta dal giudice Bonadio si riferisce all’accordo firmato fra Iran e Argentina nel 2013 riguardo alle indagini della magistratura argentina sull’attentato del 18 luglio 1994 contro l’associazione ebraica Asociación Mutual Israelita Argentina (AMIA) che causò 85 morti.

Cristina Kirchner è accusata di alto tradimento, abuso di potere e occultamento di prove a favore dei mandanti e degli autori dell’attentato.

Il magistrato ha già fatto arrestare il segretario di Kirchner durante la presidenza, Carlos Zannini, e il leader peronista Luis D’Elia, nell’ambito della stessa inchiesta, mentre l’ex ministro degli esteri Héctor Timmerman è agli arresti domiciliari

Le indagini avevano portato all’incriminazione di 7 alti funzionari iraniani, accusati di aver organizzato l’attacco, eseguito materialmente dalla milizia terrorista sciita libanse Hezbollah, stretto alleato di Teheran. L’accordo tra Buenos Aires e il regime degli Ayatollah garantì l’impunità ai funzionari iraniani. Tra questi l’ex ministro della difesa Ahmad Vahidi e l’ex ministro dell’informazione Ali Fallahijan.

Nel gennaio 2015, il procuratore incaricato dell’inchiesta, Alberto Nisman, denunciò Cristina Kirchner e alcuni suoi collaboratori, tra cui l’allora ministro degli esteri Timerman, accusandoli di aver “deciso, negoziato ed organizzato l’impunità dei ricercati iraniani, con l’intenzione di fabbricare l’innocenza dell’Iran”.

Quattro giorni dopo, Nisman fu trovato morto nel suo appartamento di Buenos Aires, ucciso da uno colpo di arma da fuoco alla testa, in circostanze mai chiarite dalla giustizia argentina.

Il senato ha ora 180 giorni di tempo per votare l’abolizione dell’immunità parlamentare e di conseguenza consentire l’arresto della ex presidente.

Il presidente del senato Federico Pinedo ha assicurato che quando la richiesta sarà analizzata la camera alta lo farà “con serietà e professionalità: si tratta di una questione tecnica e giuridica, non si tratta di fare politica di partito”. 

 

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Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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